Daniela Piegai, nata e cresciuta in Toscana, è una delle autrici italiane di fantascienza più rappresentative. Come giornalista ha lavorato per Paese Sera e per ANSA; negli ultimi anni si è dedicata all’attività di pittrice. Autrice di numerosissimi racconti, ha pubblicato sei romanzi e diversi romanzi brevi. Tra le opere più note Parola di alieno (Nord 1978), Ballata per Lima (Nord 1980), Nel segno della luna bianca (con Lino Aldani, Nord 1985). Gran parte della sua produzione è tuttora inedita.
Delos Digital ha iniziato a proporre le sue opere a partire dai romanzi Il mondo non è nostro uscito nel 2022, Strega di sera bel tempo si spera, scritto a quattro mani con Nicoletta Vallorani, e Le fortezze dell’alba, e dalla raccolte di racconti Incanti alieni (2023) e Linee d’ombra (2024).
Ecco cosa ci ha raccontato in questa breve intervista in quanto autrice che pubblica con Delos Digital.
Raccontati in un racconto
C’era una volta una bambina solitaria, cresciuta in una casa del 1200, di pietra e ferro, abitata da soli adulti. I muri erano pieni di strani disegni: alberi e scudi, greche e grottesche.Quando andava a dormire, raccontava storie ai disegni sulle pareti, e a volte i disegni approvavano. Altre volte le dicevano di stare zitta, perché non aveva capito niente. Ma la sera successiva lei raccontava ancora, stupida Sherazade che voleva vivere, e non sapeva come si faceva.A tre anni e mezzo cominciò a leggere le storie degli altri: le prime furono le favole, e poi tutto quello su cui metteva le mani. Ci cadeva dentro, e non sempre riusciva a uscirne. E ogni tanto aveva nostalgia delle serate più semplici, con i muri che ascoltavano, e che le parlavano alla pari. Anche adesso, dopo scuole, atenei, lavori, un enorme amore, due figli, tre continenti, spesso si rende conto che non ha capito niente. Ma, come allora, racconta storie o legge quelle degli altri, e a volte le basta.
Racconta il tuo viaggio con Delos
Il primo incontro non si scorda mai? Oh, non sottovalutatemi: io credo di essere in grado di dimenticare anche il mio nome! Non so se è semplice distrazione o un cervello con qualche malformazione, ma credo che il mio incontro con Silvio Sosio e con Delos, negli anni, sia stato multiplo, se non altro come lettrice. Eppure io ricordo solo la gratitudine, quando Laura Coci e Roberto del Piano mi hanno comunicato che Silvio era interessato a pubblicare roba mia. Gratitudine che provo tuttora, e che credo sia esperienza comune, tra i sessanta milioni di scrittori che sono gli italiani, quando vengono pubblicati. Già, perché forse non tutti leggono, ma tutti scriviamo. Forse è un modo di parlare con noi stessi, cambiando almeno il nostro mondo, visto che su quello esterno abbiamo pochissimo potere. Così lo dipingiamo di parole, raccontiamo fiammeggianti passioni, tempeste che splendono di vento e di fulmini, abissi di oceani senza fondo, foreste dove donne e uomini e animali e piante forse vivono in pace, coloriamo il grigio smorto dei rassegnati alle prepotenze e in qualche modo facciamo esistere da qualche parte luoghi dove non è giusto rinunciare a priori, luoghi dove abitano don Chisciotte e l’Ancella e Robin Hood, e i piccoli editori coraggiosi, e i sognatori di tutto l’universo. E la sera condividono il cibo preparato da frate Tuck…
Racconta cosa prevede il tuo viaggio da scrittore
Boh… Non faccio mai previsioni per il futuro. Al massimo arrivo a domani… E a volte è anche troppo domattina.Farà parte del cervello malformato.












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