Una Stella cadente su Urania
Intervista con Alberto Costantini

inizio - indietro - pagina 3 di 3 - (fine)


Valerio Evangelisti

È quasi inevitabile che molti facciano l’equazione fantascienza + storia = Evangelisti, il più delle volte a torto, nel senso che Evangelisti ha fatto un suo personale uso della storia ma non è che qualsiasi romanzo con un’ispirazione storica immediatamente debba richiamare un romanzo di Evangelisti. Tu cosa ne pensi?

Ecco che mi s’illuminano gli occhi, come ai miei allievi quando pesco proprio la domanda su cui si erano preparati. In effetti, ho letto non tutto, ma certo molto di Valerio Evangelisti e capisco cosa intendi, ma permettimi di spiegarlo ai miei 25 lettori che non lo conoscono. Dunque, i romanzi di Evangelisti cominciano con una scena ambientata nell’Europa del XIV secolo, e che ha come protagonista un inquisitore, realmente esistito, di nome Eymerich, che si trova di fronte a sconvolgenti misteri. Di lì si passa poi, con un sapiente montaggio, sul presente e sul futuro, oscuramente collegati all’inchiesta del frate. Dalla storia si scivola così volentieri alla fantapolitica, alla fantascienza, ma anche oltre; molto oltre, oserei dire. Bene, nel mio romanzo, al di là di certe atmosfere inquietanti, non c’è nulla di veramente fuori da una logica di sana scientificità, e quindi si rimane nei limiti della fantascienza comunemente intesa, senza sconfinamenti in cose troppo strane. Aggiungo che ogni scrittore ha la sua visione del mondo, e la mia è esattamente agli antipodi di quella evangelistiana: condivido però con il suo Eymerich l’aspirazione a un mondo di persone che usano la ragione e temono il caos dell’irrazionalità.

Vedo che non hai perso il vizio di cercare nei romanzi altrui una specie di “morale della favola”. Cosa ne dici di questo tuo ultimo?

Hai ragione, è una deformazione professionale, l’ho sempre detto che il mestiere di insegnante ti rovina. Io sono affascinato e talora anche un po’ preoccupato dalla possibilità di veicolare messaggi, più o meno indiretti, attraverso opere di finzione, anche se, diciamolo fra noi, non è che i romanzieri abbiano tutto questo seguito popolare. In Terre accanto avevo tentato di parlare degli argomenti che mi interessavano sul piano personale: lo scontro (o l’incontro) delle civiltà, la storicità dei Vangeli, il ruolo delle religioni nella formazione della civiltà. In A ovest di Thule il tema era quello dell’incontro di due mondi che, per quanto separati da un oceano, scoprono di avere molte affinità, ma soprattutto, cercavo di dimostrare che, alla faccia di Rousseau e del suo buon selvaggio, gli uomini sono e rimangono dei gran figli di brava donna in qualunque parte del globo. Gli eredi del tempo può essere letto come una meditazione divertita sui vari Hancock e dei loro misteri; peccato solo che sia uscito prima del Codice da Vinci, perché ne sarebbe stato la parodia perfetta. In Stella Cadente sono rimasto un po’ più sulla superficie, anche se qualche sfizio intellettuale me lo sono comunque cavato. Vediamo però di non prenderci troppo sul serio, e concediamo allo scrittore il diritto di fare la battuta, di lanciare il frizzo, di giocare con la citazione, di cacciarci dentro l’errore grossolano e voluto.

Eppure dovresti sapere che la fantascienza si è sempre contraddistinta per una concezione quasi dantesca, didascalica e pedagogica della letteratura. Dici che in questo romanzo non ci sono veri e propri messaggi, ma nemmeno qualche sms?

Qui, se permetti, cedo la parola ai miei personaggi, per due brevi citazioni: «Amici, se ci lasciamo condurre dai vani terrori notturni nel baratro della disperazione, siamo belli e spacciati. I fatti, tutti i fatti, hanno sempre due spiegazioni, una naturale e una sovrannaturale, e la filosofia insegna a ricercare sempre prima la causa più immediata e probabile, e solo in seguito ricorrere ad altre ipotesi.» «Riconosco, señor Weber, che in fondo la sua diffidenza è indice di serietà, e le garantisco che anch’io, prima di prendere in considerazione quello scritto, ho vagliato con la massima diligenza tutte le possibilità e le alternative; ma sono arrivato al punto che, negando ulteriormente l’evidenza, sarei caduto nell’assurdo. La nostra moderna cultura del XIX secolo, signori miei, si basa sul controllo accurato delle fonti, e questo è senz’altro buono, ma ci ha portato a sviluppare un nuovo dogmatismo, che rifiuta di credere ai sensi e persino agli strumenti scientifici, tutte le volte che i risultati non si adattano alla nostra “moderna” visione del mondo, e questo, se da un lato rassicura le nostre deboli certezze, non ci fa certo molto onore come studiosi.»

Insomma, ridendo e scherzando sono passati due premi Urania, che cosa rappresentano per te?

Chiaramente, uno non può giudicare di sé: è un compito che spetta ai lettori e ai critici (ma solo dopo che sei morto da vent’anni). In questo momento, mi sento in una specie di Limbo: molto più in basso di quelli che vivono di scrittura, ma un pochino — appena un pochino — al di sopra del dilettante che vuole semplicemente togliersi la soddisfazione di “uscire con qualcosa”. Non sono un bambino e non credo alle favole, ma ti assicuro che, dopo il primo Premio Urania, mi ero sentito per qualche settimana in una specie di Olimpo, da cui ho fatto presto a discendere. Ovviamente sono contento di quel premio di tre anni fa, che mi ha aperto, se non delle porte, almeno qualche spiraglio; ma chi mi stimava come scrittore non aveva bisogno della conferma, e ovviamente chi trovava insopportabile il mio modo di scrivere, veniva rafforzato nella sua convinzione. Certo, un premio lo puoi vincere per caso, per sbaglio, per mancanza di alternative; due premi Urania cominciano a voler dire qualcosa.

E adesso la domanda fatidica, inevitabile, l’evergreen delle interviste: Puoi dirci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Vincere il Premio Urania anche l’anno prossimo: che altro? No, scherzi a parte, sto dando gli ultimi ritocchi a un romanzo che potrebbe costituire l’ultimo episodio della saga di Terre accanto, e un’altra casa editrice ha sul tavolo una raccolta di racconti di genere diverso, dal giallo, alla fantascienza, alla fiaba. Della serie, se son rose…

inizio - indietro - pagina 3 di 3 - (fine)
Autore: Lanfranco Fabriani - Delos Science Fiction 100 - Data: 11 novembre 2006

Vota questo articolo

Voti dei lettori

ancora nessun voto

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 Il romanzo di fantascienza di autore italiano esce dallo schema trito e ritrito della lotta ideologica fra i buoni(gli umani) ed i cattivi(gli altri) per reintrodurre la fiaba, la ricerca storiografica e la tolleranza. Si legge bene e si spera nel prossimo.

» postato da nestore alle 23:35 del 11-11-2006

2 «Il romanzo di fantascienza di autore italiano esce dallo schema trito e ritrito della lotta ideologica fra i buoni(gli umani) ed i cattivi(gli altri) per reintrodurre la fiaba, la ricerca storiografica e la tolleranza. Si legge bene e si spera nel prossimo.» preso oggi, al piu' presto relaziono (e stavolta lo faccio autografare dal professore :wink: )

» postato da wall-tze alle 23:14 del 13-11-2006

3 ...sono a metà.X il momento è molto bello!! Sarebbe bello anche tradotto in un film o in una miniserie tv...però realizzata dagli ammmericani e non da qualche registucolo italiano di sceneggiati di pompieri, preti, suore, carabinieri,polizia e/o dottori...

» postato da katy alle 13:22 del 19-11-2006

4 io ho finito il primo terzo, incuriosito ho saltato un po' e un po' la, ma... non mi prende. e' scritto molto bene (decisamente meglio di alcune parti di "terre accanto", ad es), molto curato (anche perche' costantini e' molto preparato nel campo), ci sono degli interessanti spunti per i personaggi (non voglio anticipare nulla), ma lo trovo *piatto*... tra l'altro, sono molto sensibile (ma probabilmente e' un problema mio) alla 'modernizzazione' di altre epoche... nello specifico della parte medievale, oltre che a livello linguistico, ovviamente, trovo problematica la coerenza dei concetti con l'ambientazione, anche se probabilmente e' solo un problema mio... traduco: certi concetti secondo me sono moderni non solo per le parole che usiamo per esprimerli ma anche per il concetto stesso (spero di essermi spiegato) mi spiace, ma per questo giro nn mi fa proprio venir voglia di andare a montagnana ;)

» postato da wall-tze alle 14:34 del 19-11-2006

5 L'ho finito da qualche giorno.Belle le prime due parti...la terza parte, quella ambientata nel 1945 non mi è piaciuta.

» postato da katy alle 09:46 del 05-12-2006

6 letto anch'io un po' di tempo fa... bene la prima metà, poi in calo, finale pessimo, francamente non credibile...

» postato da Andrea Delle Sedie alle 01:18 del 07-07-2007

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.