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Bios

Antonio Giacomo Bortoluzzi:"Ho trentotto anni e abito da sempre in un bel posto in provincia di Belluno, la conca dell'Alpago, e se immaginiamo una retta che congiunge Venezia a Cortina è proprio là in mezzo, dalla parte delle montagne. Lavoro in un'azienda che produce e commercializza occhiali. Da ragazzo leggevo più di quanto fosse necessario per conseguire il diploma di Congegnatore Meccanico. Così ho incontrato dei tipi, gli scrittori. Erano Salgari e Verne e poi ce n'erano tantissimi altri: gli americani grandi e gli italiani bravi. Poi poeti e poetesse e perfino saggisti tedeschi con la barba. Leggevo anche il vocabolario, ma a caccia di parole sporche. Non so se la lettura sia servita a molto, ma mi ha fatto compagnia soprattutto quando avevo i brufoli e il mondo era bruttissimo. Ho cominciato a scrivere da qualche anno, nei ritagli di tempo, perché vedo in giro cose e storie, brutte e belle e strane che non riesco a tenere tutte per me. Nel 2002 sono stato finalista al premio Il Prione di La Spezia e la casa editrice Edizioni Giacché mi ha pubblicato il racconto Curve. Nel 2003 sono stato finalista al Premio Alien (ed. 2002) con Bios e segnalato con un altro racconto Struttura due. Gli amici di Parole di Sicilia mi hanno pubblicato una poesia sul loro sito e pubblicheranno ancora un racconto (La vecchia e la bestia) nella rubrica Cartoline d'Italia."


Disegno di Luca Vergerio per Bios

I

 

Alle 5.05 di mattina sull'altopiano del Cansiglio non c'è nessuno oltre agli uomini che marciano in fila. Sono vestiti pesante e camminano lungo il bordo della strada posando i piedi sull'erba con cautela, per non fare rumore. Sarebbe da pivelli camminare sul ghiaino della strada.

Intorno a loro solo buio e, davanti al naso, nebbia. La temperatura è di 2 gradi sopra lo zero. Fa freddo per essere il 29 settembre.

Oltre il filo elettrico della recinzione s'intravedono le sagome enormi delle vacche. Hanno dormito lì tutta la notte: ma non c'è tempo per questo tipo di cose incredibili, perché è il periodo dei cervi in amore. Per un mese tutti i cervi della foresta escono sulla piana e si lasciano sorprendere dagli osservatori curiosi. Bestie di 250 chili con corna imponenti e femmine da inseguire. Dicono che i maschi perdano fino a un terzo del loro peso, tanto sono inebetiti dal richiamo dell'estro.

Il comandante fa segno di fermarsi. Poi la colonna taglia il piano in diagonale ed entra nel bosco. E' la sesta pattuglia, nove uomini e tre donne. Sono tutti armati e i cervi sono solo una scusa.

BIOS CORPORATION. Dal bosco si vede la scritta azzurra che si propaga in alto, nel buio farinoso della nebbia. Anche se la Bios Corporation non fosse quello che è sarebbe una brutta cosa lo stesso, una specie di fortezza di cemento armato che non c'entra nulla con la piana e la foresta intorno.

La foresta è della Bios, forse anche i cervi. Le mucche di sicuro, le tengono per far bella mostra, in ricordo dell'alpeggio d'un tempo.

 

— E' l'ora — dice il comandante.

Il buio se n'è andato e li ha lasciati soli e la nebbia non basta a nasconderli. Si muovono a ventaglio verso la sagoma della fortezza. Sembrano dei professionisti, ma si guardano troppo l'un l'altro. In realtà nessuno di loro è un soldato a parte il comandante, il cui nome di battaglia è Cautèrio.

Gli altri sono studenti, ma non frequentano più gli istituti da quando sono entrati in clandestinità.

Gli eventi sono precipitati il primo di settembre. Il comitato centrale s'è riunito per decidere la tattica. La maggioranza era per l'attacco diretto al cuore della Bios Corporation. Tra la fine di settembre e i primi di ottobre è il periodo giusto, le pattuglie di assaltatori possono mimetizzarsi con i molti appassionati che salgono sull'altopiano alle prime luci dell'alba per osservare i cervi.

La Bios Corporation è davanti a loro, la casa madre di tutte le filiali nel mondo. Non la più grande, non la più importante, ma è lì che è nato il progetto Bios.

— E' l'ora — dice il comandante Cautèrio e gli uomini si muovono.

Arrivano a ridosso delle mura e si sdraiano sull'erba bagnata.

Finalmente l'esplosione e il portone scorrevole della Bios si ribalta fuori dalle rotaie. Altre pattuglie saltano fuori dall'erba secca.

Quelli della sesta pattuglia sono i più vicini e corrono in avanti nell'odore di polvere e plastica fusa. Hanno tutti il naso e le guance gelati e anche paura di morire o di fare la cosa sbagliata. Ma a quel punto non torni indietro, proprio no.

 

II

 

Carletto uscì fuori. Era il secondo giorno di occupazione alla Bios Corporation. L'edificio enorme gettava un'ombra secca sul cortile. Mai avrebbe pensato che sarebbero riusciti a entrare lì. Lottavano da anni e ora... però era come troppo presto. Ora che era tutto davanti ai suoi occhi era talmente evidente e chiaro e terribile... loro lo dicevano da anni a gente che si rifiutava di crederci. Adesso che l'avevano visto, potevano provarlo e mostrarlo a tutto il mondo. Carletto era lì per registrare tutto. Raccoglieva immagini ininterrottamente da quarantotto ore e ogni tanto aveva dei capogiri, tanto che gli pareva di cadere per terra.

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Autore: Antonio G. Bortoluzzi - Delos Science Fiction 84 - Data: 20 ottobre 2003

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