La navicella era andata purtroppo distrutta.
Si sarebbe potuto anche tentare di ripararla e, probabilmente, la parte strutturale non avrebbe creato grossi problemi, ma chi sarebbe stato capace di ricostruirne l’elettronica, con microchip e migliaia di connessioni e contatti per centimetro quadrato?
Non c'era niente da fare. Era costretto a rimanere in quel tempo, che non era il suo, forse per sempre a meno che qualcuno non fosse andato a recuperarlo.
Questa eventualità era però veramente remota. Infatti quella mattina non aveva avvisato nessuno del viaggio e nessuno l'avrebbe cercato fino al lunedì successivo, quando sarebbe dovuto tornare dalla vacanza che, per una serie di circostanze, non aveva più fatto.
Uno dei tecnici del Centro si sarebbe accorto della mancanza di uno dei Vettori; avrebbe anche potuto stabilire l'ora di partenza e la data fissata come obiettivo del viaggio, controllando i dati di registrazione della Torre di Controllo, ma purtroppo nessuno sarebbe stato in grado di stabilire quale delle infinite direzioni del tempo lui avesse imboccato.
L'unica cosa che avrebbero potuto sicuramente calcolare era che il naufrago si trovava da qualche parte, in una sfera temporale di raggio duemila anni, in uno degli infiniti Universi paralleli che le possibilità temporali avevano creato.
Aveva già una certa età e rassegnarsi a vivere in quel posto, in quel passato e per sempre, era dura da mandare giù.
C'era un'unica possibilità. Erudire quegli uomini, nel più breve tempo possibile, per creare le basi scientifiche affinché si potesse sviluppare la tecnologia minima necessaria alla costruzione di un'apparecchiatura per viaggi temporali. Ma, da dove cominciare? Primo fra tutti, bisognava convincerli che l'uomo, con opportuna attrezzatura, sarebbe stato capace di volare.
Cominciò a scrivere il suo trattato. Avrebbe voluto parlare di fotoni, di motori elettromagnetici, di gravità… si ritrovò a disegnare l'ala di un uccello, nelle varie posizioni di volo. Solo in questa maniera avrebbe potuto spiegare come poteva il movimento dell'ala far sì che l'animale si sostentasse nell'aria. Sarebbe passato poi ai principi e alle leggi fisiche che regolavano il volo, con il necessario supporto matematico, le dimostrazioni ed eventuali esperimenti.
L'opera iniziata risultò, a quei primitivi, molto più ostica del previsto, quasi incomprensibile.
Gli anni passavano ed i progressi erano sempre scarsi.
Per sopravvivere si era dovuto anche inventare un lavoro, così una volta era medico, un'altra imbianchino, un'altra poeta, un'altra ancora ideatore e realizzatore di fortificazioni e macchine da guerra.
Il gruppo dei suoi discepoli aveva assimilato i princìpi di carattere generale tanto che alcuni prototipi di velivoli erano già stati costruiti e provati.
Le sue spiegazioni scientifiche avevano fatto sì che, anche in altri campi, le sue “intuizioni” (così chiamavano i suoi seguaci le spiegazioni tecniche che dava loro) trovassero applicazione in manufatti che, anche se costruiti, non trovavano mai applicazione pratica, essendo troppo futuribili, non inquadrandosi affatto nelle esigenze dell'Umanità dell'epoca.
E così erano passati inesorabilmente gli anni.
Era ancora molto lontano dal raggiungere quel minimo sviluppo necessario a che ci fosse il salto culturale, indispensabile allo scopo che si era prefisso.
Ormai era vecchio e stanco di combattere per il raggiungimento di un obiettivo che vedeva sempre più impalpabile.
Si era dato alla pittura.
Era una branca umanistica che era accessibile a tutti e che tutti riuscivano a comprendere. Addirittura qualcuno gli commissionava opere che gli venivano anche pagate.
Ricordò di aver visto, da bambino, in quel futuro da cui veniva, un quadro, conservato in un famoso museo che, secondo gli esperti del suo tempo, era il dipinto più famoso del mondo.
Volle provare a rifarlo.
Aveva una memoria visiva incredibile.
In due giorni lo completò così come lo ricordava.
Malinconicamente guardando il quadro che tutti nel futuro avrebbero chiamato “La Gioconda”, Leonardo capì che non sarebbe mai più tornato nel suo tempo.









