Abbonati a Delos Science Fiction

Dello stesso autore

Nuova carne

Ventinove anni. Genovese. Vegetariano. Cresciuto leggendo Lovecraft, Sade, Ballard e guardando troppe volte i film di David Cronenberg (ovviamente questo Nuova Carne è un omaggio al maestro canadese). Ho pubblicato racconti sparsi su Delos, Carmilla, Strane Storie, Avatär, sulla messicana Blanco Móvil e sull'antologia Solid Sette anni oscuri. Finalista in vari premi di narrativa di genere, ho vinto l'edizione 2000 del Lovecraft. Mi occupo di horror per FantasyMagazine. Sto provando anche a scrivere per il cinema e ho quasi pronto un romanzo che parla soprattutto di sesso (senza naturalmente dimenticare la morte e il Diavolo).

Mia moglie si aprì la camicetta, si slacciò il reggiseno, e io pensai che nella vita ci fosse ancora spazio per qualche piacevole sorpresa. Invece domandò: — non ti sembra che i miei nei siano cresciuti?

Gettai il pennello nel bicchiere e mi ripulii le mani in uno straccio imbrattato di colore. Era raro, all'epoca, che riuscissi a dipingere; per questo immagino di averle rivolto un'espressione poco conciliante: non ho mai amato essere interrotto. Rimirai comunque le minuscole escrescenze di carne scura. Probabilmente le borbottai qualcosa come non sono mica un medico e aggiunsi che mi sembravano sempre uguali.

Ricordo bene il suo sorriso spaesato. Se chiudo gli occhi l'ho ancora davanti: pareva una bambina che ha appena visto morire il suo cucciolo e non ha ancora capito che non si può aggiustare. Domandò se ne ero sicuro: i nei erano cresciuti oppure no?

Sicuro non potevo esserlo; la topografia del suo corpo non mi era più granché familiare. Se ancora si faceva qualcosa insieme, erano di rigore le luci spente. Però annuii lo stesso e lei si riabbottonò la camicetta, e addirittura arrossì. Rimanemmo qualche momento a guardarci senza aggiungere altro. In fine mi ringraziò e uscì dallo studio, molto compita, come se le avessi aperto un barattolo che non riusciva ad aprire da sola.

Tornai al lavoro, e pensai che l'ipocondria stava diventando una specie di moda. Poche ore prima aveva telefonato Flavia, mia sorella, per informarmi che si sentiva le ghiandole troppo grosse e che aveva deciso di farsi ricoverare in ospedale per dei controlli. Intendiamoci: mia sorella conosceva a memoria la guida medica e si sentiva sempre afflitta da decine di patologie immaginarie, quindi non ero minimamente preoccupato. Oltre a lei, c'era il mio agente: da qualche tempo aveva preso l'abitudine di andare in giro sempre con una mascherina microporosa calata sulla faccia. Poi c'era mia madre. E il vicino di sotto. E il mio edicolante. A ripensarci potrei stillare una lunga lista di persone convinte di covare chissà quale malattia. Pensavo che fosse segno dei tempi, colpa della SARS e di tutto il resto.

Certo non potevo sospettare che avessero ragione.

La mattina seguente, a colazione, toccò a Fabio. Non smetteva di grattarsi i polsi e la nuca. — Mamma, mi sembra di avere i nei più grossi... e mi prudono. — Sul viso di mia moglie comparve la consueta espressione stoica; la stessa con cui mi aveva informato, sette anni prima, di doversi sottoporre all'isterectomia e la stessa offerta ai medici che la informavano dell'errore e dello stato di perfetta salute di cui godeva l'utero appena asportato. Esaminò la schiena di Fabio senza nemmeno lasciargli il tempo di finire la colazione. Per quel giorno, decise all'istante, niente scuola. Subito a letto. Troppo faticoso il primo anno di liceo: c'era bisogno di tranquillità e riposo. Poi, coi modi allarmati di chi ha appena scoperto una congiura mortale, si domandò se non spirasse un vento stranamente caldo per dicembre; e cos'era quel cielo, giallastro come se fosse carico di sabbia?

pagina 1 di 5 - continua
Autore: Ivo Torello - Delos Science Fiction 82 - Data: 20 luglio 2003

Vota questo articolo

Voti dei lettori

4 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 Caro Ivo la tua fantasia merita molti premi Nobel se fossero previsti per questo scopo, tuttavia penso che nel nostro mondo ed in questa società isterica ed ipocondriaca non manchino esempi di vissuto anche più sconvolgenti della simulazione che mi hai offerto. Se ti sforzassi un poco troveresti altri canali per stimolare la ricerca emotiva verso obiettivi costruttivi e d'interesse per la società in cui viviamo. Potresti ad esempio utilizzare la leva del "vissuto" contrapponendola alle perversioni ossessive dei pazzi psicotici che manipolano popolazioni intere indirizzandole verso obiettivi distruttivi e demenziali. Non abbiamo bisogno di sostenere Bin Laden ed altri simili esempi di intolleranza aggressiva. Ti suggerisco la lettura delle opere di Silvio Ceccato, per esorcizzare le tue paure ossessive ed agire di conseguenza.

» postato da (Gian Paolo Lazzarini) alle 09:08 del 28-06-2009

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.