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Il Sentiero della Spirale

Sandro Battisti, quarantacinque anni, è uno dei fondatori del movimento Connettivista, e collaboratore di Delos e Fantascienza.com da molti anni. Questo breve racconto si inserisce nel suo ciclo dell'Impero Connettivo.

Un gorgoglio s’estende oltre corde vibranti d’armonie siderali. Sono urla come canti, rivestite fino al tessuto essenziale di nero galattico, di macchie di colore intenso troppo breve perché riescano a dominare sul nulla universale, su tutti gli universi, sulla sensazione di vacuità perenne e statica.

È un fluttuare vigoroso, eppure sciolto, una pura liberazione dell’anima non più soggetta a erosioni del corpo. Il corpo si avvia a una transustanziazione di limpida angoscia stellare, simile al rumore di quasar che si sfaldano contro il muro onirico dell’attenzione senziente. Fa male. Fa angoscia, reitera gli stilemi fino a far naufragare la coscienza in una pura noia postesistenziale. Le voci si alzano oltre il nulla e mi chiamano a raccolta: sto per varcare la soglia, oltre, oltre. Oltre…

 

Il liquido amniotico in cui sono immerso trasporta informazioni e mi rende connesso a molte realtà; non è un sogno normale quello che sto vivendo bensì una lirica visiva che avvolge olograficamente le mie sinapsi, le culla come se stessero assopendosi pian piano. Le lamelle acide che giungono a me da una porta apertasi sul nulla differenziano le mie spinte emotive e così scorgo, vedo entrare prepotentemente nella mia sacca onirica, una nave spaziale immensa; non ne intravedo la fine, né l’inizio, è solo una sequenza ininterrotta, senza soluzione di continuità, di pannelli nanointessuti, incollati ad altri attraverso nanoresine. Il suo nome è esplicativo: ‘SydSpace. I suoi colori, viranti dal gelo dell’argento al carminio intenso, fino al verde acidamente siderale, conquistano tutta la mia attenzione; quella nave occupa la gran parte della mia visuale craniale e sono scioccato, come un ebete mi chiedo il senso di quest’invasione brutale, mi domando dove andrà ad atterrare quest’astronave più grande di un pianeta.

Mi lascio attrarre dai sussurri che si sono introdotti nella mia sfera olosensoriale insieme alla ‘Syd, essi sono parte integrante della mistica epifania che si apre alla mia comprensione; ascolto il messaggio indotto dal passaggio della nave.

 

“Dimenticati della tua natura fallace. Dimentica i tuoi affetti derivati dalla biologia. Dimentica ogni impressione che sia figlia del tuo essere carne e fisica conduttiva. Oscilla nel nulla senziente e apprezza l’infinita estensione empatica dell’energia, che sei ora…”

 

Mi fa un effetto migliore rispetto a qualsiasi altra droga abbia mai assunto, è infinitamente più efficace dei feedback somministrati nei neuroni con effetto Doppler ed è acido quanto una dose sperimentale di LSD uploadato nelle connessioni neurali. Il nero della ‘Syd che staticamente viaggia verso l’altro capo della mia bolla onirica sembra portarmi un senso di pace mistico, mi dimentico di me.

L’incedere della mia figura diviene ieratico. I miei arti si trasformano con un moto inspiegabile eppure tangibile, come se infiniti universi in cui io assumo configurazioni differenti collassassero su se stessi; il risultato della mia immagine è variabile, imprevedibile, alla fine le mie gambe sembrano diventate delle turbine a spirale di foggia fantastica, pregne d’ogni tipo d’informazione. Piango sommessamente, sto rivestendo me stesso del lutto e del funerale che sarà celebrato, tra poco, per me; il pizzicore al naso sale insieme alle lacrime infinite e al dispiacere immenso, senza nome, e privo della più semplice vergogna mi espongo al giudizio dell’energia, che mi veste attillandosi a ogni curva del mio essere.

Il Sentiero della Spirale è su me. Anch’esso completamente aderente alle mie forme, come una tuta di latex.

 

Il momento della rinascita mi riempie di dolore, poco dal lato fisico e infinitamente tanto dalla parte psichica. Devo essere trapassato nel momento di massima estensione della visione, e devo aver attraversato la bolla assieme alla nave stellare. Ora mi sento strappare di nuovo dal flusso della Corrente dove fluttuavo leggero, pieno, sentendomi in sinestesia con le oscure radiazioni del cosmo. Comprendo di essere nuovamente limitato, compresso dentro un’entità finita; sono un corpo di natura generica che mi costringe a percepire l’attimo mortale, il senso della decadenza che si perpetua, senza soluzione di continuità, negli incanti di una solitudine così tagliente da morirne per il solo pianto che suscita.

Salgo a bordo della ‘SydSpace tramite una passerella che si apre, silenziosamente, sullo spazio stellare; gli interni sono finemente arredati con gusto postumano e mi muovo con la flessuosità concessami dalla bassa gravità. La luce che vedo nei locali è soffusa, solo a volte diretta, e mentre mi sposto seguendo le infinite curve dei corridoi mi accorgo di percorrere la traiettoria di una spirale.

Struggente infinito di una morte improcrastinabile: ne sono impressionato. Capisco di essere al termine di un’ennesima incarnazione e allora mi rannicchio mesto e silenzioso, mi lascio rapire dall’infinita mistica dello spazio profondo. L’ultima immagine che vedo con i miei occhi biologici è una galassia a spirale che si forma sotto il mio sguardo e mi avvolge, mi abbraccia, mi rende un sudario di lacrime immenso e gravido di sofferenza interiore per la gioia di non dover più, di non dover ancora morire attraverso la carne modificata.

Sto scomparendo del tutto, e sorrido con la mia energia che si espande a spirale.

 

pagina 1 di 1 - (fine)
Autore: Sandro Battisti - Delos Science Fiction 128 - Data: 10 ottobre 2010

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Commenti

1 A una prima lettura avevo pensato che, probabilmente, il brano necessitava seriamente di una seconda lettura per essere compreso, magari meno veloce. A una seconda lettura ho avuto la sensazione di avere a che fare con un universo di plastica ma forse era un'impressione sbagliata. Alla terza ho capito che la cripticità del testo necessitava di una quarta, così, parola dopo parola ho riletto il testo per l'ultima volta e finalmente mi sono fatto un quadro della situazione più o meno definitivo: l'idea di base, molto attraente, viene ad essere rovinata dall'azione invasiva di un testo retorico, palesemente artificiale...peccato.

» postato da Andras Eris alle 15:08 del 15-10-2010

2 L'utilizzo di termini che vorrebbero essere specialistici e ricercati associato a uno stile forzato rendono il tuo scrivere pomposo un tantino indigesto. Chi racconta non lo deve fare per raccattare voti tra i ciechi.

» postato da (Massimo Vaj) alle 18:53 del 18-12-2010

3 E' il racconto di una trascendenza postumana e di una rinascita, dal punto di vista del soggetto interessato. Farlo in termini che possono apparire alieni è nel pieno diritto dell'autore, soprattutto se poi l'autore riesce a confezionare un testo che non necessita di sforzi particolari per essere inquadrato, contestualizzato e compreso. Volerlo criticare senza considerare la specificità del contesto è invece indicativo di velleità critica, soprattutto se poi si tende a farlo ergendosi su un piedistallo. X

» postato da X alle 19:08 del 18-12-2010

4 «Volerlo criticare senza considerare la specificità del contesto è invece indicativo di velleità critica, soprattutto se poi si tende a farlo ergendosi su un piedistallo.» Non sono del tutto d'accordo, la critica è sempre ammessa e se un lettore non coglie la specificità del contesto evidentemente l'autore non è riuscito a fargliela comprendere. Non è detto che un testo debba essere accessibile a tutti, ma non si può criticare chi lo critica da punti di vista diversi. S*

» postato da S* alle 23:21 del 18-12-2010

5 @ S*ommo: almeno in un altro caso avevo accettato una critica negativa espressa direttamente su un mio racconto. In questo caso, mi è sembrato che più che parlare del racconto si volesse dar contro all'autore. Ed è una sensazione che, anche dopo una quarta lettura di entrambi i commenti precedenti al mio, persiste. Ciao! X

» postato da X alle 23:56 del 18-12-2010

6 «@ S*ommo: almeno in un altro caso avevo accettato una critica negativa espressa direttamente su un mio racconto. In questo caso, mi è sembrato che più che parlare del racconto si volesse dar contro all'autore. Ed è una sensazione che, anche dopo una quarta lettura di entrambi i commenti precedenti al mio, persiste.» Mah, probabilmente conosci precedenti che io non conosco, del resto parlavo in termini puramente ideali, non specifici. S*

» postato da S* alle 08:57 del 19-12-2010

7 è un racconto molto, molto intimo. a patto che sia riuscito particolarmente bene nel descrivere le sensazioni del mio momento "creativo" - come il magnanimo X sembra testimoniare - ci può stare assolutamente che il testo rimanga incomprensibile a chi non ha particolare dimestichezza con i canoni personali e, in un certo qual modo, del connettivismo. certo, dispiace un po' sentirsi etichettare come pomposo, non credo di esserlo, in ogni caso ringrazio vaj, eris e tutti coloro che hanno voluto spendere un po' del loro tempo - e attenzione - per leggere il mio racconto.

» postato da zoon alle 15:50 del 19-12-2010

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