Con Odissea Christopher Nolan si unisce con personalità ai cantori, adattatori, registi e sceneggiatori che nel corso del tempo hanno raccontato una delle storie che hanno dato origine a tutte le storie.

Una storia il cui titolo è diventato il lemma sinonimo di racconto di peripezie e di avventure, che in alcuni casi possono anche portare ad affrontare pericoli anche mortali. Una storia in cui un personaggio Mentore, è la parola con la quale indichiamo una funzione narrativa, ma che usiamo anche come sinonimo di insegnante, consigliere o guida. Le narrazioni di base sono piene di personaggi i cui nomi hanno assunto questi ruoli, e ci hanno pensato studiosi come Campbell o Todorov tra gli altri, per cui non è questa la sede per approfondire la questione.

Ma è la premessa fondamentale per iniziare a comprendere come Nolan si è accostato all’Odissea di Omero. Non come a un sacrario inviolabile, a un testo da seguire pedissequamente nel nome di una presunta aderenza filologica, bensì come a qualcosa da raccontare perché parli, a distanza di millenni, agli uomini di oggi, come parlava agli uomini di ieri.

Odissea
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Perché quando i cantori declamavano i versi delle gesta di Ulisse/Odisseo, o della guerra dell’Iliade, parlavano ai loro contemporanei, con la lingua e i mezzi del loro tempo.

Nolan usa la lingua e i mezzi che padroneggia, quelli del racconto cinematografico, con l’intenzione di costruire una narrazione che ricostruisce il mondo fantastico che dialoga con il mito della storia di Odisseo, un uomo che ha sfidato gli dèi ma anche le convenzioni dei suoi contemporanei. Una figura ricorrente nella storia, non solo nelle narrazioni, quella di un uomo che sceglie la direzione più tortuosa per il ritorno a casa con la scusa della ricerca di cibo, ma che in realtà vuole “vedere un po’ di mondo”, e che preferisce più il viaggio che l’arrivo a destinazione. Un personaggio che ha un arco narrativo che lo porterà, ricostruendo la sua memoria e sé stesso, a una crescita emotiva che sembrava impossibile e imprevedibile, che lo porterà verso il suo destino. Matt Damon ha il fisico, anche se non forse la faccia, del ruolo.

Odissea
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Nel linguaggio del cinema di grande impatto, specialmente adesso, non basta un protagonista forte. Emergono altre figure che forse abbiamo sempre pensato come funzionali. Come Telemaco, che affronterà un percorso che lo porterà a una sua identità, ad affrancarsi dalla mera funzione di “figlio di Ulisse e Penelope”, per meritare il suo futuro di Re di Itaca. Tom Holland, trentenne con la faccia da ragazzino, sembra nato per questa parte.  Ma anche Penelope non è solo la moglie del Re disperso, è una parte attiva della sua vicenda drammatica, sostegno e baluardo di un regno che altrimenti sarebbe caduto nella barbarie, ma che ora, nell’imminenza di tempi ancora più cupi, deve agire prima che sia troppo tardi. Anne Hathaway, pur brava, è distante tanto quanto il resto del cast dall’aderenza a un ipotetico canone, ma è quella che subisce di più tale distanza.

Odissea
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Infine, dopo il protagonista, e i due co-protagonisti, non può mancare un antagonista vero. Non solo una figura che sappiamo essere destinata al massacro, bensì un personaggio che lo spettatore possa ritenere, magari anche solo per un momento, di poter riuscire nei suoi intenti malvagi anche se ha davanti il protagonista della storia. Ma questa storia si chiama Odissea e non Antinoo – Il re di Itaca, e nonostante i suoi sforzi il godimento di noi spettatori non è nella rivelazione del suo fato, ma nel come la narrazione ci mostrerà come berrà il suo stesso sangue. Robert Pattinson, che ormai non deve dimostrare nulla a nessuno, risulta sempre credibile nel ruolo. 

Se è vero che molte delle funzioni erano in un certo senso presenti nella storia originale, i piccoli scostamenti narrativi che Nolan compie non alternano la sostanza dei personaggi. Sono tanti e disseminati dall’inizio alla fine del film, tesi a restituire lo stesso effetto narrativo ma con una credibilità adatta a una narrazione contemporanea.

Ma il cinema non vive di sola scrittura, di parole e dialoghi, ma anche di immagini e suoni.

Nolan sul set di Odissea
Nolan sul set di Odissea

Nolan è vezzoso nello scegliere l’IMAX in pellicola per il suo film? Probabilmente sì. Come Odisseo, è un uomo che non accetta compromessi, neppure con sé stesso, facendo parte di quei cineasti che concepiscono ogni loro progetto come una sfida. Cineasti che trovi in una spiaggia battuta dai venti e dal sole a riprendere con le ingombranti cineprese IMAX, in prima linea con la troupe. Che chiedono al comparto degli effetti visivi di riesumare l’arte della ricostruzione fisica, dell’effetto che ha una sua tangibilità, perché fatto di materia solida.

In tal senso, non ci sono scelte giuste o sbagliate, solo diverse, perché diverse possono essere le intenzioni cinematografiche. Come Kubrick per Barry Lyndon volle la luce naturale per illuminare il suo Settecento non mise in discussione l’utilità della luce artificiale, anche Nolan non vuole confutare l’uso degli effetti digitali come atto neo-luddista, ma solo perseguire la sua poetica. Tanto che stavolta gli effetti digitali si affiancano e si mescolano con gli effetti pratici, detti anche "in-camera".

Odissea
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Sulle scelte di costumi e ricostruzione d’ambiente Nolan va per la sua strada. A fronte della narrazione di una storia fantastica privilegia la totale costruzione del mondo visivo alla ricostruzione di un’epoca che sostanzialmente è frutto della fantasia dei narratori, prendendosi tutte le libertà possibili. Le immagini che costruisce non sono anacronismi, bensì ganci al nostro immaginario visivo, che suscitano emozioni che non possiamo controllare appena le riconosciamo. L’entrata di Agamennone a Troia ne è un esempio lampante. E se qualcuno riconoscerà in questa entrata quella di un famoso cattivo della storia del cinema, se da un lato è sicuramente una furbata, dall’altro ci fa riflettere su quali siano gli archetipi sui quali quel personaggio è costruito.

Anne Hathawy e Tom Holland in Odissea
Anne Hathawy e Tom Holland in Odissea

Altri ganci al nostro immaginario contemporaneo è il cast all star. Nolan non punta solo sui protagonisti, che pure hanno la loro importanza. Riesce ad avere volti riconosciuti e riconoscibili anche per pochi minuti o secondi sullo schermo, che agganciano lo spettatore echeggiando anche i momenti in cui li hanno visti da altre parti. Pochi, forse nessuno, tranne Jon Bernthal nel ruolo di Menelao, ha una faccia che potrebbe veramente sembrare calata nel contesto. Ma non importa realmente. I volti riconoscibili servono al regista per trasmetterci la sua personale idea del personaggio in scena. Tra l’altro vedremo a breve Bernthal e Holland nel film Spider-Man: Brand New Day, con una dinamica “vecchio e cinico guerriero e giovane imberbe” che sembra molto simile a quella della scena in cui si confrontano qui Menelao e Telemaco. Sarà curioso cogliere analogie e differenze.

Odissea
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La già potente ed evocativa parte visiva si integra con il pilastro del sonoro. Con un impianto adeguato il sonoro ci porta direttamente sulle navi, ci fa tremare a ogni sussulto, a ogni onda che travolge la nave di Ulisse, a ogni passo del gigantesco Polifemo, a ogni crollo di un palazzo troiano incendiato.  Ma se queste scene riempiono di stupita meraviglia, personalmente ho trovato ancora più emotivamente coinvolgenti le scene in cui il suono è sottratto, attutito dal legno del cavallo in cui sono nascosti i greci, o dalla cera con la quale gli uomini di Ulisse si tappano le orecchie per resistere al canto delle Sirene, lasciando esposto, per sua volontà lo sappiamo, il loro spavaldo condottiero.

Odissea non mantiene sempre lo stesso ritmo, ma riesce comunque a tenere lo spettatore incollato alla sedia per tre ore. Lo scontro finale riempie il giusto segmento del film, senza dilungarsi oltre. In generale nessuna scena appare come riempitiva o di passaggio, anche la più relativamente lenta. Come sempre nel cinema di Nolan c'è un "prestigio", tutto da scoprire, che verso la fine ribalterà prospettive e idee verso le quali il regista, come il migliore dei prestigiatori, ci ha indirizzato per fuorviarci, mentre stava tessendo la sua trama per raccontarci qualcosa di diverso da quello che sembrava.

Odissea
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Nel mondo che descrive il film si avverte il rimpianto per un’epoca più semplice, con gli uomini a contatto con gli dèi. Un’epoca che sta sparendo a causa del mancato rispetto delle leggi degli dèi, come la legge dell’ospitalità di Zeus, per esempio. Ma l’evoluzione della vicenda ci racconta una cosa che ancora oggi molti negano: non esistono passati mitologici e perfetti che sono stati rovinati dalla modernità o dai tempi che cambiano, bensì la storia umana è sempre stata un continuo cambiamento. Se forse, e non è detto, ai tempi antichi la velocità dei cambiamenti poteva essere meno incalzante, ma è tutta questione di percezioni, oggi assistiamo a totali cambi dei paradigmi nel corso di una vita. Ulisse è uno di quegli esseri umani che non è spaventato dal cambiamento e dalle novità, anzi, con spavalderia, commettendo errori madornali, ne è un attore fondamentale.

L’Odissea, anche nella versione di Nolan, conferma in conclusione tutta la sua contemporaneità, rivelandosi ancora una volta una storia universale, narrabile con il linguaggio del tempo in cui vivono i suoi cantori.