- Già. Ho sentito dire che molte opere vengono consegnate anche alla Commissione per l'arte degenerata, per poi essere bruciate.

- Questo in teoria - ammise Goebbels. - Se lei ha delle preferenze gli farò pervenire l'artista che più gli aggrada... ammesso che Göring non passi prima di me.

- Gira voce che lui si sia già accaparrato varie opere d'arte a prezzi ridicoli - commentò la spia a bassa voce.

- Allora, che mi dice?

- Le dico... Modigliani. Ma per questa ricerca ho bisogno di tempo.

- Quanto?

- Lei mi faccia avere il Modigliani. Mi farò vivo io al momento giusto.

La spia fece scivolare tra le mani di Goebbels un indirizzo di Berlino: Pensione Schultz - Kurfürsterdamm. - Che sia una consegna celere e segreta.

L'uomo s'alzò rapidamente e con discrezione scivolò fuori dalla festa. Zoppicando avanti e indietro sulla sua gamba malata, Joseph Goebbels era particolarmente euforico: aveva appena assoldato la persona giusta.

Sebbene il quadro fosse stato consegnato in tempi rapidi, l'uomo scelto dal magro poliomielitico si fece sentire soltanto per pochi istanti al telefono con molti mesi di ritardo rispetto alle sue aspettative.

- Ministro, sono io.

Goebbels riconobbe il forte accento dei sobborghi.

- Dove diavolo è finito? - grugnì tra i denti stretti per la rabbia.

- Chiamo dall'America e credo di essere sulle tracce giuste.

- Di cosa si tratta?

- La cosa scotta: un prototipo di macchina umana... pelle sintetica.

- Vada avanti.

- Ora non posso dirle di più. Ci si vede presto.

- Cosa significa presto?

Dall'altro capo del telefono la comunicazione era già stata interrotta.

Goebbels iniziò le sue elucubrazioni su quelle poche parole ascoltate. Quindi aveva ragione a sospettare dei risultati ottenuti in pista da Owens. Forse gli Americani erano riusciti a costruire davvero un uomo- macchina. Certo non ancora perfetto, pensò massaggiandosi la gamba dolorante dall'età di quattro anni, visto che gli scienziati l'avevano realizzato con la pelle di un negro. A meno che non fosse stato fatto apposta per non destare sospetti. Dopotutto Hitler durane le Olimpiadi di Berlino non strinse mai la mano agli atleti di colore. Un atleta nero non sarebbe stato controllato come un bianco, forse sarebbe stato osservato per scherno, ma mai con il dubbio che si celasse un tranello di siffatte proporzioni. O forse ancora, gli americani erano stati così subdoli da far vincere un atleta-macchina negro per dimostrare ancora più smaccatamente le debolezze fisiche del popolo ariano.

Quella notte Joseph Goebbels si coricò con queste fantasie per la testa. Prima di addormentarsi decise che a fronte delle imminenti prove della sua spia avrebbe riportato tutto a Adolf Hitler. Non prima di aver assoldato, per precauzione, qualcuno che avesse verificato a sua volta i movimenti di quella spia.

Quando l'uomo dal forte accento tedesco dei sobborghi berlinesi si presentò al cospetto di Goebbels aveva il volto pallido ed emaciato.

- La ricordavo più in carne - osservò Goebbels facendolo accomodare. All'ingresso alcuni soldati controllavano con circospezione gli eventi.

- Ministro - s'affrettò a dire la spia, - ho passato un terribile periodo, ma ho finalmente due grosse informazioni importantissime da comunicarle. Vere bombe...

L'uomo poliomielitico si fregò le mani e si accomodò sulla poltrona di fronte. - Sono tutto orecchi.

- In primo luogo vorrei partire dal caso Owens, per il quale sono stato da lei contattato. L'atleta Jesse Owens esiste ed è vivo e vegeto.