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“Abbiamo il potere di dare un nuovo inizio al mondo”, diceva a fine Settecento Tom Paine, padre della Rivoluzione americana. Scrivendo una storia delle immagini del dopobomba nella fantascienza USA, si partirebbe dal legame fra catastrofe e rinascita nazionale. Un po’ laica, un po’ religiosa, l’apocalisse scientifica è inscindibile dalla nuova creazione. Ripartire da zero, ma con una drammaticità infinitamente superiore alla colonizzazione di un nuovo mondo: c’è la tragedia, e c’è l’ironia.D’altra parte, il dopoguerra impone un’idea di ricostruzione nazionale nel nome della difesa nucleare. L’inno nazionale statunitense, in fondo, inizia con la storia di un bombardamento, iniziato “alle prime luci dell’alba”.

Sempre di più, in seguito, il dopobomba diventa un inferno, e gli scenari sono, negli anni 60, quelli di La pista dell’orrore di Roger Zelazny o di canzoni come A Hard Rain’s Gonna Fall di Bob Dylan, e poi il ritorno alla legge della giungla dei vari film di Mad Max. Infine, nell’era della bomba al neutrone e degli ordigni nucleari tascabili, le distruzioni parziali, come nel Grande tiratore di Vonnegut, nella Famiglia nucleare di Marc Laidlaw e in opere di Michael Swanwick e James Morrow. Ma a questo punto le immagini dell’olocausto globale sono biologiche ed ecologiche. Il nucleare si lega, invece, all’idea di una comunità apparentemente protetta, le cui recinzioni sono sempre a rischio di crollare: come nella biblica città di Gerico, che dà il nome alla Jericho della serie, città immaginaria situata al confine opposto dello stesso Kansas in cui, anni fa, era stato ambientato The Day After.
Nelle cronache italiane del dopobomba, inevitabilmente, i modelli sono diversi. Innanzitutto è difficile che il punto di vista sia quello di chi la scatena. Altrettanto rara è una vera rinascita del mondo: dopo l’apocalisse, c’è quasi certamente l’inferno. Da Scerbanenco a Curtoni, da Bonvi a Ferreri i dopobomba italiani più riusciti sono mondi senza speranza, scenari materiali e psichici in cui i protagonisti si ritrovano vittime di scelte e forze incontrollabili. Scritti, fumettistici o cinematografici, sono soprattutto storie di innocenza (personale e nazionale) perduta o rubata.
1 Secondo me, il migliore di libri menzionati, è 'Canticle for Leibowitz'... o 'Heroes Journey' (Stirling Lanier'... Conmunque, il più interessante punto di visto, deve essere, l'idea di nuovo inizio, la nascita di un nuovo civilazzione, essere la luce di bombardimento... E' chiaramente, un'idea che è più diffusa sana per questo mondo!
» postato da Vicky alle 03:26 del 08-06-2007