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A distanza di trentotto anni si potrebbe descrivere così l’universo inventato dagli scrittori russi Arkadi e Boris Strugatzki (o Arkadij e Boris Strugackij, come sarebbe più corretto), per un romanzo che è diventato l’emblema della miglior fantascienza prodotta dall’ex Unione Sovietica. Un romanzo che ha dimostrato l’assoluto valore della fantasia e della capacità descrittiva degli autori fantastici dell’est e che, insieme a Solaris di Stanislaw Lem, è diventato l’esempio di come si possa coniugare alta letteratura, fantascienza pura e impegno umanistico. Parliamo di Picnic sul ciglio della strada, noto anche come Stalker ed in corso di ristampa per l'editore Marcos y Marcos, perché con questo titolo è stato portato alla ribalta mondiale dalla versione cinematografica di Andrej Tarkovskji.
Eppure era tutto cominciato dall’osservazione di un cumulo di rifiuti sparsi su un prato.
Leggenda vuole che i fratelli Strugatzki ebbero l’idea del romanzo verso la fine degli anni Sessanta, osservando la sporcizia lasciata in un parco pubblico da un gruppo di campeggiatori. In quegli anni Arkadi, il maggiore, si era già lasciato alle spalle l’attività di interprete e traduttore dall’inglese e dal giapponese, svolta inizialmente per l’esercito e poi, spostandosi nella narrativa, per varie case editrici. Nel 1955 aveva esordito nella narrativa fantascientifica con il racconto From Beyond, pubblicato nel 1958, e da allora aveva continuato a tempo pieno l’attività di scrittore ed editor. A partire dal 1958, nella stesura dei romanzi, si era affiancato ad Arkadi il fratello Boris, astronomo ed esperto di computer. Dal 1966 i due avevano abbandonato ogni altra attività per dedicarsi alla scrittura, diventando così la coppia di scrittori per antonomasia della fantascienza dell’est europeo fino al 1991, anno della morte di Arkadi. In meno di un decennio gli Strugatzki erano riusciti a diventare famosi nei paesi del blocco comunista, nonostante non fossero particolarmente ben visti dalle autorità. Il loro ciclo di Noon, ambientato in una società utopica del ventiduesimo secolo governata dalla scienza e dalle arti, resta uno dei migliori esempi di futuro positivo e razionale, in cui l’affermazione dei diritti e delle libertà individuali è resa possibile grazie al progresso scientifico e tecnologico che ha permesso il superamento dei limiti delle società contemporanee, primo fra tutti il bisogno di denaro. Logico che i due fossero inizialmente osteggiati dal regime, come accadeva a molti altri autori che spingevano per il libero pensiero. Gli Strugatzki avevano dovuto sopportare le solite censure e i loro romanzi erano riusciti a varcare i confini sovietici solo in forma clandestina, per essere poi tradotti abbastanza regolarmente in Europa e negli USA, a partire dalla fine degli anni Settanta. Insomma, i due erano autori affermati quando concepirono l’idea base di Picnic sul ciglio della strada: se un’ipotetica civiltà aliena di passaggio sul nostro pianeta si fosse comportata nei nostri riguardi con assoluta indifferenza, come turisti incuranti dei rifiuti che lasciano sul loro cammino e delle conseguenze sulle altre forme di vita? Da quest’osservazione, paradossale ma acuta, nacque un libro considerato oggi uno dei cento migliori romanzi fantascientifici di sempre.
Nell’universo immaginato dagli Strugatzki, la Terra dei giorni nostri ha ricevuto la Visita di non meglio precisate entità extraterrestri. Una visita però di tipo molto particolare, senza grandi proclami o potenti astronavi che scendono immerse in atmosfere luminose. Semplicemente, durante la stessa notte sei località del globo terrestre poste sulla stessa traiettoria vengono simultaneamente sconvolte da forze incomprensibili, che ne modificano profondamente le caratteristiche. Sono le Zone, come verranno definite da un’attonita opinione pubblica mondiale.
La popolazione residente nelle Zone perde la vita o subisce profonde mutazioni, come succede alle altre forme di vita. Le Zone vengono pertanto sigillate per permettere agli scienziati e ai militari di compiere ricerche approfondite. Si scopre così che i territori sono completamente cosparsi di strani oggetti, sicuramente artificiali e frutto di una tecnologia avanzatissima. Ma non è finita: nelle Zone iniziano a spuntare e crescere curiosi fenomeni che si rivelano letali per i visitatori. Le stesse leggi della fisica risultano sconvolte, con trappole gravitazionali e campi di forza che attirano e mutilano i malcapitati. L’accesso alle Zone viene rigorosamente vietato a chiunque, ma le voci si spargono, soprattutto quelle che riguardano gli oggetti disseminati sul terreno e nelle case abbandonate. Oggetti il cui valore diventa di colpo inestimabile e che suscitano inevitabilmente desideri di possesso. Presso le Zone si concentrano pertanto contrabbandieri, mercanti e affaristi privi di scrupoli, ansiosi di mettere le mani sugli oggetti e rivenderli al mercato nero che nel frattempo si è formato. Il recupero degli oggetti è, però, pieno di rischi, per la sorveglianza militare ma principalmente per le insidie dei luoghi, in cui è facilissimo perdere la vita.
3 «Inoltre il romanzo mi ricorda sotto certi aspetti il libro di Harrison "Nova Swing".»
Direi più il contrario.
Complimenti anche da parte mia a Maurizio per questo interessantissimo parallelo.
X
» postato da X alle 22:52 del 18-01-2011
4 «
Direi più il contrario.
»
Beh il libro dei fratelli Strugatzki è degli anni '70 mentre quello di Harrison di un paio di anni fa: è quindi più probabile che Harrison si sia ispirato ai due fratelli che non viceversa ![]()
» postato da ultimatelorenzo alle 21:09 del 19-01-2011
5 questa è la mia recensione su Anobii (scusate, è in inglese perchè questo libro l'ho letto in inglese, son fatta così) "The idea is veryveryvery nice: the Aliens simultaneously lands on Earth in six different zones, mess the inhabitants a bit up, than fly away. But leaving something in these zones, tricks and traps, appealing objects and deadly ghosts to guard them against the human greed. Very nice idea, but the end sucks" ecco
» postato da Wintermute alle 23:00 del 19-01-2011
6 «but the end sucks»
non sarai stata un po' troppo diplomatica? ![]()
» postato da jonny lexington alle 14:57 del 20-01-2011
7 ««but the end sucks»
non sarai stata un po' troppo diplomatica?
»
Tanto uno è morto e l'altro è così vecchio che di sicuro non legge Anobii.
S*
» postato da S* alle 15:56 del 20-01-2011
8 oh, il libro mi è piaciuto e parecchio, forse per questo il finale 
» postato da Wintermute alle 16:02 del 20-01-2011
9 il finale non lo ricordo troppo bene, ma so che aveva deluso pure me. sbaglio o era un finale senza.... finale? sí insomma, si risolveva con uno status quo, tipo "svastica sul sole". o ricordo male io?

» postato da jonny lexington alle 16:05 del 20-01-2011
10 «il finale non lo ricordo troppo bene, ma so che aveva deluso pure me. sbaglio o era un finale senza.... finale? sí insomma, si risolveva con uno status quo, tipo "svastica sul sole". o ricordo male io?
»
peggio
ho girato ansiosa la pagina e... ho trovato i codici dell'editore
» postato da Wintermute alle 16:08 del 20-01-2011
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1 Ottimo e interessante articolo. Peccato che appena citi i videogiochi che sono ispirati al film e al libro, e che avrebbero meritato una maggiore attenzione per come hanno portato avanti il discorso iniziato dai fratelli Strugatzky sulla Zona. Inoltre il romanzo mi ricorda sotto certi aspetti il libro di Harrison "Nova Swing".
» postato da ultimatelorenzo alle 21:13 del 13-01-2011