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Guardarsi indietro e scoprire che sono passati cinque anni di Connettivismo è quasi uno shock, ma hai ragione, è proprio così. Tutto questo tempo è passato in un soffio, denso di progetti, impegni, sogni, realizzazione di molti di essi: abbiamo fondato una rivista cartacea tuttora in corsa, all’avanguardia per argomenti e su cui scrivono persone che hanno qualcosa di innovativo da dire; abbiamo pensato e realizzato dei cortometraggi, tre antologie cartacee, un sito web che è il punto di riferimento della sensibilità in espansione che è il Movimento. Inoltre, realizziamo trasmissioni radiofoniche, scriviamo su più testate web e non solo, abbiamo lambito la TV, vinto due premi Urania, performiamo presentazioni e spettacoli multimediali in cui la catarsi ricopre un ruolo determinante, ci esprimiamo attraverso realizzazioni grafiche, ci poniamo domande sempre nuove e stringiamo amicizie e collaborazioni con persone o entità che ci sono limitrofe nel pensiero. Ed è questa forse la parte più importante di tutti questi cinque anni, perché dai tre personaggi iniziali che eravamo ci ritroviamo ora a contarci in svariate decine di unità, arricchendo così il dibattito (interno ed esterno) culturale, artistico, cerebrale, facendo continuamente crescere tutto il Movimento e spostando continuamente un po’ più in là i nostri limiti. Una delle sfide attuali è entrare nel mondo dell’editoria per dire ancora di più diffusamente cosa è il Connettivismo; ma questa è ancora una storia in partenza, tra altri cinque anni tireremo nuove linee e vedremo. Per il momento siamo sicuramente impegnati su tanti fronti, sempre di più. E siamo sicuramente soddisfatti, al di là di ogni aspettativa iniziale.
Forse l’aver portato una novità al suo interno. Non voglio presumere, dicendo così, che serviva qualcosa di nuovo all’interno del mondo SF italico però, di fatto, credo che col Movimento una novità si sia fatta avanti nella fantascienza italiana e non solo, un qualcosa in più di cui parlare, discutere, magari anche contestare. Sono realisticamente convinto, al di là di tutto, che si sia dato voce a una sensibilità strisciante e poco visibile, che era sottesa all’ambiente italico (e forse non solo) della SF e del Fantastico.
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