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Source Code

Source Code, quantizzazione di un thriller

La visionarietà della fantascienza si mescola all'azione nel nuovo film di Duncan Jones, il regista di Moon.


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Il ritorno di Duncan Jones dietro la macchina da presa, dopo il successo di critica ottenuto con il suo Moon, è già di per sé una garanzia. È vero che Source Code non è tutta farina del suo sacco: la sceneggiatura è di Ben Ripley (Species III), ed è stata poi sviluppata per circa un anno insieme a Mark Gordon, produttore, con alle spalle i successi di Salvate il soldato Ryan e 2012. Il lavoro finale ha infine convinto Philippe Rousselet, amministratore delegato di Vendome Pictures, che ha accettato di essere anche lui della partita nelle vesti di produttore. “Non capita tutti i giorni di leggere una sceneggiatura come questa”, ha dichiarato.

Source Code è un film che unisce alla struttura classica del thriller la visionarietà della più pura fantascienza. Quasi tutta la storia si svolge all’interno di un treno di pendolari a bordo del quale viaggia il capitano Colter Stevens, interpretato da Jake Gyllenhaal (già apprezzato in Brothers e Brokeback Mountains). Colter non sa com’è finito lì dentro ed è stupito dallo scoprire che una donna che viaggia con lui, Christina (Michelle Monaghan, vista in Eagle Eye e Go Baby Go), sembra conoscerlo bene, mentre lui non la conosce affatto. Lo stupore si trasforma in sgomento quando, nel bagno del treno, Colter scopre che la faccia riflessa nello specchio non è la sua: nel portafogli che ha in tasca, la carta d’identità è di un insegnante di scuola, Sean Fentress. Nemmeno il tempo di formulare un’ipotesi che il treno viene sventrato da un’esplosione.

Come Colter, lo spettatore si ritrova così sballottato da subito in un’incomprensibile situazione, un puzzle di cui deve mettere a posto tutte le tessere. Ma il tempo a disposizione è poco: appena 8 minuti. Colter scopre infatti che il suo ego su quel treno è una sorta di avatar, una proiezione del suo io realizzata dai militari, che intendono così identificare l’attentatore che poche ore prima ha veramente distrutto quel treno. All’interno di un’avanzata unità di isolamento, Colter — esperto pilota di elicotteri, di stanza in Afghanistan — entra nei panni di Sean, vittima del tragico attentato. Lo può fare per pochissimo tempo perché così impongono le regole della fisica quantistica che egli, inconsapevolmente, sta sfruttando. Viaggio nel tempo? Qualcosa di simile.

Un’idea che venne a suo tempo a Isaac Asimov: nel suo racconto lungo Il cronoscopio, lo scrittore ipotizzava una macchina per guardare indietro nel tempo, inevitabilmente limitata al passato più prossimo, un arco di pochissimi minuti. I suoi costruttori si rendevano conto troppo tardi che la sua commercializzazione avrebbe portato alla fine della privacy, potendo la macchina essere sfruttata per una sorta di visione in minima differita delle vite altrui. Se Asimov fosse vissuto nei turbolenti anni post-11 settembre, avrebbe anche lui intuito le più importanti applicazioni del cronoscopio nell’ormai omnicomprensivo settore della “sicurezza nazionale”.

In Source Code, perciò, le meraviglie del possibile introdotte dalla capacità di andare indietro nel tempo vengono utilizzate dagli americani per contrastare il terrorismo. Non possono impedire l’esplosione del treno, è vero: ma possono osservarne gli attimi precedenti, così da scoprire il volto dell’attentatore. Lungi dall’essere un kamikaze, infatti, il terrorista ha promesso un massacro su scala ancora più grande, nel cuore di Chicago, con un bel fallout nucleare, e il compito dell’intelligence è quello di fermarlo, a qualsiasi costo. Ma ecco allora che si scopre la verità: Colter non ritorna nel passato, ma si trasferisce in una realtà parallela, che segue gli stessi schemi della nostra ma che è ‘visitabile’ per un lasso di tempo minimo, 8 minuti appunto. Colter ha diverse chance, diverse ‘vite’ diciamo, come nella partita di un videogame: ma il tempo a sua disposizione è sempre quello, tanto passa dal momento in cui si risveglia sul treno all’esplosione che ne provoca la fine. In quegli otto terribile minuti, Colter raccoglie prove, indizi, mentre il volto dell’attentatore continua a sfuggirgli. Entrando sempre più nei panni di Sean, comincia inoltre a convincersi della possibilità di non limitarsi ad osservare il passato, ma di poterlo anche cambiare.

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Autore: Roberto Paura - Delos Science Fiction 134 - Data: 8 maggio 2011

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Commenti

1 "Non capita tutti i giorni di leggere una sceneggiatura come questa" ??? Mah, non credo che si riferisse alla trama, si sarà riferito alla punteggiatura, alla copertina... Io non so. Sono andato a vedere il film perché avevo visto Moon e mi era molto piaciuto, intendiamoci non mi era parso un capolavoro ma un film molto bello con atmosfere ed un'ambientazione che da tempo non vedevo portate sullo schermo. Ma questo Source Code (dello stesso regista) è diverso... messa in scena eccellente, ma trama "quasi" al limite del pasticcio viaggi nella memoria che si confondono con viaggi nel tempo e con universi paralleli, i no sense che ci sono nel film non sono punti da ponderare ma no sense. Ho colto con piacere qualche riminiscenza Dickiana (che per la verità al momento sono di moda) ma per carità non chiamiamo in causa il buon dottore! Il cronoscopio di Asimov che centra? Ci sta quasi quanto il cronomoto di Bob Shaw (e forse questo di più), la macchina del tempo di H.G. Wells, ecc... Mi piace l'inner space ma la manifestazione dell'ego come cabina di elicottero e proprio una c...a e poi il protagonista che allo specchio vede il suo reale aspetto fisico come in "Quantum Leap" ma dai! Ma questo è citazionismo alla Dylan Dog (che mi piace) altro che di un capolavoro! Ringrazio l'autore dell'articolo per avermi fatto capire perché non riconoscevo il treno.

» postato da Micronaut alle 13:52 del 13-05-2011

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