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disegni & caviglia e la fantascienza

Questo mese la rubrica "Fantasia&Nuvole" si discosta dai suoi temi tradizionali proponendosi invece, nel suo piccolo, di esaminare il rapporto tra due generi artistici che, a prima vista, non potrebbero apparire più distanti: il fumetto
di fantascienza e quello satirico. Gli autori scelti per questo
singolare e apparentemente incongruo accostamento sono forse i
più innovativi e geniali esponenti della satira politica
del nostro Paese: Stefano Disegni e Massimo Caviglia.
le trame
La sterminata produzione fumettistica (almeno una mezza dozzina
di raccolte antologiche di vignette, chilometri di "strisce"
apparse su quotidiani, periodici, riviste e su ogni superficie
cartacea disponibile) del fantasioso e graffiante duo Disegni&Caviglia
ha incrociato la fantascienza in numerose occasioni. La più
interessante e degna di nota incursione nel fantastico è
il "musical a fumetti"
Razzi Amari, volume edito da Comix nel 1992.
Pionieristico esempio di fumetto multimediale
(in quanto composto da un testo cartaceo e da un nastro audio
da ascoltare contemporaneamente alla lettura), Razzi Amari è
un'opera di fantascienza purissima ambientata nell'anno 2136, una storia
in cui l'elemento futuristico è sapientemente usato come
pretesto per veicolare un potente messaggio satirico, pungente
ed arrabbiato come solo le matite di Disegni&Caviglia sanno
trasmettere.
L'anno 2136 di Razzi Amari è un 1984 che George Orwell avrebbe potuto scrivere solo lavorando a quattro mani con Philip
K. Dick. Una dittatura oppressiva (il Governone) perpetua sé
stessa attraverso il controllo delle menti dei sudditi. Si tratta
di un controllo tecnologico, ottenuto impiantando un microchip
ricevente nel lobo parietale di ogni neonato. Attraverso tale
microchip il Governone è in grado di trasmettere visioni
di benessere e serenità alla popolazione, portandola a
vivere in un perenne stato di allucinazione, in un mondo virtuale
ove la felicità e il successo sono garantiti per legge,
dove la Storia e il Passato non esistono, dove il consenso è
assoluto, ove tutti sono ugualmente belli, ricchi, sorridenti
e perennemente abbronzati.
Ludovico, il giovane protagonista, un giorno subisce un
incidente: danneggiato da una scossa elettrica, il suo microchip
si disattiva, e improvvisamente ai suoi occhi il mondo cambia
aspetto. Intorno a Ludovico appare la realtà in tutta la
sua crudezza: il mondo di miseria, di orrori e degradazione assoluta
che il Governone aveva eliminato semplicemente chiudendo gli occhi
ai suoi sudditi.
Resosi conto del grande inganno, Ludovico decide di ribellarsi,
e si unisce a un gruppo di Resistenti, uomini e donne che vivono
in clandestinità e si tramandano oralmente la memoria del
passato, studiando piani, forse senza speranza, per abbattere
il Governone.
Dopo aver affrontato terribili prove, dopo esser stato tradito
dagli amici, dalla donna che ama, dopo essere stato persino scacciato
di casa dalla propria famiglia, Ludovico riesce eroicamente ad
assaltare il Centro Comunicazioni del Governone (Centro che naturalmente
si chiama FininRainvest) e ad interrompere
le trasmissioni condizionanti dirette ai microchip della popolazione.
Ma è proprio quando pensa di aver vinto che egli avrà
il colpo più crudele. I suoi compatrioti, per la cui libertà
egli ha rischiato la vita, non gradiscono affatto il risveglio
alla realtà: il mondo virtuale in cui il Governone li faceva
vivere era per loro molto più gradevole, molto più
accettabile e soddisfacente di quello reale. Perchè sforzarsi
di costruire un mondo migliore? grida la folla inferocita (adirata
con lui, non coi i tiranni). I mondi migliori costano fatica e
dolore. E' più facile lasciarsi condizionare, ed accettare
di pensare solo ciò che i governanti consentono.
Così Ludovico scampa per miracolo ad un linciaggio e comprende
come la sua lotta sia senza speranza. Un finale Orwelliano che
lascia i brividi.
Torniamo a sorridere invece con le saghe a fumetti
Rovinator
e Rovinator2,
una dichiarata eppure originale
rivisitazione dei due Terminator cinematografici.
Disegni&Caviglia interpretano la storia del cyborg spedito
indietro nel tempo nella loro ottica personale, regalandoci una
vicenda godibilissima e vivace. I "buoni" della vicenda
sono due veterocomunisti del XXI secolo, chiarissimi alter-ego
dei due autori, che si impadroniscono della macchina del tempo
appena inventata (da una discendente di Rita Levi Montalcini,
sic!) e decidono di usarla per tornare nel ventesimo secolo e
impedire la più grande sciagura di tutti i tempi (l'ascesa
di Craxi e Andreotti, doppio sic!). Ma i "cattivi",
ovvero i discendenti dei due politici in questione, non stanno
a guardare, e spediscono sulle loro tracce il terribile "Rovinator",
un orrido e spietato cyborg, un'abominevole creatura mezza uomo
e mezza Craxi.
Al termine di un ingarbugliato inseguimento temporale, i nostri
eroi si rifugiano nel 1993, nel bel mezzo di una festa dell'Unità,
e qui vengono scovati dall'instancabile e invincibile Rovinator.
Ed è un massacro: le pallottole non riescono a scalfire
il Rovinator, le cannonate lo fanno ridere, la sua forza è
spaventosa.
Ma neppure lui può resistere all'arma segreta delle Feste
dell'Unità, che difatti lo annienta. L'arma in questione
(sic!) è nientemeno che l'insostenibile oratoria di Asor
Rosa: è sufficiente che il filosofo accenni una delle sue
terrificanti ed incomprensibili analisi politiche (incubo dei
lettori di "Rinascita") perché i circuiti ipercorazzati
del Rovinator cedano. Nel drammatico scontro finale, il cyborg
dapprima perde gli attributi sferici tanto vantati da Craxi (gli
cadono in maniera grottesca ed esilarante), e infine si dissolve
in polvere metallica... Epico.
Altro gustoso approdo alla fantascienza di Disegni&Caviglia,
il fumetto L'incredibile Olga, in cui i due autori
satirici, senza scrupoli né ritegno, fanno il verso al
marveliano Bruce Banner/Hulk. In breve la trama: il dottor Paul Budweiser, sottoposto alle radiazioni di una misteriosa apparecchiatura sperimentale, è condannato a un crudele destino. Ogni qualvolta le sue pulsazioni si accelerano, a causa di paura o eccitazione,
i suoi occhi si illuminano di verde, i suoi vestiti si strappano,
la pelle si tende, e il povero scienziato si ritrova trasformato
in... sua zia Olga, una tranquilla signora sessantenne, miope
e casalinga... Dissacrante.
Da ricordare, infine, le spassose rivisitazioni in chiave satirica
dei classici di fantascienza cinematografica: da L'invasione
degli ultracorpi (in cui l'orrenda trasformazione degli
invasi consiste nel passaggio da tranquillo elettore comunista
a socialista rampante o ad insaziabile democristiano), al più
recente Stargate
(che, paradossalmente, risulta molto
più gradevole e convincente dell'originale polpettone americano).
gli autori
Massimo Caviglia (a sinistra) e Stefano Disegni (a
destra), rispettivamente sceneggiatore e disegnatore, sono da
anni sulla breccia della satira italiana. Nella loro carriera
sono stati collaboratori di "Cuore", del "Satyricon",
di "Ciak", del "Corriere della Sera", di "Comix"
e "Paese Sera", artisti, autori di testi musicali e
furibondi critici cinematografici. Le loro strisce sono apparse
in televisione nelle trasmissioni Lupo Solitario, Matrioska, L'Araba
Fenice, Va' Pensiero, Mixer, Odeon Dossier.
I due non sono vignettisti nel senso tradizionale del termine.
Le loro strisce, caso forse unico nel panorama satirico italiano,
hanno una vera e propria sceneggiatura, possiedono i tempi e i
ritmi propri del mondo cinematografico.
Dire che sono bravi è in qualche modo riduttivo. Più
esatto definirli geniali, innovatori, pionieri. Con le loro vignette
Disegni e Caviglia hanno rivoltato il concetto stesso di fumetto
satirico come un calzino usato, e gli hanno dato un nuovo significato
e nuovi orizzonti. Non è da tutti.
Il tratto di Stefano Disegni, artisticamente, deve qualcosa a
quello di Wolinsky, ed ha parecchi punti in comune anche con quello di Andrea Pazienza. Ma nelle sue vignette si colgono precisi echi di Jacovitti, specialmente nei tratti del viso dei suoi personaggi, nell'atmosfera surreale, nelle invenzioni grottesche e caricaturali celate fin negli angoli più bui delle vignette. La carica
comica del tratto è tale che a volte le strisce del duo
Disegni&Caviglia sarebbero esilaranti anche senza il testo.
Non che il testo sia superfluo. Al contrario, è estremamente
caratterizzante. Ed il suo connotato più definito è
la cattiveria. La satira di Disegni e Caviglia è
una satira teppista, che colpisce sotto la cintura, che non ha
rispetto per niente e nessuno: le vittime di turno (che siano
politici, attori, presentatori, giornalisti, papi o re) non vengono
semplicemente sbeffeggiati: vengono crocifissi. I disegnatori
satirici dovrebbero usare la loro matita come un fioretto, ma
i nostri la brandiscono invece come se fosse un'alabarda. Se esistesse
un Premio Oscar per la malvagità, Disegni e Caviglia avrebbero
lo studio sommerso dai trofei.
curiosità e spunti
Dobbiamo riconoscerlo: per noi appassionati di fantascienza è
gratificante vedere il nostro genere artistico prediletto invadere
campi che non gli sono precisamente contigui. In fondo si tratta
di una piccola vittoria: per anni abbiamo affermato e ribadito come
la SF fosse una forma espressiva con pari dignità delle
altre, come potesse essere usata per trattare qualunque argomento
e veicolare qualunque messaggio. Nel loro piccolo, Disegni e Caviglia
ce ne forniscono una entusiasmante conferma: i due autori delineano
con bravura storie di fantascienza per portare avanti un discorso
di satira e di analisi politica, ed in più divertendoci
e divertendosi nel farlo. Grande.
In questo riuscito esperimento di commistione tra i generi, Disegni
e Caviglia si sono mossi nel solco tracciato da un altro grande
autore italiano, quel Benni
capace di scrivere mirabolanti
romanzi di fantascienza (Baol, Terra, La Compagnia dei Celestini), di farne dei best-seller,
e di sbatterli in faccia come meritati ceffoni a quei critici
letterari che amano etichettare e incasellare ogni cosa nei loro
rigidi scaffali mentali.
Come Stefano Benni, Disegni e Caviglia hanno colto l'enorme potenziale
della fantascienza, quella capacità d'estrapolazione, quella
carica immaginifica che consente di parlare del mondo d'oggi con
l'occhio critico e disincantato dell'osservatore esterno. Perché
è dell'Italia di oggi che si parla in "Razzi Amari",
in "Rovinator", ne "L'Incredibile Olga". Siamo
noi i pupazzi nel teatrino dei saltimbanchi Disegni e Caviglia,
siamo noi messi alla berlina, con tutti i nostri difetti, le nostre
cafonaggini, il nostro cattivo gusto e le nostre paranoie post-moderne.
E' in quest'ottica che i psicopoliziotti di George Orwell, nei
fumetti di Disegni e Caviglia, diventano psicocaramba, che il
Grande Fratello diventa il Governone FininRainvest, che l'eroe
mascherato con i superpoteri sia non già il Superman a
stelle e striscie ma l'italianissimo (e buffissimo) SuperPannella.
Tra le risate siamo costretti a riconoscerci, volenti o nolenti,
nelle grottesche e surreali caricature che i due impietosi vignettisti
ci propinano, e questo ci conduce, pur tra i lazzi, alla riflessione...
A riflettere, ad esempio, come la rimozione della memoria sia
il pericolo più grande per la nostra libertà. Il
messaggio di Razzi Amari proviene direttamente dalle righe del
già citato 1984: Chi controlla il presente controlla
il passato. Chi controlla il passato controlla il futuro.
Infine, la multimedialità. L'accostamento musica-vignette
in "Razzi Amari" non è una mera trovata ad effetto,
non è un modo come un altro per essere originali a tutti
i costi. E' qualcosa di più.
Il valore aggiunto non sta tanto nel valore artistico dei brani
musicali (eseguiti dal "Gruppo Volante", formazione
di cui fa parte lo stesso Stefano Disegni), quanto nella ricerca
di una forma espressiva nuova, che unisca le potenzialità
diverse eppure armoniche della matita e della chitarra elettrica.
Come dice Gino Castaldo nell'introduzione di "Razzi Amari",
prima o poi doveva accadere: il fumetto, con i suoi suoni convulsi,
inudibili eppure assordanti, con i suoi "Bonk", "Gulp",
"Zot" e "Bang", si nutre avidamente di musica
pop; d'altra parte, il rock è un selvatico omone, un hipster
intellettuale di circa 37 anni, e quando trova il tempo per leggere,
legge soprattutto fumetti. Di fantascienza, aggiungiamo noi.
Alla prossima.
 
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