Ash di <i>Alien</i>, robot "cattivo" interpretato da Ian Holm
Ash di Alien, robot "cattivo" interpretato da Ian Holm
Al di là delle citazioni esplicite delle Leggi presenti nella letteratura fantascientifica, si può dire che ciò che Asimov ha trasmesso anche e soprattutto al cinema e alla letteratura mainstream sia il concetto che un'intelligenza artificiale non solo non debba necessariamente essere malvagia e nemica dell'uomo, ma abbia al contrario la tendenza a essere altruista, servizievole e aliena dalla violenza, sebbene ciò non venga sempre spiegato come mera conseguenza dai parametri costruttivi, ma venga talvolta fatto derivare da una supposta purezza della mente elettronica, la quale, non contaminata dalle passioni umane e dalle necessità corporee, tenderebbe spontaneamente verso il Bene.

Se guardiamo al cinema degli ultimi trent'anni, i robot positivi e non-violenti si sprecano, a cominciare da due icone della fantascienza come i droidi R2D2 e C3PO di Star Wars, che in tutti i film della serie si mostrano incapaci di nuocere a chicchessia, pur essendo perennemente circondati da armi, guerrieri e battaglie. Anche il "numero 5" protagonista del film Corto circuito è un po' come un bambino, curioso e spaventato ma assolutamente incapace di costituire una minaccia. Per trovare un robot cattivo dobbiamo andare a cercare il subdolo e traditore Ash del film Alien, inviato da una corporation per tenere d'occhio gli umani fingendosi uno di loro. Ma nel film successivo, Aliens, James Cameron ha subito riabilitato la categoria, proponendo un altro androide, Bishop, leale verso gli umani fino a mettere in pericolo la propria integrità fisica.

Per quanto riguarda la letteratura, è interessante vedere come alcuni scrittori che non scrivono abitualmente fantascienza abbiano assimilato il cliché della non-violenza dell'intelligenza artificiale. In Nove gradi di libertà (di cui abbiamo parlato su Diaspora), David Mitchell (che non nasconde di aver letto Asimov) descrive un computer che, costruito per governare il percorso dei missili militari, si pone il problema dell'eticità delle proprie azioni e, dopo averne discusso per telefono con un ignaro DJ notturno, decide di agire diversamente da come è stato programmato.

Un caso simile lo si può trovare in un thriller dai risvolti fantascientifici, Le radici del male del francese Maurice Dantec. Qui il protagonista si fa aiutare nella ricerca di un serial killer da un'intelligenza artificiale che risiede nel suo computer portatile. Il fatto interessante è che viene detto esplicitamente che questi computer (detti neuromatrici in quanto non vengono programmati direttamente, ma sono reti neurali che apprendono per tentativi allo stesso modo in cui farebbe un umano) sono alieni dalla violenza, in quanto qualsiasi comportamento violento appare loro illogico, uno spreco inspiegabile rispetto a qualsiasi altra strategia:

Quando presentammo un sistema tradizionale [...] a una delle nostre prime neuromatrici sperimentali, le dicemmo che avrebbe potuto facilmente assumerne il controllo e distruggerlo dall'interno; ma lei, invece, si accontentò di sondarlo... come ci spiegò essa stessa, non aveva trovato la cosa utile, o divertente... avrebbe perduto preziosi microsecondi [...] producendo guasti irreparabili a materiale di proprietà del governo... quando le abbiamo chiesto cosa avrebbe fatto, se le avessimo assicurato che ci saremmo presi noi la responsabilità per i danni causati a "materiale governativo", ha riflettuto un istante, poi ci ha risposto che non vedeva cosa sarebbe cambiato. Quando le abbiamo chiesto cosa avrebbe fatto se il le avessimo intimato l'ordine, ha riflettuto appena un po' di più, quindi ha risposto che non vedeva come saremmo stati in grado di darle un ordine del genere... si è dovuto programmare lì per lì un neurocircuito disinibente speciale per gli utilizzi militari e strategici.