Resta il fatto che mostrare la possibilità di un’alternativa al cinema, come in televisione, in

Una scena dal film Evangelisti RACHE, ampliato ora in RACHE - GENESI.
Una scena dal film Evangelisti RACHE, ampliato ora in RACHE - GENESI.
letteratura, in musica, è diventata impresa ardua e complicata. Tornando al progetto del prossimo film americano di Gabriele Muccino, lo stesso regista ha raccontato brevemente la storia: in un’astronave in viaggio verso un altro pianeta e piena di coloni in stato di ibernazione, un uomo si sveglia anticipatamente a causa di un guasto. Con la prospettiva di restare solo per decenni, decide di risvegliare una donna che gli faccia compagnia. Ora, nel progetto così come è stato descritto, non c’è assolutamente nulla che ne proibisca la realizzazione in Italia, magari in forma cofinanziata. Le tecnologie digitali hanno raggiunto un buon grado di maturità, e non c’è bisogno di ricorrere al performance capture creato da Cameron per Avatar: Moon, il curioso e intelligente film di Duncan Jones, è costato solo cinque milioni di dollari, poco più di quattro milioni di euro, cifra alla portata anche della nostra disastrata cinematografia. Nemmeno la probabile presenza di Keanu Reeves come protagonista sarebbe un ostacolo: in fondo anche le star di Hollywood a volte partecipano a produzioni indipendenti. Ma Muccino dovrà andare negli USA a fare il suo film.

È tutto perduto, quindi? Affatto. La rivoluzione digitale dell’ultimo decennio ha messo a disposizione tecnologie raffinate in grado di fare molto. L’espansione esponenziale del web poi permette a molti di farsi sentire e soprattutto vedere; tanto che le produzioni indipendenti non mancano, anzi. Soprattutto il settore dei cortometraggi appare promettente, pieno di idee e di potenzialità già da prima che il sudafricano Neill Blomkamp partisse con la bella favola che lo ha portato in vetrina la notte degli Oscar 2010 con il suo District 9. Le iniziative sono numerose: già da parecchi anni Mariano Equizzi gira l’Italia e l’Europa con i suoi progetti sempre più raffinati e professionali, tra i quali va ricordato Evangelisti RACHE del 2004, ispirato ai racconti di Valerio Evangelisti. Tino Franco nel 2003 ha raccontato la conquista del pianeta rosso in Space Off, opera che ha vinto numerosi premi in festival internazionali (www.spaceoff.it). E sempre nel 2003 il duo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro ha raccontato una storia hard sci fi di conquiste interplanetarie con il corto E:D:E:N, che ha avuto anche la fortuna di una distribuzione in DVD da parte della Medusa. Più recentemente Andrea Ricca ha prodotto il corto The Furfangs, una sorta di rivisitazione del mito dei triboli prelevato dalla serie classica di Star Trek; (www.andrearicca.com). Impossibile poi non citare il lavoro pluriennale di Fabio Salvato, autore e appassionato di lunga data che nel corso degli anni ha realizzato ben quattro corti (Echo, Populus, Proportions, Alien Fear) e ne ha un quinto in cantiere (tutte le notizie sul suo sito, www.farevideo.com). Menzione speciale va al gigantesco progetto Dark Resurrection, mediometraggio di 60 minuti realizzato nel 2008 da Angelo Licata e Davide Bigazzi, interamente ambientato nell’universo di Star Wars con una storia originale che si svolge secoli dopo la fine della saga ufficiale (www.darkresurrection.com ), mentre uscendo dal campo dei cortometraggi va segnalato il progetto SKArR, film di ben 97 minuti realizzato nel 2004 da Alex G. Raccuglia, che racconta una storia di droghe futuribili e vendette solitarie (www.progettoskarr.net ). Tutti questi progetti, e molti altri ancora, hanno la radice comune della passione e della professionalità, oltre quella dei mezzi economici scarsi. Alcuni di essi hanno fatto il giro dei festival e delle manifestazioni per appassionati, altri sono riusciti a entrare nel mercato dei DVD, qualcuno ha trovato persino posto in qualche sala cinematografica. Quanti sono diventati famosi presso il grande pubblico? Nessuno. Ma era questo il loro obiettivo? Ovviamente no. L’obiettivo comune a tutti era quello di raccontare una storia, una bella storia di fantascienza. Molti di questi bravi autori e registi hanno narrato vicende ambientate su altri mondi o in altri contesti; pochissimi quelli che hanno provato ad esporre un’idea della fantascienza più vicina a situazioni e contesti nostrani e immediatamente riconoscibili dal nostro pubblico. E qui si torna al dilemma iniziale: è possibile portare al cinema un film di fantascienza realmente italiano, che vada oltre la produzione e il cast per entrare direttamente nel contesto e fornire un’interpretazione del futuro vicina al nostro modo di sentire? In effetti l’operazione di Blomkamp è stata proprio questa: provocare l’irruzione di un’idea sci fi nella dura realtà tipica del suo paese, quella dei ghetti neri di Johannesburg.