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Delos Science Fiction 155
pagine 80, b/n
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Confessioni di un (vecchio) show televisivo

Star Trek compie 40 anni. E chi, meglio dello stesso show televisivo, poteva farci rivivere quei giorni gloriosi di ormai tanto tempo fa? Signore e signori, lasciate dunque che vi presenti... Star Trek!


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Sono in onda? D'accordo, grazie... Dunque [si schiarisce la voce], innanzitutto vorrei ringraziarvi, voi di Fantascienza.com, per avermi invitato a parlare in un momento così speciale della mia vita, importante, ma per molti versi anche così... difficile e delicato... Già, per voi è facile. Voi, esseri umani, intendo. Per voi varcare la soglia dei quarant'anni è considerato come tagliare un traguardo. Qualcosa che, pur lasciandovi definitivamente la giovinezza dietro le spalle, vi fa entrare in una maturità consapevole, ancora piena di possibilità e prospettive, una sorta di seconda giovinezza resa più forte dall'esperienza e dalle conoscenze acquisite. Dovete sapere che per noi show televisivi, invece, è tutt'altra cosa. Riuscite a mettervi nei miei panni e a capire che cosa accidenti possa significare compiere quarant'anni, per uno show televisivo come me? Dovevo aggiungere "vecchio", vero? Lo sospettavo... D'accordo [sospira], avete ragione, la rifaccio... che cosa accidenti possa significare compiere quarant'anni, per un vecchio show televisivo come me?! Del resto credete che non lo sappia anch'io che quarant'anni sono televisivamente un tempo da ere geologiche? Qualcuno, invero i più gentili, mi definiscono longevo, ma lo sapete voi e lo so anche io che non è così. Guardatevi un po' in giro. Dei miei compagni di avventura di quel tempo, chi è rimasto, per la galassia?! C'è qualcuno di loro che ancora si affaccia dai tubi catodici o da quelle diavolerie al plasma che avete adesso? Forse un faccione simpatico e sorridente vi accompagna ancora adesso in strani posti a metà tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere, posti dove, insomma, non c'è un accidente da ridere? Avete ancora tra i piedi streghe per amore? Per non parlare di quella stucchevole famigliola di Lost in space. Come si chiamavano? Ah, i Robinson, certo! Non mi risulta che girino ancora dalle vostre parti, per fortuna! Anche se perdersi sembra sempre un passatempo molto gettonato tra noi show televisivi... Comunque l'avrete capito, quelli lì, quelli di Lost in space voglio dire, non mi sono mai andati a genio [fa una smorfia]. Per la galassia, non li ho mai potuti vedere! All'inizio erano la concorrenza [ride], quelli collaudati, quelli che avevano successo, quelli che non ci poteva essere uno show meglio di loro. Forse vi sembrerò presuntuoso, ma di me quelli della CBS non avevano capito proprio un accidente di niente. Ma a posteriori i fatti mi danno ragione. E quindi che volete che me ne importi?

Preliminari

Ricordo ancora il giorno in cui mio padre mi portò a farmi conoscere da quelli della CBS. Lo


Gene Roddenberry, il creatore di Star Trek
conoscete mio padre, no? Gene Roddenberry. Se non fosse stato per lui, io non sarei qui. Era tra l'aprile e il maggio del 1964. Non ero come adesso, beninteso. Figuratevi che il mio capitano si chiamava Robert T. April e che aveva un vicecomandante donna di cui non si sapeva il nome, ma al quale April si riferiva come "Numero Uno". Vi ricorda qualcosa? [ammicca] Il navigatore non aveva alcunché di russo od orientale. Pensate che si doveva chiamare José Tyler, per gli amici Joe. Tuttavia, nel mio concept originale c'era già un tipo indicato come Mr. Spock ed era un personaggio, testuali parole di mio padre, "dall'indole quieta in drammatica contrapposizione all'aspetto demoniaco". Il medico di bordo infine era Philip "Bones" Boyce. Bè, per lo meno il soprannome poi è rimasto, come la "T" in mezzo al nome del comandante. A dire il vero però non ricordo se stava per Tiberius anche allora. Forse non lo sapeva neanche mio padre. Ad ogni modo, essendo fatti di idee prima ancora che di celluloide o di quella roba digitale che avete adesso, noi show televisivi siamo così. Cambiamo fisionomia. Perdiamo personaggi qua, ne acquistiamo là. Siamo un po' dei mutaforma, insomma. Non dovete sorprendervi. Non veniamo su fatti e finiti. Ma del resto nemmeno voi umani no? Cosa dicevo? Ah, sì, della primavera del '64. Dunque, se la mia memoria non mi inganna, ma abbiate l'indulgenza di perdonare un povero vecchio show televisivo come me se i ricordi ogni tanto mi fanno cilecca, mio padre mi aveva già portato alla MGM. Quelli del leone. Avete presente, no? Lui aveva già lavorato per loro. Non era mica un principiante, per la galassia! Se lo fosse stato avrebbe forse tirato fuori uno come me?! Andiamo... [ammicca di nuovo] Aveva ideato e prodotto una serie chiamata The Lieutenant, un poliziesco, ma come autore aveva scritto numerosi episodi di altre serie TV come Dr. Kildare, tanto per citarne una che penso conosciate anche voi. Però a quell'epoca, come penso anche adesso... in fondo le regole della televisione non sono cambiate poi così tanto... se volevi davvero sistemarti, ovvero fare soldi con show come me, dovevi fare l'ideatore e il produttore. Dovevi insomma avere la possibilità di vantare i diritti su quelli come me. Sono quelli che ti facevano guadagnare. E così mio padre, presagendo che la MGM non avrebbe dato al suo Lieutenant la possibilità di un'altra stagione, volle perseguire il sogno di qualcosa che non era stato mai tentato prima.

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Autore: Alessandro Vietti - Delos Science Fiction 99 - Data: 23 settembre 2006

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