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di Domenico Gallo
SPECIALE:
Fantascienza e politica

Tu sei un porco, E tu sei un maiale

Dopo la destra, la sinistra: Domenico Gallo, già attivista del collettivo Un'Ambigue Utopia, curatore per molti anni della fanzine Intercom, ripercorre la sua esperienza e cerca di capire quale possa essere, oggi, il ruolo della politica nella fantascienza e viceversa.


Domenico Gallo alla fine degli anni Settanta
Sugli scudi con cui le "tute bianche" speravano di proteggersi durante gli scontri del G8 a Genova spiccavano frasi come "contro gli 8 alieni" e che individuavano gli 8 potenti della Terra come crudeli esseri provenienti da un altro pianeta. Inoltre le fugaci visioni dei carabinieri, con le tute corazzate nere, le maschere antigas e i vistosi filtri ciondolanti, ad alcuni ricordavano alieni dalla fisionomia insettoide in stile fantascienza anni Cinquanta, ad altri l'apparato di polizia di Guerre stellari sotto il comando di Darth Fener. Del resto sia lo spettacolare attentato contro le Twin Towers, come la contaminazione con l'antrace, per finire agli interventi militari e alle guerre che, grandi e piccole, insanguinano la terra, non si può che notare come tutto questo era già stato abbondantemente dibattuto all'interno della fantascienza, e da anni. La cultura ufficiale parla ora preoccupata di "collasso dell'immaginario", tanto per citare alcuni interventi pubblicati sul numero 91 di Duel, ma, per chi si occupa specificatamente di fantascienza, quello che sta accadendo è solo l'evidenza pubblica di un rapporto con la realtà che la letteratura dell'immaginario tecnologico, assieme al noir, porta avanti dalle sue origini.

 

Al di là delle mie personali esperienze è necessario porsi una domanda prima di azzardare risposte, ovvero chiedersi se esiste un rapporto tra la letteratura e la politica e, se esiste, chiedersi se si tratta di un rapporto lecito. Questioni che credo non siano di parte ma esistenziali. Ragioni non pretestuose ma fondamentali, che alla base hanno domande che ci piacciono e inevitabili, come "cos'è la fantascienza?".

Senza entrare specificatamente nella teoria del rispecchiamento, che classifica e analizza i modi in cui realtà e letteratura si rapportano, mi appare ora evidente che le componenti che noi ora chiamiamo fantastico (stabilendo che la discriminante sia l'opposizione reale — non reale) non sia l'unica che consente di trovare una casa alla fantascienza. Piuttosto preferisco pensare a un immaginario inteso come insieme di componenti che stabiliscono un rapporto con la realtà attraverso il suo stravolgimento e non attraverso la negazione. A seconda che si scelga una di queste due classificazioni (entrambe lecite ma, a mio parere, differentemente valide) cambia la risposta sui valori politici della fantascienza.

Tipicamente pensare a un contenitore definibile come letteratura fantastica implica mettere assieme fantascienza, fantasy, horror, fiaba e, forse, mito. Si tratta di una sistematizzazione che, tradizionalmente, era in voga in Italia, soprattutto tra gli appassionati.

Indagare l'immaginario, invece, pone l'accento su quelle scritture che fanno della conoscenza della realtà proprio il loro obiettivo, rivelandone, attraverso l'evento narrativo, aspetti ignoti. Se si pensa a fantascienza e noir, sembra proprio che sia loro peculiare svelare meccanismi delle organizzazioni sociali e politiche. In particolare, la fantascienza statunitense rivela in tutta la sua storia le problematiche del "secolo americano", fino all'ultimo, fino alla globalizzazione, alla modifica del capitalismo da industriale a finanziario, fino alla reazione dell'individuo e alla difesa dei valori costitutivi della nazione, all'intrinseca debolezza sociale. Non avevamo già letto nel cyberpunk la cronanca di questi ultimi mesi? Non hanno marciato prima a Seattle, poi a Praga, poi a Genova, centinaia di migliaia di persone che denunciano quanto scritto dalla fantascienza negli anni Ottanta? E chi ha attaccato per primo il consumismo e ne ha svelato gli intrenseci obiettivi politici se non la generazione di Galaxy? Chi ha dato parole e forma al totalitarismo se non George Orwell, definendo come le dittature utilizzano la cultura e i media, come sia per loro indispensabile riscrivere in ogni momento la storia (un contributo che spiega Stalin e Hitler, ma che consente di leggere il ritorno del nazionalismo e della retorica nell'Italia di oggi)? Non è stata la fantascienza, con Zelazny, Delany, Moorcock, Disch e Spinrad, a divulgare la cultura della contestazione che altrimenti sarebbe rimasta circoscritta al rock? Non è stata la fantascienza di Asimov e Heinlein a interpretare le modificazioni geopolitiche del mondo, quando, anche attraverso la partecipazione alle guerre mondiali, gli Stati Uniti modificavano la loro politica estera e la loro sfera d'influenza internazionale?


Da sinistra Vittorio Catani, Claudio Asciuti, Domenico Gallo, Rocco Ragone, Montepulciano 1986
L'importanza della fantascienza risiede dunque nel riuscire a estrapolare gli elementi innovativi di un periodo storico, realmente esistenti ma ancora in via di completa determinazione, e approntare una narrazione in cui questi elementi sono completamente determinati. Non è certo una fantascienza che prevede il futuro, piuttosto che annusa il presente. E ciò che annusa è, in maniera particolare, la politica.

 

Si tratta ovviamente di macro linee, ma se leggiamo un romanzo appena uscito per Fanucci come Guerra santa di Jean-Marc Ligny, ci vediamo descritta l'Italia di Berlusconi e Fini. Qualcuno ne sarà entusiasta, altri ne saranno terrorizzati... Dunque la politica nella fantascienza è lecita, anzi senza queste intuizioni politiche la fantascienza neppure esisterebbe. Ovviamente la fantascienza non esprime razionalmente e consciamente un tipo di politica (e abbiamo esempi molto eterogenei), ma coglie lo spirito dei tempi, amplifica e materializza le ossessioni e le paure, visita le utopie e, in generale, le distrugge, entrando a buon diritto nell'ambito dell'elaborazione politica. A conforto delle mie opinioni segnalo un buon numero monografico sulla globalizzazione della rivista Diorama (il 246), un'iniziativa che qualcuno definirebbe di destra, che dedica alcune pagine interessanti alla fantascienza politica. Se poi qualcuno si azzarderà a dire che la fantascienza non è tutta così, e per fortuna ci sono le elucubrazioni tecnologiche che politiche non sono, lo rimando a due libri di David Noble tradotti in Italia, La religione della tecnologia e Progettare l'America!

 

Parlare di fantascienza e politica in Italia, invece, comporta rinvangare una patetica e lunga storia di fascisti, democristiani e comunisti che, per anni, hanno utilizzato la fantascienza più come luogo che come cultura. Luogo in cui si esprimevano scontri che avevano origine altrove, in altri luoghi come piazze, scuole, fabbriche e, purtroppo, anche banche e stazioni.

Andrej Zdanov era, forse, un uomo intelligente e cattivo che è passato alla storia per aver dato il più grande contributo alla costituzione di un codice destinato a regolare l'attività artistica, ovvero ad annullare quel processo di deformazione che è tipico dell'immaginario e che, di fatto, è una delle massime espressioni di libertà. Questo zdanovismo, che in Unione Sovietica venne teorizzato e applicato apertamente, non è però caratteristico solo della realtà orientale precedente al 1989, ma si è manifestato, e si manifesta ancora oggi, anche nei regimi occidentali. Una rivista autorevole come Le Monde Diplomatique lo chiama ingenuamente Pensiero Unico, e si tratta di una evoluzione dei principi di Zdanov che, ma guarda che caso, si trovano a proprio agio anche nel mondo capitalista e nell'Italia berlusconiana. Concettualmente possiamo definire come neo-zdanovismo il complesso delle forme di pressione dirette e indirette che comportano la direzione delle forme artistiche (e dell'informazione) dal parte del potere politico.

Se l'immaginario, inteso come forza operante sulla realtà per comprenderla e stravolgerla, svolge una funzione intrinseca di cambiamento, e quindi è funzionale a chi il potere non lo detiene, il neo-zdanovismo, invece, celebra il potere esistente e aspira a perpetuarlo.

Nel 1976 conobbi il primo appassionato di fantascienza degno di questo nome. Si chiamava Bruno Baccelli ed era di Carrara. Bruno è morto da diversi anni. Era appena uscito da Avanguardia Operaia, un gruppo che in quegli anni diede vita a Democrazia Proletaria, e in seguito Bruno divenne sempre più anarchico, come è destino di quelle terre apuane. Io avevo bazzicato il Movimento Studentesco (quello di Mario Capanna), ma all'epoca non avevo ancora nessun gruppo politico di riferimento. Bruno animava una fanzine dal nome Fantasia Sociale, che era una di quelle che era apertamente della nuova sinistra, come Cavalieri Neri e Novae Terrae. A Milano, a nostra insaputa, si stava organizzando Un'Ambigua Utopia, il collettivo storico della sinistra fantascientifica.Allora i fan erano, come tutti in Italia, divisi. La maggior parte teorizzava l'assoluta neutralità di questo genere letterario, e facevano parte dell'area politica per la quale tutto era assolutamente neutrale. Governavano da 30 anni e avrebbero continuato per molto ancora. Una parte minoritaria ma attiva e rumorosa, faceva generico riferimento alla sinistra, ed era quindi a suo agio con quelle forme di autogestione e di editoria povera che oltre che alla politica appartenevano agli appassionati di fantascienza. Infine c'erano quelli che venivano detti fascisti e, come era costume dell'epoca, sembra fondamentale li si costringesse ad ammetterlo in pubblico. Credo che questo, alla fin fine, sia stato il senso della polemica di Remo Guerrini e Vittorio Curtoni verso Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco. Polemica durata anni e tipica degli anni Settanta, quando essere fascisti era concesso ma non bisognava dirlo e l'unico reato ascrivibile era quello dell'apologia... per il resto molto era come prima. Per fortuna oggi essere fascisti è di moda e una polemica del genere non avrebbe senso. Del resto De Turris e Fusco, se non mi sbaglio, ma sono trascorsi quasi 25 anni e la memoria non è più quella di una volta, scrissero centinaia di pagine su questa polemica senza mai affermare o rifiutare la loro esplicita appartenenza al fascismo. Personalmente alla domanda "De Turris è fascista?" risponderei "E chi se ne frega!"

In ogni caso troverei offensivo che mi si desse del comunista, almeno in quanto è storicamente determinato che una tale definizione è assolutamente ambigua e che, per quanto mi riguarda, molti di questi ritenuti comunisti li affianco spesso e volentieri ai fascisti propriamente detti. Inoltre in questi anni sono apparsi alcuni movimenti non nostalgici e intellettuali molto interessanti che forse non ritengono piacevole di essere frettolosamente definibili come "fascisti".

A torto o a ragione Gianfranco De Turris divenne il fascista della fantascienza e lo è rimasto per parecchi anni. Ora non so. Attorno a lui si accavallarono molti autori che vollero approfittare dell'ideologia per pubblicare le loro opere (molti temo in maniera assolutamente cinica e opportunista, con opere in generale veramente orrende). L'editore Solfanelli divenne rapidamente il riferimento di scritti molto ideologizzati che ostentavano l'intento confermativo dello neo-zdanismo. Si è creato così un effimero fantastico nero che si limitava a evocare i luoghi comuni della destra, ma senza originalità, senza essere letteratura, senza torcere niente dell'esistente.

Dal suo canto la sinistra fantascientifica (cielo, che termine orrendo), dopo l'esilio di Vittorio Curtoni e il fulgido incendio de L'Ambigua Utopia, in tempo di anni di piombo e di tradizionale mancanza di risorse economiche, si rifugia in un'onesta fanzine come Intercom. La chiamo onesta un po' perché la diressi assieme a Bruno Valle per tanti anni, un po' perché non aveva partiti alle spalle da sostenere (non ne esistevano!) o di cui confermare qualcosa, ma soprattutto perché si avviava ad analizzare la funzione politica dell'immaginario. Intercom, che ora è un onesto sito web (www.intercom.publinet.it), è stata per anni un ciclostilato scabro che ricorda oggi le riviste clandestine che giravano nella vecchia URSS. I compagni di questa divertente avventura sono stati molti. Tra i più devoti ricordo Domenico Cammarota, Claudio Asciuti, Mirko Tavosanis, persone che hanno tradizionalmente ingaggiato polemiche a non finire. Tra l'altro Claudio Asciuti interviene direttamente sul numero 34 di Pulp sul rapporto letteratura e ideologia. La redazione di questa Intercom, nata nel 1979, oggi è costituita da Danilo Santoni, Roberto Sturm, Franco Riciardiello, Marco Mocchi, Emiliano Farinella e Andrea Marti.Altra storia è Carmilla, una rivista esplicitamente politica diretta da Valerio Evangelisti. A mio parere si tratta del più lucido laboratorio politico dedicato alla letteratura dell'immaginario.

 

Guardando a ritroso 25 anni di fantascienza italiana litigiosa tutta tesa ad accaparrarsi un editore qualsiasi per pubblicare i propri scritti, e scorgo più il demone dell'autoreferenzialità che del neo-fascismo. Gli inquietanti squadroni neri del fantasy degli anni Ottanta, neppure reduci dei Campi Hobbit e di Terza Posizione, mi sembrano ora più bande di fan disposte a tutto pur di pubblicare della spazzatura. Del resto che fine hanno fatto gli eroici nemici con cui ci scontravamo nelle strade durante gli anni Settanta, quando i giovani rimanevano morti sull'asfalto per un qualche ideale, quando molte vite da entrambe le parti vennero irreversibilmente distrutte?

Farei questo discorso con maggiore sicurezza se molti di noi che siamo considerati la "sinistra della fantascienza" non ci fossimo ritrovati a Genova, durante le contestazioni al vertice dei G8, tra le cariche, i lacrimogeni, gli spari, a correre a perdifiato per ritornare sani e salvi a casa dalle nostre collezioni di Urania e Galassia. A correre nonostante l'età... Eppure, mentre infuriava la battaglia in via Tolemaide, l'amico Claudio Asciuti mi parlava di Van Vogt e della fantascienza. Eppure credo che ci sia una netta differenza tra coloro che durante gli anni Settanta non si sono risparmiati, da qualunque parte fossero, e gli altri. Gli altri sono coloro che si sono finti di destra per scrivere con l'editore di destra e di sinistra quando si pubblicava a sinistra. Tutti noi avevamo un'idea del mondo che solo la letteratura era capace di evocare, e per noi quella letteratura era la fantascienza.

Autore: Domenico Gallo - Delos Science Fiction 71 - Data: 20 novembre 2001

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