Libri di fantascienza
Libri fantasy
Libri Delos Books
Urania - Editrice Nord
Fanucci - Usato
Collezionismo
Pagamenti con carta di credito, bonifico bancario o bollettino postale - Entra »

Tanto il capolavoro di Stanley Kubrick quanto quello di Ridley Scott hanno impresso a fuoco un sigillo sulla visione del futuro, sia dall’angolazione dell’uomo comune come pure del più smaliziato degli appassionati di fantascienza. Stiamo parlando di due opere uniche nel loro genere, capaci di condizionare ininterrottamente le generazioni a venire dei cineasti e degli spettatori, legittimando in questo modo la rispettiva affermazione/imposizione di una norma estetica e stilistica che nessuno ha più potuto permettersi il lusso di ignorare.
In questi film il superamento dell’umanità viene prospettato da due punti di vista diversi, quasi antitetici. Pur con gli opportuni distinguo, potremmo considerare queste pellicole emblematiche di due opposte concezioni della fantascienza: il lavoro di Kubrick a rappresentare il futuro come poteva essere visto prima del crollo delle certezze e della fiducia neopositivistica alimentata dalla propaganda in tempo di Guerra Fredda; la risposta di Scott a esprimere il disagio degli anni Ottanta, il senso di precarietà montante, lo schianto sulla superficie dopo il volo stratosferico ad assaggiare lo spazio, assaporarne sì la conquista, ma solo per la durata di un morso. Una contrapposizione in cui va tenuto tuttavia conto dell’unicità, e quindi della scarsa rappresentatività (almeno intenzionale), dei due lungometraggi assunti a campione. Perché se il loro impatto sulle coscienze e l’inconscio della nostra società di massa è fuori discussione, è anche vero che 2001: Odissea nello spazio si rivela capace di realizzare una singolare sintesi tra le istanze della space opera e una sensibilità prettamente new waver, tra l’outer space della frontiera cosmica e l’inner space delle indagini ballardiane, una fusione che probabilmente riesce totalmente grazie all’ambizione del suo regista e alla vocazione filosofica sottesa all’inconfondibile stampo «metafisico» del suo co-autore, il grande Arthur C. Clarke.
In misura analoga, le potenzialità precognitive e anticipatrici di Blade Runner hanno potuto retro-illuminare il lavoro di Scott anche grazie alla progressiva, inesorabile affermazione di un gusto estetico e di una sensibilità postmoderna (il cyberpunk) che ebbe in questo film la sua chiave di volta, in un meccanismo paradossale che gli anglofoni definirebbero di self-fulfilling prophecy, letteralmente “la profezia che si autoavvera”. Difficile definire dove termini la capacità anticipatrice e dove cominci la sua influenza. Come elegantemente sentenziò nel 1928 il sociologo americano William Thomas nell’enunciato che sarebbe poi rimasto associato al suo nome, “se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”.

2 Chiedo scusa, nella precedente email c'è un refuso (freudiano?): ovviamente quel "liberi" doveva essere "libri".
» postato da Vittorio Catani alle 18:11 del 23-09-2008
3 «Salve, sono articoli come questo che mi fanno sentire vecchio, così come liberi quali "God save the cyberpunk" di Mafalda Stasi mi fecero sentire vecchio nel 1993; ma allora seppi reagire. Complimenti!
»
E perché mai?
Intanto grazie...
X
» postato da X alle 09:19 del 24-09-2008
Puoi continuare la discussione sul forum
1 Salve, sono articoli come questo che mi fanno sentire vecchio, così come liberi quali "God save the cyberpunk" di Mafalda Stasi mi fecero sentire vecchio nel 1993; ma allora seppi reagire. Complimenti!
» postato da Vittorio Catani alle 18:08 del 23-09-2008