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Chi ha avuto la pazienza di proseguire nella visione è stato premiato, dato che la serie dava il suo meglio sulla lunga distanza. La caratteristica del formato miniserie di avere un numero determinato di episodi e un ben definito finale è stata infatti sfruttata a fondo, dando vita a una lunga trama complessiva che lasciava molte domande aperte, tenendo viva la curiosità fino allo scioglimento conclusivo. Il quadro che ne risulta in questo modo è chiaro e coerente, possibilità negata a serie come X-Files, ma dall'altro lato porta a quello che sembra un interesse minimo da parte degli autori per la qualità del singolo episodio: lo spettatore sopporta la noia solo perché aspetta le soluzioni dei misteri, non tanto perché sia interessato alle vicende "di passaggio".
Se sul piano dei rapimenti alieni il riferimento inevitabile (e penso di non esagerare dicendo irraggiungibile) era X-Files, tutta una serie di elementi riconducono invece a una delle più interessanti e sfortunate serie degli ultimi anni, Dark Skies, interrotta con la prima stagione per una serie di vicissitudini produttive. Innanzitutto, l'ambientazione nella storia recente: se là si partiva dagli anni sessanta, con un flashback all'incidente di Roswell nei primi episodi, in Taken si parte direttamente dal 1947 e dalla caduta del disco volante. La prima metteva però in campo tutte le carte fin da subito, ribaltando almeno in parte la versione nota: a Roswell, gli alieni avrebbero annunciato la loro prossima invasione con un ultimatum, ma Frank Bach (J.T. Walsh), giovane militare e futuro capo del Majestic-12, avrebbe convinto il presidente che si trattava di un bluff, facendo abbattere l'astronave. Gli alieni grigi erano in realtà a loro volta vittime degli Hive, esseri simbiotici che potevano prendere il controllo anche della mente umana, e da lì prendeva il via l'invasione silenziosa, che coinvolgeva fatti e persone importanti degli anni sessanta.
In Taken, gli alieni sono i grigi, in grado di cambiare forma a piacimento, e qui il cultore di sf ha il primo accesso di nausea, soprattutto visto che questa caratteristica è inserita tipo deus ex machina e poi buttata via. La prova dell'invasione era in Dark Skies un traduttore universale, affascinante congegno che una volta aperto disegnava un triangolo ondeggiante nell'aria; l'oggetto che il militare Owen Crawford raccoglie dal disco volante e tramanda ai suoi eredi, un semplice tubo di metallo con strane iscrizioni, puzza di copia annacquata. Fulcro della serie più vecchia erano i gangli, mostruosi simbionti a loro volta echeggianti il primo stadio del mostro di Alien, che si insinuavano nei crani delle loro vittime, prendendone il controllo; i rapiti dagli alieni di Taken hanno nel cervello una specie di segnalatore, che una volta estratto rivela una sottile forma insettoide. A guidare entrambe le serie una voce fuori campo che commenta gli eventi: in Dark Skies, coerentemente, quella del protagonista da vecchio, in Taken quella in principio un po' irritante della piccola Allison. La presenza in entrambi i cast di Eric Close dà un nuovo significato al parallelismo: era nella prima il protagonista, nella seconda l'alieno che, sotto sembianze umane, genera il primo ibrido, quasi che Spielberg si fosse appassionato alla sfortunata serie e avesse voluto incorporarla nella propria.
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