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In un certo senso era destino che Splice fosse girato oggi. Se l’avessimo fatto dieci anni fa non avremmo avuto la tecnologia e io non sarei stato capace di gestire adeguatamente il soggetto. Inoltre, fatto ancora più importante, la scienza non era arrivata a questo punto dieci anni fa. I concetti indicati nella sceneggiatura erano fantascienza più che fatti. La ricerca in campo genetico ha fatto passi da gigante, ha recuperato rispetto al mio soggetto. Oggi l’ingegneria genetica è più attuale che mai. Questi tre fattori e un po’ di fortuna hanno fatto cadere Splice nelle mani giuste e l’hanno fatto diventare una realtà.
Sono cresciuto con il Frankenstein di James Whale. Ma non farei mai un remake. Quei film appartengono all’epoca in cui sono stati fatti. Però mi interessava acquisire nozioni da questi classici e modernizzarle. In realtà più che da un film sono stato inspirato da un topo. Un topo che sembrava avere un orecchio umano trapiantato sul dorso. Certo, non era un vero orecchio, ma un oggetto fatto di polimeri. Il topo poi ha sviluppato cartilagine che potrebbe essere usata per trapiantare tessuto umano. L’immagine mi ha colpito. Come un quadro di Salvador Dalì, ho saputo subito che c’era una storia dietro. Quindi non ho pensato a Frankenstein, Mary Shelley o al mito di Prometeo, anche se questi sono i temi esplorati nel film.Questo dimostra anche il fatto che ci ho messo del tempo per scrivere la sceneggiatura; gli scienziati ci hanno messo meno tempo a mappare il genoma umano di quanto non ci abbia messo io a finire la sceneggiatura! (Ride). Questo dimostra anche i progressi esponenziali compiuti dalla scienza.
Ci sono tanti film di mostri. Uno dei miei preferiti e Alien di Ridley Scott, un film quasi perfetto. Ma Splice non ha niente a che vedere con questo. In Alien il mostro è una minaccia nascosta, che si annida nell’ombra. Nel mio film il mostro è sempre sullo schermo, è un altro personaggio. Splice è una pièce da camera. Ci sono solo cinque parti che parlano. Inoltre è un triangolo amoroso. Man mano che la storia si sviluppa, cresce la parte emotiva... Ho deciso di fare questo film subito dopo Cube perché Cube parlava di un gruppo di innocenti di fronte a un orribile dilemma che li obbliga a perdere il senso dell’innocenza. La storia di Splice nasce dalle necessità dei suoi personaggi che sono direttamente responsabili del loro destino. Il mostro nasce dal desiderio di Elsa di avere un figlio, cosa di cui è incapace psicologicamente. Alla fine, l’intento di Splice è mostrare come si crea un mostro piuttosto che mostrare l’atto di ira del mostro.
Il triangolo amoroso è il motore del film, ne è la raison d’être. Il rapporto complesso tra le creature e il loro creatore fa muovere Splice in acque inquietanti ma eccitanti.
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