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Gli elementi di base della trama sono stati ispirati da un’avventura di gioco di ruolo, basata sulla mia serie della Kranio Enterprises, giocata insieme a degli amici nel 1998. Ma ovviamente si è trattato soltanto della scintilla che ha acceso la storia in sé. Scrivendo ClipArt ho tratto ispirazione dai grandi capolavori del Cyberpunk e dalle tonnellate di romanzi di fantascienza che ho letto nel passato. Ma ho anche cercato di trovare una mia strada, perché personalmente trovo Gibson e i suoi romanzi troppo tetri e pessimisti, mentre volevo che le mie storie avessero anche un lato leggero. In questo sono stata influenzata da SnowCrash di Stephenson, ma anche dalla produzione fantascientifica dei manga e anime nipponici degli anni ’90, da molti film di fantascienza per il grande schermo, da serie TV e — non ultimo — dal mio lavoro come esperta di Internet, che mi ha permesso di intuire come la realtà sarebbe stata modificata dalla diffusione delle nuove tecnologie legate alla Rete.
Vediamo. Dei tre personaggi femminili del romanzo, penso che Alexandra Hill — la protagonista principale — sia in realtà la più debole. L’intera trama si sviluppa intorno alle sue debolezze: inizialmente la sua infatuazione, quindi la negazione e per finire il desiderio di vendetta. I due personaggi femminili minori, Rue e Candy, sono molto più forti di lei. Entrambe outsider, una a causa della disabilità e l’altra per il suo ruolo di escort d’alto bordo per milionari viziati, troveranno il loro posto nel mondo, la prima insieme ai suoi amici “virtuali”, mentre l’altra con una banda di motociclisti sgangherati nel deserto. Quindi,come puoi vedere, non stiamo parlando di forza nel senso convenzionale del termine. Alexandra ha l’illusione di avere un ruolo importante e grandi responsabilità, mentre in definitiva è soltanto un burattino nelle mani di Xander. È qualcosa che ho visto succedere nella vita reale e sono convinta che le donne — soprattutto nell’ambiente aziendale e della politica — stiano ancora lottando per infrangere il “soffitto di cristallo” che si ritrovano sopra la testa nei momenti cruciali della loro carriera.
Io adoro il cyberpunk. Ma sai, per quasi dieci anni ormai molti esperti di fantascienza in Italia sono andati in giro predicando che “Il Cyberpunk è morto”. A mio giudizio, non potrebbero sbagliarsi di più: il Cyberpunk è QUI! Ed è probabilmente questo il motivo per cui molti lettori non lo considerano più un tema fantascientifico. I bio-innesti esistono, così come i mondi virtuali — io stessa gestisco un bookclub dedicato alla fantascienza in Second Life — l’interazione sociale si sta legando in modo sempre più forte alle tecnologie di internet — pensa a Facebook, ai client di chat integrati, a Twitter — e i computer “indossabili” sono già una grossa parte della nostra vita personale e lavorativa. Pensa soltanto a quanti iPhone 3G sono stati venduti in Europa il primo giorno in cui sono stati messi in commercio! Quando poi parliamo di problemi sociali e ambientali, non posso fare a meno di notare che gli interessi delle multinazionali già influenzano pesantemente la politica mondiale. L’Asia si sta ritagliando un ruolo sempre più importante, il clima sta impazzendo, le grandi città sono fortemente inquinate e le materie prime stanno diventando sempre più scarse e costose. Non ti sembra un contesto cyberpunk? Di recente ho letto un articolo in cui si diceva che alcune regioni dell’Africa stanno subendo l’inquinamento da metalli pesanti a causa delle tonnellate di computer obsoleti che il mondo occidentale “smaltisce” presso di loro. Immagina: montagne di scheletri di computer in fiamme. E succede ogni giorno!
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