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Heroes: eroi e forse anche qualche eroina della prima stagione

inizio - indietro - pagina 3 di 3 - (fine)


Ali Larter, una dei protagonisti di Heroes ingrandisci
Infine Niki/Jessica. Niki ama il proprio figlio ed è disposta a fare qualsiasi cosa per lui (anche truffare e uccidere?). La sua instabilità emotiva le impedisce comunque di avere un rapporto limpido con Micah, tanto che in alcuni momenti lui si troverà in pericolo per colpa sua.Niki merita un discorso a parte dato che è uno dei personaggi femminili fissi della serie, ma si presenta fin da subito come molto deludente. È l'unica che ha in se una grande forza fisica e caratteriale che se utilizzate in modo adeguato le permetterebbero di essere alla pari con Sylar, ma purtroppo Niki è divisa in due e tutta la forza è sotto il controllo di Jessica, un doppio di sé di cui lei all'inizio non è neanche consapevole, nella migliore tradizione di Dottor Jekyll e Mister Hyde. In Niki si è attuata una spaccatura in due personalità perché non è stata in grado di accettare la trasformazione super umana che avveniva dentro di lei, e quindi non è riuscita ad integrare dentro di sé quei super poteri che invece gli altri personaggi della serie hanno accettato seppur in modo tormentato. Prigioniera di un concetto di se che la vede nel ruolo di moglie e madre, cioè di una persona che si definisce in relazione ad altri, il marito e il figlio, secondo la migliore tradizione patriarcale, non è riuscita ad accettare la grande forza fisica e caratteriale che invece la pone in una situazione di indipendenza e autonomia rispetto agli altri. Finché Niki sarà prigioniera delle categorie mentali imposte dalla società patriarcale, continuerà a vedere questo lato di se stessa come terribile e mostruoso4, qualcosa di cui avere paura, da tenere nascosto e da combattere con ogni mezzo. Solo quando avrà imparato che non c'è nulla da temere nell'essere una donna straordinariamente forte e coraggiosa, allora la spaccatura verrà eliminata e Niki/Jessica saranno una unica persona, una donna libera dalla paura di se stessa, che sovverte le regole repressive della società patriarcale, ma non ha più paura di farlo.È incredibile come l'autore della serie Tim Kring non sia stato in grado di creare con Niki/Jessica un personaggio femminile alla pari con quelli maschili. Leggendo tra le righe, secondo l'autore una donna non può essere forte, anzi è molto facile che sia una vittima, se però è forte allora è un mostro incontrollabile che uccide e distrugge. Assolutamente patetico.

In conclusione in questa prima stagione l'animo femminile viene presentato come qualcosa di mostruoso, caotico, pericoloso o altrimenti di immaturo. In tutti i casi è necessario un controllo esterno, che sia il padre (adottivo o biologico) per Claire, oppure lo psichiatra nel manicomio per Niki/Jessica. Si tratta di controllare e disciplinare la donna perché da sola non è in grado di farlo. Tutto questo riconduce a un concetto di inferiorità della donna e probabilmente Tim Kring non è neanche consapevole di averlo espresso in questa prima stagione di Heroes perché gli stereotipi da lui utilizzati sono radicati profondamente nella società ed è molto difficile liberarsene. In altre serie forse è riuscito meglio a creare donne di carattere che non seguono gli stereotipi  patriarcali, come per esempio Jordan Cavanaugh  in Crossing Jordan. Ma alcuni potrebbero obiettare che Jordan Cavanaugh5 non è una vera eroina d'azione e avventura dato che rientra nella categoria della scienziata tutta cervello, sulla falsariga di altre donne simili protagoniste della recente ondata di serie televisive scientifico-legali come CSI per esempio. Jordan Cavanaugh però è la protagonista unica della serie affiancata da co-protagonisti quindi era assolutamente indispensabile per la sopravvivenza stessa della serie creare un personaggio affascinante coinvolto in storie avvincenti, mentre Heroes è una serie corale dove ci sono molti protagonisti e in questo caso l'autore ha preferito dare più importanza ai personaggi maschili che a quelli femminili. In pratica Tim Kring è riuscito a creare personaggi femminili forti e complessi, ma lo ha fatto usando vecchi stereotipi che hanno come unico risultato quello di contenere e bloccare la forza di questi personaggi  rendendoli assolutamente inutili. La serie rimane comunque appassionante, ma con un retrogusto amaro per una spettatrice femminista. Peccato, un'occasione mancata. 

1 V. CAMPBELL, The Hero with a Thousand Faces.

2 V. BRAIDOTTI, Rosi, Madri mostri e macchine, ManifestoLibri, 2005, Roma, p. 50.

3 Viene in mente il precedente illustre di Psycho diretto da Alfred Hitchcock nel 1960, con un indimenticabile Anthony Perkins nella parte del maniaco omicida.

4 V. BRAIDOTTI, Rosi, Madri mostri e macchine, ManifestoLibri, Roma, 2005, p. 60.

5 V. DOMINGUEZ, Diana, Tough and Tender, Buff and Brainy: A New Breed of Female Television Action Hero Blurs the Boundaries of Gender, scaricato da http://www.academinist.org/mp/mp_archive/archive/december04/ampioa1.html nell'agosto 2007.

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Autore: Luisa Iori - Delos Science Fiction 110 - Data: 11 gennaio 2009

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Commenti

1 mmmmmmm....effettivamente sviscerando Heroes in questo modo si notano cosucce fastidiose, ma sinceramente io rimango comunque dell'idea di godersi le cose (tv, libri, musica) senza sottilizzare e analizzare troppo, pena perdere appunto tutto il gusto della fruizione. Prendo ad esempio il mondo di Tolkien, in cui si nota la quasi totale assenza di personaggi femminili e il fatto che i pochi presenti siano praticamente insignificanti (facciamo giusto una piccola eccezione per Eowin...?): a me piace comunque, lo leggo e rileggo senza stancarmi, mi affascina e mi diverte. Pazienza per il femminismo, che comunque come tutti i movimenti è arrivato alla stagnazione e avrebbe bisogno di rivedere obiettivi e metodi. Un augurio: forse dovremo aspettare una serie tv creata da una donna per vedere ribaltate le parti...? Speriamo bene! Paola

» postato da yliharma alle 10:56 del 12-01-2009

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