1.Hybris

Hybris Noèsis æthernæ Meth.

Era stato scritto con caratteri invisibili nell’ultimo pianto della libertà. Tracciato su un numero incalcolabile di muri di biogranito e marmo osseo, vetroresina e cemento neurostrutturato, metallo e fibre poliorganiche; su ponti e strade connesse in ogni angolo del globo a ogni altezza e direzione; sopra le arterie e le vene che pulsavano nella carne e nel metallo del pianeta: un fitto mosaico di linee biorganiche di trasmissione d’anima e materia.

Era stato scritto dalla Nuova Anarchia in ogni anfratto dell’utero di Bhaga, la Bestia che, livello su livello, organo dopo organo, aveva sepolto la terra e i mari in una tomba di muscoli e acciaio. La Bestia che si era nutrita del mondo, delle sue speranze e della sua libertà.

Hybris Noèsis æthernæ Meth.

Inserii quelle quattro parole di fila, impilandole una dopo l'altra nella neonata memoria di Noa. Quelle quattro parole erano come un vagito, una sorta di tetragràmaton del suo venire al mondo e delle mie speranze. Quindi incapsulai Noa nei profondi recessi dell'Arkhè. Dovevo ora dare il permesso a Bagha di espropriarci l'anima? La voce del Panarca risuonava per l'intera stanza.

– Sarà Merito dell'Arkhè di Bèl Hadàd Saphòn se Bhaga punterà alla costruzione di Babbilani? La Soluzione sarà oggi calcolata? L'Ultima Risoluzione sarà finalmente adottata nonostante l'ostracismo della Nuova Anarchia?

Sarà oggi!, pensai e diedi il mio benestare, quanto tempo mi restava da vivere? Un brivido attraversò il mio corpo: Bhaga aveva già iniziato? Il calcolo della Soluzione non sarebbe durato che pochi minuti, ma quanto a lungo sarebbe durata ancora la mia concessione d'Anima?

Fu in quell'istante che avvertii l'ombra di Ishtar alle mie spalle; mi voltai e l'osservai con dolcezza: c'era dolore e furia nei suoi occhi perfetti. Lei non poteva capire; la sua mente, ormai obnubilata dal timore di quel che sarebbe stato, non avrebbe afferrato i miei contorti ragionamenti.

Il suo essere mutevole, passionale, che tanto amo e al quale ho dedicato l'intera mia esistenza, la porta sempre a navigare presso sponde più adatte al pensiero che non alla realtà; ed essa imprevedibilmente le sfugge da qualche fessura dei suoi cristallini ideali.

Cristalli simili ai frammenti di vetro del bicchiere, appena caduto a terra in un istante di sgomento e in un lago di siero rosato.

­ – Isthar... – mormorai per cercare di lenire il suo furore.

Ancora oggi la rivedo fissare con astio la proiezione del discorso sull'Ultima Risoluzione: l'immagine del Panarca che si staglia sullo schermo ha l'austero cipiglio di chi ha affrontato la visione del futuro e ne è uscito con orgoglio:

– Ciò che la Nuova Anarchia si ostina a non comprendere è la necessarietà della Teogamia, del matrimonio tra le divinità – esclama il Panarca, – la Ierogamia che vivremo seguirà dal calcolo della Soluzione e sarà quindi da considerarsi un rito transitorio, non sostitutivo. Una celebrazione intermedia volta ad avvicinarci alla Teogamia stessa.