Ogni tanto sarebbe opportuno tornare alle origini di un fenomeno anche solo per vedere il cammino percorso fino al presente. Questo, nel caso specifico delle saghe di fantascienza, appassionanti e offerte dalla letteratura vuol dire riguardare cosa è stato prodotto dal 1926 in poi, da autori che hanno lavorato sodo per creare universi e storie nelle quali generazioni di appassionati hanno impegnato ore di lettura. 

In questa rassegna (di sicuro non del tutto esaustiva), abbiamo deciso di occuparci degli autori americani ed inglesi di saghe letterarie che sono andate oltre il limite della “trilogia”, scelta soggettiva e forse anche opinabile, ma comunque un buon pretesto per parlare di autori e serie che hanno contribuito nel corso di un secolo a costruire la Fantascienza.

Si parte con Edward Elmer Smith, meglio conosciuto come E.E. “Doc” Smith (1890–1965), indubbiamente uno dei pionieri della fantascienza americana, considerato da molti il padre della space opera. La sua produzione ha contribuito in modo decisivo a definire il tono, l'immaginario e le ambizioni del genere negli anni tra le due guerre mondiali e oltre. Le sue due serie principali, Skylark e Lensman, hanno avuto un impatto duraturo sulla letteratura fantascientifica, influenzando autori successivi come Isaac Asimov e Larry Niven.

La serie Skylark (1928–1965) è uno dei primi esempi di fantascienza interplanetaria su larga scala. La trama ruota attorno al geniale scienziato Richard Seaton, che scopre un nuovo modo per convertire l’energia atomica e costruisce un’astronave, la Skylark, per esplorare l’universo. Inizia così una corsa con il suo rivale, il malvagio DuQuesne, che vuole usare la tecnologia per i propri fini. L’ambientazione è un universo in cui la scienza, spesso priva di rigore realistico, serve da trampolino per l’avventura e l’esplorazione. Mondi alieni, civiltà sconosciute, battaglie cosmiche e tecnologie miracolose si susseguono in un crescendo epico. Il tono è ottimista, eroico, quasi mitologico, con chiari elementi pulp. I protagonisti sono intrepidi, gli antagonisti decisamente malvagi, e l'universo è un campo di battaglia tra Bene e Male con le iniziali maiuscole. Il primo romanzo, The Skylark of Space, fu scritto nel 1915, ma pubblicato solo nel 1928 sulla rivista “Amazing Stories”. Seguono Skylark Three (1930), Skylark of Valeron (1934-1935) e Skylark DuQuesne (1965), completando una saga che si sviluppa in modo sempre più vasto e cosmico.

In Italia, la saga di Skylark è meno conosciuta della serie Lensman, ma alcuni volumi sono apparsi a partire dagli anni '60 e '70, soprattutto in collane come Urania e Galassia, spesso in traduzioni parziali o adattate. Il tono avventuroso e “datato” ha limitato la sua diffusione presso il pubblico italiano, che ha mostrato di preferire opere più moderne o con temi più profondi.

L’altra serie è quella dei Lensmen (1934–1954), ritenuta un po’ la summa dell’immaginario smithiano. Ambientata in un lontano futuro, narra l’eterna guerra tra le forze del Bene, rappresentate dalla civiltà galattica democratica dell'Arisia, e quelle del Male, impersonate dalla razza Eddoriana e dai loro agenti subdoli. I protagonisti sono i Lensmen, membri di un corpo d’élite dotato della Lente, un potente strumento mentale che funge da arma, chiave telepatica e simbolo di autorità morale. Il più noto di loro è Kimball Kinnison, figura archetipica dell’eroe puro e determinato.

La saga si svolge in un universo incredibilmente vasto, con milioni di pianeti, battaglie spaziali su scala galattica e tecnologie mentali e fisiche che rasentano la magia. Il tono è epico, solenne, idealista. La morale è manichea: non c’è ambiguità tra Bene e Male, ma una netta divisione cosmica tra ordine e caos.

La serie comprende sei romanzi principali, più un “prequel”: Triplanetary (1934, rivisto nel 1948); First Lensman (1950); Galactic Patrol (1937); Gray Lensman (1939); Second Stage Lensmen (1941); Children of the Lens (1947).

Smith iniziò con Galactic Patrol e successivamente ordinò la cronologia, riscrivendo Triplanetary per adattarlo alla nuova mitologia arisiana, attuando una operazione poi diventata famosa come “retcon”.

Originariamente serializzati su riviste come “Astounding Stories”, i romanzi furono pubblicati in volume a partire dagli anni '40. La serie conobbe un enorme successo, al punto da ispirare anche un anime giapponese negli anni ’80 e numerose imitazioni e omaggi nel mondo della fantascienza.

La saga Lensman arrivò in Italia negli anni '60 grazie alla collana “I Romanzi di Urania”, anche se spesso in forma abbreviata o con traduzioni molto libere. Il primo volume pubblicato fu Pattuglia Galattica (Galactic Patrol) nel 1962. Negli anni '80 e '90 alcuni editori, come Nord, riproposero l’intera serie con traduzioni più fedeli e accurate. Tuttavia, la ricezione in Italia è stata sempre più tiepida rispetto agli Stati Uniti, forse per il tono fortemente idealista e lo stile narrativo considerato datato da una parte del pubblico.

Le opere di E.E. “Doc” Smith sono fondamentali per capire l'evoluzione della fantascienza. Il suo stile può sembrare ingenuo o retorico ai lettori moderni, ma la sua capacità di immaginare conflitti intergalattici su scala cosmica, di creare eroi larger-than-life e di costruire un universo coerente e immenso ha aperto la strada a tutta la fantascienza epica successiva. Le sue serie Skylark e Lensman rimangono monumenti di un’epoca pionieristica, ancora oggi affascinanti e leggendole si trovano i semi sviluppati in produzioni tuttora in corso, quali Star Trek o i fumetti Marvel e DC con ambientazione intergalattica.

<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/James_S._A._Corey">Robert Heinlein</a>
Robert Heinlein

Robert Anson Heinlein (1907–1988) è di sicuro molto più conosciuto rispetto a Smith. Considerato uno dei “Big Three” della fantascienza classica insieme a Isaac Asimov e Arthur C. Clarke, Heinlein ha avuto un ruolo centrale nello spostare il genere da semplice intrattenimento pulp a uno strumento di speculazione sociale, politica e filosofica. La sua produzione è ampia e variegata ma in questa occasione vogliamo occuparci della sua opera più ambiziosa sotto il profilo progettuale ovvero la “Future History”, una cronologia coerente di racconti e romanzi che illustrano lo sviluppo della società umana nei secoli futuri.

Immaginata da Heinlein tra la fine degli anni '30 e gli anni '50, copre circa due secoli di storia futura, dall'inizio del programma spaziale terrestre fino alla formazione di una nuova civiltà umana tra le stelle. Non si tratta di una serie nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto di un mosaico di storie indipendenti che condividono uno sfondo comune e in alcuni casi personaggi o famiglie ricorrenti. Nel 1941, Heinlein e il suo editore John W. Campbell pubblicarono una tavola cronologica della Future History sulla rivista “Astounding Science Fiction”, rendendola il primo esempio di “cronologia futura” della fantascienza moderna. Il tono delle storie varia molto: alcune sono ironiche e leggere, altre drammatiche e cupe, ma tutte sono attraversate da una profonda riflessione sui temi cari a Heinlein: individualismo libertario, responsabilità civica, libertà personale vs controllo governativo, evoluzione sociale e tecnologica, ruolo della scienza e della razionalità, sessualità e famiglia, in visioni spesso anticonformiste per l’epoca. Il risultato è una saga che, pur nella sua frammentarietà, delinea l’evoluzione morale e sociale dell’umanità, più che quella tecnologica. Heinlein progettò circa 30 opere per la Future History; alcune non furono mai scritte, ma 21 furono effettivamente pubblicate. Eccole:

- The Past Through Tomorrow (1967). Questa antologia include quasi tutte le storie complete della Future History scritte fino a quel momento.

Racconti brevi e novelle:

- Life-Line (1939) è il primo racconto pubblicato da Heinlein, sull’immortalità.

- The Roads Must Roll (1940), narra di una crisi in un'infrastruttura di trasporto vitale.

- Blowups Happen (1940). Il tema centrale è il rischio nucleare e responsabilità scientifica.

- The Man Who Sold the Moon (1950) è la storia di un magnate che privatizza l’esplorazione lunare.

- Delilah and the Space Rigger (1949), sessismo nello spazio.

- Space Jockey (1947): un pilota spaziale che cerca di tenere in equilibrio lavoro e famiglia.

- Requiem (1940): il sogno di andare sulla Luna, a ogni costo.

- The Long Watch (1949), un atto di eroismo per salvare la Terra da un colpo di Stato.

- Gentlemen, Be Seated! (1948), ovvero una missione di manutenzione con esiti imprevisti.

- The Black Pits of Luna (1948): un bambino si perde sulla Luna.

- It's Great to Be Back! (1947): nostalgia della Luna.

- We Also Walk Dogs (1941): un’impresa che “fa l’impossibile”.

- Searchlight (1962), storia di una bambina cieca dispersa nello spazio.

- Logic of Empire (1941): la schiavitù economica su Venere.

- Coventry (1940): un dissidente finisce in una “colonia libertaria”.

- Misfit (1939), come un giovane emarginato trova il suo posto tra le stelle.

- If This Goes On (1940), una rivoluzione contro una teocrazia americana.

- Universe (1941): la prima parte della novella lunga su un’astronave generazionale.

- Common Sense (1941): la seconda parte sull’astronave generazionale.

- Methuselah’s Children (1941, rivisto nel 1958): la storia degli Howard, una stirpe geneticamente longeva.

Alcuni racconti annunciati nella cronologia originale (come Fire Down Below, The Sound of His Wings e Eclipse) non furono mai scritti, anche se parti di quei concetti furono riprese in romanzi successivi, come Stranger in a Strange Land o Time Enough for Love, che però non fanno parte ufficialmente della Future History, pur condividendone spirito e tematiche. Heinlein iniziò a pubblicare queste storie a partire dal 1939 su riviste come “Astounding Science Fiction”. La struttura della Future History si formalizzò nel 1941, con la famosa “timeline”. Durante gli anni '40 e '50, lo scrittore fu uno degli autori più rispettati nel circuito delle riviste e passò rapidamente ai romanzi, diventando uno dei primi professionisti di fantascienza a vivere esclusivamente del suo lavoro letterario.

Il successo della Future History culminò con la pubblicazione della raccolta The Past Through Tomorrow nel 1967 (Putnam), che divenne un riferimento per i fan e i critici.

Le prime pubblicazioni italiane risalgono agli anni '50, soprattutto su “Urania” e “I Romanzi del Cosmo”, spesso con traduzioni semplificate, titoli modificati e, talvolta, tagli censori (soprattutto su temi religiosi o sessuali). Negli anni ‘50 e ‘60 uscirono solo Rivolta 2100 (If This Goes On—) su Urania n. 7 nel 1953 e Universo (contenente Universe e Common Sense). Negli anni tra il 1980 e il 2000, grazie a editori come Editrice Nord, Fanucci, Mondadori, molte opere furono ripubblicate in versioni integrali e con maggiore fedeltà filologica. Tuttavia, la Future History non è mai stata raccolta in modo organico in italiano, né è stata presentata come una saga unificata al grande pubblico. L’approccio italiano ha frammentato la percezione dell’opera, lasciando molte storie isolate o poco conosciute.

La Future History è il modello archetipico di world & story building nella fantascienza. Ha ispirato, tra le altre, le Robot stories e la Foundation di Asimov e le cronologie interne di autori come Larry Niven e Poul Anderson. Anche se oggi Heinlein è figura controversa per alcune sue posizioni ideologiche (militarismo, sessualità non convenzionale, individualismo radicale), è impossibile negare la profondità, lungimiranza e coerenza del suo progetto narrativo. La sua Future History è una visione profonda e complessa del futuro dell’umanità, narrata con intelligenza tecnica, ironia e grande consapevolezza sociale. Un affresco che sfida ancora oggi il lettore a interrogarsi su progresso, libertà, autorità e destino umano, spesso sottovalutato in Italia, ma imprescindibile per chiunque voglia comprendere l’evoluzione del genere. Insomma, con Heinlein la fantascienza si arricchisce di temi sociali e spunti di riflessione e discussione.

Dal canto suo, James Blish (1921–1975) è stato uno degli scrittori più raffinati e filosofici della fantascienza del XX secolo. Dotato di una profonda formazione scientifica, letteraria e musicale, ha saputo unire speculazione scientifica, critica sociale e riflessione morale in opere di grande complessità. La sua opera più celebre e ambiziosa è Cities in Flight (Le Città Volanti, 1950–1962), una tetralogia che racconta un futuro in cui intere città terrestri fuggono dalla Terra per diventare nomadi dello spazio. L’idea centrale della saga è tanto poetica quanto audace: le città della Terra si staccano dal suolo e viaggiano per la galassia come astronavi, alla ricerca di lavoro e sopravvivenza economica. Questa possibilità è offerta da due scoperte immaginarie: Il motore a spinta di campo spindizzante (spindizzy), che consente la gravità artificiale e il volo interstellare, insieme al farmaco anti-ageless, che permette una vita potenzialmente eterna. Queste tecnologie rivoluzionano l’umanità e danno inizio a una nuova epoca: l’era delle Okie cities, nomadi interstellari in cerca di commesse, simili agli operai migranti della Grande Depressione americana (da cui il termine “Okies”). La saga si sviluppa su millenni, dalla caduta della civiltà terrestre alla morte termica dell’universo, seguendo personaggi ricorrenti (come John Amalfi e Chris deFord) e soprattutto la città volante di New York. I quattro romanzi furono raccolti in volume da James Blish tra il 1955 e il 1962, anche se alcune parti erano state pubblicate come racconti autonomi in precedenza.

They Shall Have Stars (1956) è il titolo originale del racconto lungo Bridge e At Death's End, ambientato nel XXI secolo, racconta la decadenza burocratica degli Stati Uniti e le origini delle tecnologie che permetteranno alle città di volare. È il romanzo più cupo e politico della serie, con toni da distopia orwelliana e una forte critica all’inerzia delle istituzioni.

In A Life for the Stars (1962), seguiamo il giovane Chris deFord, strappato alla Terra e integrato nella vita delle città spaziali. Questo volume è un classico romanzo di formazione nello spazio, con elementi di avventura e scoperta.

Earthman, Come Home (1955) è il cuore pulsante della saga. Composto inizialmente da una serie di racconti collegati (scritti tra il 1950 e il 1953), il romanzo segue New York nel suo vagabondare per la galassia come città Okie. Il protagonista è John Amalfi, sindaco della città, in conflitto con imperi stellari, colonie ribelli, entità aliene e cataclismi cosmici. Il romanzo è nato dall’unione di quattro racconti originari: Okie, 1950; Bindlestiff, 1950; Sargasso of Lost Cities, 1951; Earthman, Come Home, 1953.

The Triumph of Time (1958) è il capitolo finale e metafisico della saga. Le città affrontano l'entropia e la fine dell’universo stesso, con una riflessione sull’infinito, la morte e la rinascita cosmica. Le tematiche centrali del ciclo vertono su decadenza e rinascita: le città, come le civiltà, passano attraverso cicli di fioritura e declino; nomadismo economico. L’analogia con i lavoratori migranti post-Depressione è chiara, longevità e alienazione: l’immortalità porta isolamento e disincanto, tecnologia come simbolo morale. Lo spindizzy non è solo una trovata tecnologica, ma una metafora della libertà (o dell’illusione di essa) e misticismo scientifico, soprattutto nell’ultimo romanzo, dove la scienza sfocia in cosmologia quasi religiosa.

James Blish scrisse inizialmente i racconti che avrebbero composto Earthman, Come Home per riviste come “Astounding Science Fiction” tra il 1950 e il 1953. In seguito, revisionò e riorganizzò il materiale in forma romanzata, tuttavia l’ordine di pubblicazione delle storie non corrisponde a quello cronologico della saga. Nel 1970, Ballantine pubblicò l’intera saga in un singolo volume omnibus: Cities in Flight, oggi l’edizione di riferimento.

Le opere di Blish arrivarono in Italia già dagli anni ’60, spesso in edizioni singole o antologie parziali. Ecco le edizioni principali:

- Cittadino della Galassia (A Life for the Stars), Urania n. 329, 1963).

- Uomo, ritorna sulla Terra! (Earthman, Come Home), Urania n. 287, 1962

- La fine dell’eternità (The Triumph of Time), Urania n. 424, 1965.

- Avranno le stelle (They Shall Have Stars), Cosmo Argento n. 55, Editrice Nord, 1977.

- Città nello spazio, pubblicazione integrale dei quattro romanzi, in un volume di Editrice Nord (Collana Cosmo Oro), 1984.

Alcuni romanzi sono stati ripubblicati anche da Fanucci e da altri editori nel corso degli anni 2000, sebbene con scarsa diffusione.

Cities in Flight è uno dei rari esempi di space opera filosofica, dove lo spettacolo cosmico è sempre bilanciato da una riflessione etica e storica. L’opera ha influenzato la fantascienza di tono “alto”, come quella di Gene Wolfe, Dan Simmons o Iain M. Banks. James Blish, con questa saha ha creato un ciclo narrativo che attraversa lo spazio, il tempo e le aspirazioni più profonde dell’umanità. È una saga che unisce rigore intellettuale, visione epica e profonda malinconia, un inno all’ingegno umano e al suo desiderio di sopravvivere anche quando l’universo volge al termine.

Isaac Asimov (1920–1992) può tranquillamente essere definito lo scrittore di fantascienza per antonomasia. Anche chi non ha mai letto questo genere lo cita come autore paradigmatico. Il suo contributo alla fantascienza ruota principalmente attorno a una monumentale costruzione narrativa: la Saga della Fondazione. Nata come trilogia indipendente negli anni '40, la Fondazione divenne nel tempo il fulcro di un grande universo narrativo unificato, che includeva tutte le altre storie scritte da Asimov per il Ciclo dei Robot e il Ciclo dell’Impero Galattico. Quello che all’inizio era un esercizio intellettuale ispirato al testo Storia della decadenza e caduta dell’Impero romano di Edward Gibbon si è trasformato, nel corso dei decenni, in una delle opere speculative più ambiziose della letteratura moderna. Asimov iniziò a scrivere Foundation nel 1941, su richiesta di John W. Campbell, direttore della rivista “Astounding Science Fiction”. L’idea di fondo era che uno scienziato del futuro potesse prevedere il destino della civiltà umana grazie a una nuova disciplina, la psicostoria: una fusione di sociologia, statistica e matematica. La prima trilogia fu pubblicata in volume tra il 1951 e il 1953: Foundation (1951) è la raccolta di cinque racconti originariamente pubblicati tra il 1942 e il 1944, introduce Hari Seldon, la psicostoria e la nascita della Prima Fondazione su Terminus; Foundation and Empire (1952) e formata da due lunghi episodi: la caduta dell’Impero e la minaccia del Mulo, sorprendente mutante comparso come variabile non segnalata dalle previsioni psicostoriche; In Second Foundation (1953), la Fondazione combatte per la sopravvivenza, mentre una seconda, organizzazione segreta lavora per mantenere in vita il Piano Seldon.

Negli anni '80, spinto dai fan e dall’editore, Asimov riprese la saga dopo trent’anni di pausa, con l’obiettivo di integrare le sue varie serie (Robot, Impero, Fondazione) in un’unica cronologia.

Ecco l’elenco della nuova produzione, non per data di edizione ma come collocazione nell’affresco storico narrativo:

- Prelude to Foundation (1988). Segue Hari Seldon alle origini della psicostoria, in una galassia ancora dominata dall’Impero.

- Forward the Foundation (1993 – postumo). Narra gli ultimi anni di vita di Seldon, le sue lotte politiche e la realizzazione del Piano.

- Foundation’s Edge (L’orlo della Fondazione, 1982). Primo vero romanzo della saga, non più episodico. Introduce Gaia, mente collettiva planetaria, e rilancia la trama su scala ancora più vasta.

- Foundation and Earth (1986). Un viaggio alla ricerca del leggendario pianeta Terra e del significato ultimo della civiltà galattica.

Con i romanzi degli anni ’80, Asimov costruisce retroattivamente una grande cronologia che parte dal futuro prossimo (con i Robot), passa per la colonizzazione galattica (Ciclo dell’Impero), e culmina nella Fondazione. Quello che segue è l’elenco delle opere che segue l’ordine cronologico interno (semplificato):

- Ciclo dei Robot: Abissi d’acciaio (1954), Il sole nudo (1957), I robot dell’alba (1983), I robot e l’Impero (1985).

Ciclo dell’Impero: Paria dei cieli (1950), Le correnti dello spazio (1952), Il tiranno dei mondi (1951).

Ciclo della Fondazione: Preludio alla Fondazione, Fondazione anno zero, Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione, L’orlo della Fondazione, Fondazione e Terra.

Asimov spiega questa fusione nella prefazione a L’orlo della Fondazione, dove ammette di aver ripensato l’intero corpus come un’unica grande “Storia del Futuro” – un’operazione di retro-fitting narrativa mai tentata su tale scala.

Le prime storie furono pubblicate su “Astounding Science Fiction” tra il 1942 e il 1950. I volumi della trilogia uscirono per Gnome Press, in edizioni economiche ma significative per i fan. Negli anni '60, la trilogia fu ristampata in edizioni mass market da Doubleday e divenne un bestseller. La nuova serie degli anni ’80 fu pubblicata da Doubleday/Del Rey, raggiungendo grande successo commerciale. Foundation’s Edge vinse il Premio Hugo nel 1983 come miglior romanzo.

La trilogia originale è apparsa in Italia su Urania Mondadori tra il 1960 e il 1963: Cronache della Galassia (1959, per Fondazione), Il crollo della Galassia centrale (1960, per Fondazione e Impero), L’altra faccia della spirale (1961, per Seconda Fondazione). I titoli, inizialmente poco coerenti, furono poi uniformati nelle ristampe. La diffusione attraverso Urania ha avuto un impatto enorme nel fare di Asimov un autore popolare in Italia. Negli anni '80 e '90, Editrice Nord pubblicò la saga completa con traduzioni più accurate e nuove edizioni cartonate e tascabili (Cosmo Oro, Cosmo Argento). Oggi Mondadori detiene i diritti principali e propone ciclicamente ristampe in volumi singoli o omnibus, anche con il marchio Oscar Draghi.

Dopo la morte di Asimov, la vedova Janet Asimov e l’Asimov Estate autorizzarono tre scrittori di fantascienza a scrivere una trilogia-prequel ambientata nel mondo della Fondazione: Gregory Benford – Foundation’s Fear (1997); Greg Bear – Foundation and Chaos (1998); David Brin – Foundation’s Triumph (1999). Questi romanzi approfondiscono la figura di Hari Seldon, le intelligenze artificiali come R. Daneel Olivaw, e il conflitto tra psicostoria e altre visioni del futuro.

Tuttavia, l'accoglienza critica è stata mista: gli appassionati più puristi li considerano apocrifi, ma sono interessanti per chi desidera un’espansione speculativa dell’universo asimoviano con un approccio moderno da hard scifi. La Fondazione non potrebbe avere un nome più evocativo, perché può essere davvero definita la Fondazione su cui si è basata la fantascienza da quel momento in poi, la psicostoria, le tre leggi della robotica, l’universo dove non esistono alieni “strani” ma solo umani sono elementi che hanno ispirato centinaia di opere in tutti i campi. Questo ciclo di romanzi preso nella sua interezza è uno dei tentativi più ambiziosi di raccontare il destino dell’umanità su scala cosmica, attraverso la lente della razionalità, della scienza e della storia.

Con la sua fusione di avventura, sociologia, matematica e filosofia, Isaac Asimov ha costruito un monumento letterario che ancora oggi affascina lettori, scienziati e narratori. Una trattazione superficiale come questa non ha altro scopo che ricapitolare la sua opera per chi volesse rileggerla o approcciarla per la prima volta. Per approfondimenti critici e analitici vi indichiamo due testi in inglese: Asimov's Foundation and Philosophy di Joshua Heter e Josef Thomas Simpson del 2023 e Conversations with Isaac Asimov di Carl Freedman del 2005.