L’attore William Shatner, al secolo il capitano James Tiberius Kirk dell’astronave Enterprise di Star Trek, partecipò al famoso show televisivo Saturday Night Live nel dicembre del 1986. Coerentemente con lo stile dello show, Shatner, tra le altre cose, fece anche un famoso sketch nel quale interpretava se stesso ospite di una convention di fan della serie televisiva che lo aveva reso famoso. Esasperato dal pubblico, rappresentato come un gruppo di disadattati sociali e in sovrappeso, interessati solo a delle insignificanti minuzie sul mondo di Star Trek, alla fine Shatner esplose sul palco con quella che era destinata a diventare una battuta storica: «Get a life!», ovvero: «Fatevi una vita!».

Leggenda vuole che in realtà fosse tutta una messa in scena. Lo stesso attore nel 1999 pubblicò un libro con lo stesso titolo, insieme a Chrisk Kreski, dove aveva intervistato numerosi fan della saga creata da Gene Roddenberry, dando così modo di far conoscere il variegato mondo degli appassionati, che non era sempre ritratto come un nerd brufoloso. Non soddisfatto, nel 2012 realizzò anche un documentario.

I fan, tuttavia, non sono una prerogativa di Star Trek, ma nel mondo della fantascienza sono sempre esistiti, almeno da quando la stessa science fiction è stata inventata.

Lo storico della fantascienza Sam Moskowitz, nel suo saggio dal titolo The Immortal Storm A History of Science Fiction Fandom (1954), racconta di come i primi appassionati di fantascienza americana, avessero preso a intavolare animate chiacchierate in una apposita rubrica sulla rivista Amazing Stories, creata da Hugo Gernsback, l’editore e inventore americano di origini lussemburghesi a cui si deve proprio se non la nascita quantomeno la presa di coscienza dell’esistenza di una narrativa che aveva nella scienza e nell’immaginazione i suoi punti di forza.

Scrive Moskowitz: “La comparsa delle lettere dei lettori nella rubrica «Discussioni» di Amazing Stories segnò l'inizio del fandom di fantascienza come lo conosciamo oggi. Il volume e la qualità della posta ricevuta dalla rivista di fantascienza sono sempre stati fonte di meraviglia, soprattutto per chi non è del settore. E ai vecchi tempi i fan di Amazing erano pronti e disponibili a discutere di qualsiasi cosa. L’entusiasmo con cui chiacchieravano di argomenti scientifici era direttamente riconducibile a qualche fatto scientifico che aveva suscitato il loro interesse nella lettura delle storie. Che si trattasse di astronomia, biologia, fisica o chimica, i fan sollevavano un quesito a cui la scienza coeva non sapeva rispondere, ma a cui la fantascienza cercava di rispondere. E i lettori esprimevano la loro opinione su quanto logicamente fosse la risposta offerta. Oggigiorno, naturalmente, i fan sono più interessati a discutere delle tendenze nella narrativa del passato. Ma a quei tempi, poiché un background comune di lettura era l’eccezione piuttosto che la regola, questo era fuori questione. Non avevano riviste, autori, tradizioni ed eventi di cui parlare. Se due fan avevano letto una dozzina di racconti uguali prima di conoscersi tramite la corrispondenza avvenuta su «Discussioni», era molto insolito e qualcosa su cui commentare con meraviglia. E quindi, avendo poco spazio per uno scambio di simpatie e antipatie, i fan di quel decennio si concentravano naturalmente sulle discussioni scientifiche”.

Oltre ai fatti scientifici, i primi fan americani discutevano anche dei racconti che leggevano, esprimendo preferenze per questo o per quell’altro scrittore e di fatto stavano dando vita, il cui merito va a Gernsback, al fandom, ossia alla comunità di appassionati di fantascienza.

Sempre Moskowitz, ci racconta della nascita della Science Fiction League, ossia di una sorta di club degli appassionati, che tentava di promuovere la scienza e la fantascienza e che aveva iscritti in varie parti degli Stati Uniti e di quando nel 1939 si tenne la prima convention di fantascienza, ovvero la WorldCon (World Science Fiction Convention), manifestazione che si svolge tutt’ora, che radunava in un unico luogo gli appassionati, che finalmente potevano incontrare gli addetti ai lavori, direttori e editori delle riviste, illustratori e soprattutto i loro beniamini: gli scrittori di fantascienza. Molti appassionati, poi, diventavano a loro volta scrittori e la loro carriera spesso iniziava sulle cosiddette fanzine, parola che nasce dalla contrazione delle parole fanatic (appassionato) e magazine (rivista) e che erano per l’appunto riviste amatoriali, stampate alla bell'e meglio.

Qualche anno dopo, nel 1960, nel suo saggio New Maps of Hell (tradotto in italiano come Nuove mappe dell'inferno), lo scrittore e critico letterario britannico Kingsley Amis provo a tracciare un vero e proprio ritratto del fan di fantascienza, usando queste parole: “[…] quali sono le caratteristiche di coloro che leggono le opere di fantascienza? A questo proposito le notizie abbondano, sia in quantità che in contraddittorietà. Un cauto tentativo di conciliare un certo numero di queste fonti porta a concludere che i maschi superano di gran lunga le femmine: la proporzione varia da quindici a uno a cinque a uno. La disparità è probabilmente in diminuzione. Riguardo all’età la media dovrebbe essere tra i ventisette e i trenta anni, con uno spruzzo di studenti giovani e un certo numero di adepti veterani come me. Quanto alle occupazioni è naturale che vi sia una certa abbondanza di quelle scientifiche o tecnologiche come ingegneri, chimici, ricercatori e così via che costituiscono forse il quaranta per cento dei lettori, anche se il direttore di Astounding sostiene che “quasi tutti” i suoi lettori sono “preparati e occupati tecnicamente”. Altri gruppi che vengono citati come numericamente importanti sono le professioni non scientifiche, gli studenti universitari e le forze armate”.

Ancora, nel 1979 il teorico della fantascienza Darko Suvin, scriveva nel suo seminale saggio Le Metamorfosi della fantascienza. Poetica e storia di un genere letterario (Metamorphoses of Science-Fiction. On the Poetics and History of a Literary Genre): “Il peso della fantascienza nel nostro tempo è in continuo aumento. Innanzitutto i dati dimostrano che, nelle nazioni maggiormente industrializzate (Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Giappone), la sua popolarità è cresciuta sensibilmente nel corso degli ultimi cento anni, nonostante fluttuazioni locali e a breve termine. L’interesse per la fantascienza si è sviluppato soprattutto fra quei gruppi o strati portanti della società moderna che sono i laureati, i giovani scrittori e i lettori di avanguardia capaci di recepire i nuovi valori. È questo un risultato culturale significativo, che va al di là di un censimento strettamente quantitativo”.

Grande affluenza a Stranimondi 2016
Grande affluenza a Stranimondi 2016

Se volessimo così tracciare un profilo del fan di fantascienza così come si è storicamente determinato dovremmo dire che è un uomo, tra i 20 e i 40 anni, laureato o comunque con un solido background scolastico nel campo delle scienze esatte, con un lavoro di alto profilo, sicuramente è un lettore vorace, ma anche appassionato di astronomia e più in generale di scienze.

Il profilo del tipico fan di fantascienza è cambiato nel corso del tempo, basta pensare che se storicamente sono stati gli uomini a leggere fantascienza, oggi sono le donne a essere le maggiori fruitrici di science fiction. Inoltre, una volta c’era la narrativa a solleticare la mente dell’appassionato e al massimo i fumetti e il cinema, oggi invece ci sono la televisione con le serie TV, i videogiochi, i giochi di ruolo, la musica e, soprattutto, i nuovi media. Va registrato a tal proposito come i fan si siano, nel corso degli ultimi trent’anni, spostati sul web. Le fanzine sono state sostituite da siti d’informazione, le lettere spedite a una rivista dai social network e se anche le convention sono ancora un momento d’incontro per i fan tra di loro e per conoscere gli scrittori e gli addetti ai lavori è anche vero che i social network permettono di conoscere in tempo reale tutte le novità librarie, ciò che dice e pensa uno scrittore o gli altri appassionati.

Il fan di science fiction è mutato, ma è cambiato anche lo scenario nel quale gli appassionati oggi si muovono, ma ciò che ci sembra non sia mutato da Gernsback a oggi sia il fatto che il vero fan di fantascienza ha sempre lo sguardo rivolto al futuro.