La fantascienza viene spesso descritta come narrativa di idee, per sottolineare la capacità immaginifica delle sue storie. Parimenti, si usa anche il termine narrativa speculativa, in questo caso per rimarcare la peculiarità di essere una letteratura che esplora mondi e realtà completamente diverse dalla nostra realtà. Il termine speculazione, infatti, deriva dal latino “speculatio(m)”, derivato di “speculari”, che significa per l’appunto “osservare, indagare”. Inizialmente, il termine si riferiva all'attività di guardia o vedetta che osservava attentamente l'orizzonte, per poi estendersi al concetto di indagine filosofica. Oggi si riferisce anche al significato di operazioni finanziarie o commerciali mirate a ottenere un profitto.

Una parte di studiosi e ricercatori che si occupano di letteratura non mimetica, ossia di quella che non mima la realtà, utilizza tuttavia il termine Speculative Fiction per indicare una sorta di ombrello sotto cui riparare vari filoni letterari, come il fantasy l’horror, il realismo magico, la distopia e per l’appunto la fantascienza, ma l’elenco è più lungo.

Alcune iniziative nel campo degli studi e della ricerca sulla letteratura non mimetica sembrano andare verso quest’ultima definizione di Speculative Fiction. Si pensi, ad esempio, al progetto di risorse online “Internet Speculative Fiction Database”, nato nel 1995 per catalogare opere di letteratura di vari generi letterari e proveniente da varie aree geografiche del mondo. Oppure al “Current Research in Speculative Fiction”, che dal 2011 è un convegno annuale ospitato dall'Università di Liverpool, ideato per promuovere la ricerca sulla narrativa speculativa, dando risalto alle ricerche interdisciplinari promosse soprattutto da laureati e ricercatori all'inizio della carriera.

Robert Heinlein utilizzò il termine negli anni Quaranta del Novecento come alternativa a quello di science fiction, ponendo l’accento sul fatto che tale narrativa dovesse raccontare le conseguenze sull’uomo causate dalla scienza e la tecnologia. Judith Merril negli anni Sessanta riprese il termine in un concetto simile, mentre gli scrittori che si riconoscevano nel movimento New Wave negli anni Sessanta cercavano anche loro un termine alternativo a fantascienza, che non fosse carico della narrativa pubblicata tra gli anni Venti e Cinquanta, ovvero quella platealmente basata sull’estrapolazione scientifica e sull’ottimismo tecnologico, con eroi e storie banali. In anni più recenti, Margaret Atwood ha ripreso il termine per sottolineare la differenza con il termine fantascienza, laddove Speculative Fiction è quel tipo di narrativa in cui c’è un’alta probabilità che le cose descritte nelle storie di tale genere possano accadere, se non oggi nel futuro, e non letteralmente impossibili da realizzarsi.

Il termine di Speculative Fiction non ha sostituito, come hanno auspicato Heinlein, Merril e Atwood, il termine fantascienza, ma alcuni critici hanno comunque circoscritto meglio la questione.

A esempio, il critico americano Robert Scholes, nel suo saggio Structural Fabulation. An Essay on Fiction of the Future (1975), ha posto la questione del rapporto tra letteratura mimetica e non mimetica in altri termini, sostenendo che la letteratura ha due funzioni principali, quelle che lui chiama sublimazione e cognizione. Con sublimazione intende che la letteratura assolve alla funzione di alleviare la tensione che la realtà quotidiana crea nella vita di tutti. In altre parole, si riferisce alla funzione che spesso ha la cosiddetta letteratura d’evasione, chiamata così proprio per sottolineare il compito che ha di portaci via dai problemi della vita e regalarci poche ore di semplice svago e perdersi in una realtà completamente diversa dalla nostra. La seconda funzione, quella cognitiva, ha invece il compito di aiutarci a capire la realtà in cui viviamo. E, in questo caso, l’esempio classico è proprio la letteratura mimetica, cioè quella che imita la realtà e quindi ci aiuta a comprenderla meglio. Scholes afferma che la migliore letteratura è quella che ha entrambe queste funzioni. Per il critico americano va bene anche se un tipo di letteratura ne ha solo una di queste due funzioni, mentre la brutta letteratura è quella che non possiede nessuna di queste due funzioni.

Il discorso di Robert Scholes va poi oltre, sostenendo che sia la letteratura sublimativa, quella che potremmo definire di Speculative Fiction, sia quella cognitiva, cioè quella realista (mimetica), hanno fallito, perché la letteratura non mimetica non è mai completamente sganciata dalla realtà. Il romanzo più fantastico, horror o fantascientifico che si possa leggere è sempre legato alla realtà a cui appartengono sia lo scrittore sia il lettore. Dall’altro lato, la letteratura realista non è mai la realtà nuda e cruda, ma una sua versione, una sua ricostruzione e quindi in questo senso è sempre una versione dello scrittore, per quanto possa sembrare molto aderente alla vita che scrittore e lettore condividono.

Il significato più in voga oggi è quello che con Speculative Fiction s’intende tutta la narrativa che non sia mimetica, ossia quella che tenta di mimare la realtà e fare in modo che il lettore possa immedesimarsi pienamente nell’esperienza dello scrittore. In termini storici c’è sempre stata una letteratura mimetica fin dai tempi di Platone e Aristotele e nei fatti è questa la letteratura che è diventata canonica. Nel Settecento, e soprattutto nell’Ottocento, tuttavia sono cominciati a emergere anche dei generi letterari che erano nettamente in contrasto con la realtà e che creano di fatto una letteratura diversa da quella che imita la realtà; una narrativa che è costituita da mille rivoli, gotico, fantastico, horror, fantasy, fantascienza e così via e che per convenzione viene a volte identificata semplicemente come letteratura non mimetica.

Uno dei punti di vista più interessanti è quello di John Rieder, professore di letteratura americano che nel suo saggio The Mass Cultural Genre System (2017), parte proprio dalla premessa che esistono due sistemi di generi letterari, il primo di stampo accademico e che possiamo definire classico, che include l'epica, la tragedia, la commedia, la satira e altri, e un secondo che si è formato nel corso dell’Ottocento, con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa e che include il western, la fantascienza, il giallo, il fantasy, l’horror e altri, che lo studioso americano chiama Sistema dei generi della cultura di massa. Non si tratta di considerare quest’ultimo come un sottoinsieme del primo, ma come un sistema che si è formato solo più recentemente. Rieder sostiene che si devono rilevare le relazioni che s’instaurano tra il sistema dei generi classico e il sistema dei generi della cultura di massa, di analizzare il continuo scambio che avviene fra loro, con opere che possono essere catalogate sia nel primo sia nel secondo sistema e osservare come cambiano i confini di questi sistemi.

Non si deve più isolare la singola opera narrativa e attraverso di essa legittimare un genere, individuando proprietà e caratteristiche specifiche, ma guardare all’insieme delle opere di un genere e ai loro cambiamenti nel corso del tempo. Il punto di vista che Rieder ci chiede di osservare la fantascienza e i generi è quello storico, laddove è importante comprendere il cambiamento sistemico piuttosto che individuare e apprezzare l'innovazione individuale. Per cui i generi stessi vano considerati come fluidi, mutevoli, soggetti alle pratiche discorsive di vari attori, come gli scrittori, i lettori, i librai, gli editori, i critici e altri.

Se teniamo conto di questa lettura della fantascienza e dei generi letterari, allora Speculative Fiction può essere considerata una super-categoria in cui dinamicamente entrano ed escono i generi letterari più disparati, quelli che vengono determinati storicamente in alcuni dati momenti, all’interno della storia letteratura non mimetica, ma non necessariamente sono poi destinati a restare nell’uso che ne fanno lettori, scrittori e critici letterari. Un esempio su tutti: lo scrittore americano Bruce Sterling ha coniato il termine slipstream, in un articolo apparso sulla rivista SF Eye (n. 5, luglio 1989), in cui sosteneva che: “è un tipo di scrittura che ti fa semplicemente sentire molto strano; come pure vivere nel XX secolo ti fa sentire strano, se sei una persona di una certa sensibilità”. Un termine che è stato associato ad alcune opere di scrittori come Christopher Priest, Margaret Atwood, Karen Joy Fowler, Steve Erickson, Douglas Coupland e William S. Burroughs, ma che di fatto, come ha riconosciuto lo stesso Sterling, non ha incontrato il favore dei lettori, dei critici e di altri scrittori, finendo per essere abbandonato.

Come sostiene Rieder l’affermarsi o meno di un nuovo genere letterario è oggi dovuto alla comunità della letteratura non mimetica, comunità formata da lettori, librai, scrittori, critici, editori e curatori editoriali. Il termine Speculative Fiction, allora, va pensato come fluido, dinamico, così come la fantascienza.