<i>L'invasione degli ultracorpi</i>
L'invasione degli ultracorpi

Il 5 febbraio 1956 arrivò nei cinema il film di Don Siegel Invasion of the Body Snatchers, ovvero L’invasione degli ultracorpi,[1] tratto dal romanzo di Jack Finney The Body Snatchers [1] pubblicato su Collier’s alla fine del 1954 e poi in volume nel 1955 (anno dell’effettiva realizzazione del film, in bianco e nero e a basso costo).[2] A settant’anni dalla sua uscita il film (uno sci-fi horror con andamento da thriller) non ha perso nulla del suo impatto emotivo. Già allora venne letto come un’allegoria dell’omologazione forzata imposta dal regime sovietico, ma (in una lettura simmetrica e rovesciata) anche dal governo americano in preda alle sue peggiori paranoie anticomuniste, a dimostrazione del fatto che gli opposti estremismi finiscono col somigliarsi.

Siegel dichiarò che il film non era stato inteso come una metafora politica, ma ammise che l’interpretazione era inevitabile. La questione è quanto mai attuale. Da un lato sembra chiaro che la democrazia è pluralistica, mentre l’autocrazia poggia su un pensiero unico e identitario. Tuttavia, la “caccia alle streghe” del senatore McCarthy dimostrò come si possa operare in direzione del conformismo obbligato, proprio mentre ci si dichiara difensori della democrazia. Per districare il paradosso, occorre capire meglio in quali altri modi democrazia e autocrazia siano diverse.

Se l’esistenza poggia sia sulle condizioni materiali che la permettono, sia su condizioni basilari che dipendono dalla disponibilità (e dalla fruibilità) di risorse sia economiche che culturali, possiamo dire che la democrazia adotta il principio della distribuzione ragionevole di queste risorse, mentre l’autocrazia legittima una distribuzione che segue criteri decisi d’imperio dall’autorità. Parlare di una distribuzione ragionevole (dire equa sarebbe stata un’ingenuità) implica che le inevitabili diseguaglianze dovrebbero restare sotto la soglia della ragionevolezza.

I governi si definiscono per le loro pratiche concrete e vi sovrappongono un’ideologia che serve a legittimarle. La democrazia in quanto tale si giustifica da sé, e se ha bisogno di giustificazioni (cioè di un’ideologia) allora non è una democrazia (comunque si chiami). Ne deriva che la democrazia è sempre un’approssimazione. Il suo principio di base è la parità, che è diversa dall’uguaglianza. Le persone non sono uguali, come potrebbero esserlo? Parità vuol dire che nessuna differenza è stabilita in anticipo, ma deve poggiare sui fatti. Confondere il principio di parità con l’uguaglianza porta alla confusione tra democrazia e conformismo (e dunque agli opposti estremismi).

La diversità di fondo fra democrazia e autocrazia è che la prima governa il paese per conto del popolo, mentre la seconda governa il popolo per conto della nazione, e siccome tende a identificarsi con quest’ultima, di fatto governa per conto di se stessa, e non tollera né critica né opposizione. Un’altra differenza fra democrazia e autocrazia è la modalità con cui l’una o l’altra forma di governo sale al potere. Mentre il passaggio fra autocrazia e democrazia può avvenire solo per un rovesciamento, la transizione inversa può essere attuata secondo due differenti modalità: la presa di potere armata, o (paradossalmente) la legittimazione popolare.

Pertanto la democrazia può subire quattro tipi di attacco. Il primo è il governo democratico che si comporta in maniera autoritaria, cercando di imporsi su chi dovrebbe impedirlo. Il secondo è il colpo di mano o l’invasione, cioè il rovesciamento forzato. Il terzo è l’elezione di un candidato che ha in programma l’abolizione della struttura democratica (qui interviene il paradosso della libertà che agisce contro se stessa). Il quarto lato debole della democrazia è la presa di potere per via elettorale da parte di un candidato (o di un gruppo) con intenti eversivi non dichiarati.

Questa specifica permeabilità che le società democratiche presentano ai loro nemici (interni o esterni) può essere sfruttata in epoca contemporanea più di quanto non accadesse in passato, a causa del livello sofisticato raggiunto dalle tecniche di propaganda utilizzate a vari scopi, ivi compresi quelli commerciali e politici. Di fatto, le attuali democrazie sono immerse in un contesto distopico.

Poiché un’analisi dovrebbe fornire un’indicazione su come il problema andrebbe affrontato, torniamo alla questione della distribuzione delle risorse, non solo economiche ma anche culturali. Una democrazia forte è refrattaria alla propaganda eversiva, grazie alla disponibilità di tali risorse. In una democrazia già traballante la distribuzione non sarà ragionevole ma asimmetrica, ed è dunque l’asimmetria la vera responsabile della debolezza di questa forma di governo. Quindi non è la democrazia in se stessa a essere fragile, come spesso si dice, è la cattiva democrazia a essere debole. Una democrazia è cattiva se è una pseudo-democrazia, oppure se intende la libertà come il diritto a comportarsi da stupidi.

La sperequazione culturale è più cruciale di quella economica (che pure è importante) perché la seconda è facilmente percepibile mentre la prima non lo è. Di conseguenza, chi si sente più sfruttato sul piano economico tenderà a preferire chiunque prometta di modificare le condizioni esistenti (e magari le cambierà, ma in peggio) e non avrà le risorse culturali per rendersi conto che viene manipolato. La manipolazione viene esercitata per mezzo di una colonizzazione dell’immaginario, e poco importa da quale estremo arrivi, come dimostra la doppia lettura del film di Don Siegel.

Questo significa che la lotta per il potere include anche uno scontro tra narrazioni. Si pensi a Valerio Evangelisti, che nel suo ciclo di Eymerych ha mostrato come il potere venga esercitato innanzi tutto nei confronti delle credenze esistenti in un dato periodo storico. A tale proposito, che cosa rende ancora attuale il classico di Siegel? Nel film l’invasione avanza con velocità epidemica, esponenziale, e le due fonti contrapposte sono rappresentate da un’unica origine, le spore aliene.

Nella realtà l’invasione è stata più lenta, e la contrapposizione attuale non è tra invasati e non invasati, ma tra gruppi in cui le spore ideologiche hanno attecchito in forme in apparenza opposte, complementari ma simili. I non invasati assistono al tracollo, mentre gli altri si scontrano tra loro. Non è facile capire se la specie umana contiene (o può sviluppare) anticorpi in numero sufficiente a respingere l’invasione, che è mentale prima che fisica. Come nel film di Siegel, per sapere cosa accadrà non basta aspettare la fine della pellicola. Occorre uscire dalla sala, e scoprire che tipo di mondo ci aspetta.

Note

[1] Aver reso “body snatchers” (“ladri di corpi”, o “acchiappa-corpi”) con “ultracorpi”, dove il prefisso “ultra” indica l’oltre (oltre umano, alieno) è stato un vero colpo di genio del traduttore.

[2] Il budget iniziale prevedeva 24 giorni di riprese e un costo di 454.864 $ poi ridotto a 20 giorni e 350.000 $. Don Siegel ci mise 23 giorni (più 7 di prove) e spese 382.190 $.