Di recente ho riletto Dune, cosa che faccio di tanto in tanto, e non ho potuto fare a meno di pensare a quanto il rapporto tra questo romanzo e il cinema sia sempre stato segnato da avvenimenti tempestosi, forse legati proprio alla carica seminale che questo romanzo ha dimostrato di avere.
Il primo a interessarsene fu Jodorowsky, e vi invito a vedere in merito (se non l’avete già fatto) il film documentario Jodorowsky’s Dune disponibile in streaming per capire cosa e come sarebbe stato (ne parlava come di un viaggio iniziatico al termine del quale lo spettatore “sarebbe diventato come Paul” raggiungendo l’illuminazione). Per secondo arrivò il film prodotto da De Laurentiis e diretto da David Lynch, che seguì il classico percorso a ostacoli delle produzioni De Laurentiis di quegli anni, consegnandoci un film parzialmente misconosciuto dal suo regista e da più parti giudicato incompleto. Infine arriva Villeneuve, regista che (a detta di collaboratori, attori e giornalisti) porta sul set sempre la sua copia cartacea del romanzo per il quale ha una sorta di adorazione e che, per ora, ci ha consegnato due film magniloquenti nelle immagini, effetti sonori, scenografie, recitazione ma, ahimè, a mio personale giudizio, altrettanto manchevoli nei riguardi della trama (visto che il regista si dichiara così rispettoso dello scritto).
In Dune Frank Herbert costruisce un intero universo matriarcale retto dal potere occulto delle Bene Gesserit, grandi manipolatrici genetiche alla ricerca dell Incrocio Perfetto, l’unico capace di guidare l’Impero sparso nella galassia verso un epoca di prosperità eterna secondo i dettami della sorellanza.
Tutti i personaggi principali forti e femminili sono Bene Gesserit: Lady Jessica, madre di Paul e concubina del Duca, è la ribelle, quella che decide di non seguire la via del “piano genetico” ma quella del cuore e, per amore, concepisce un maschio invece di una femmina come le era stato ordinato, creando l’effetto valanga che porterà alla comparsa del temuto Kwisatz Haderach e alla sua salita al potere come Imperatore Paul Atreides Muad’ Dib.
La principessa Irulan, figlia dell’Imperatore Padisha, è anche lei una Bene Gesserit, dall’apparenza obbediente, giovane, poco più che “novizia” ma appassionata di storia, materia che tratta come scienza e della quale utilizza gli strumenti non solo per aiutare la sorellanza influenzando quanti le sono vicino ma per assumere il ruolo di storiografa ufficiale, ovvero voce narrante del presente e del futuro ricoprendo il ruolo di giudice sull’operato di Paul.
Chani, la fremen, diventa Bene Gesserit anche lei, assumendo un ruolo critico nei confronti dell’ordine e delle consorelle, arricchendo la sorellanza delle tecniche di sopravvivenza nel deserto de Fremen, della loro fierezza e indipendenza mostrandosi guerriera fedele per amore quanto e più di Jessica.
Il quarto personaggio femminile Bene Gesserit è Alia, la figlia concepita da Jessica e il Duca prima del trasferimento su Arrakis e che sarà sottoposta alla cerimonia dell’Acqua della Vita mentre è ancora nel ventre materno. Lei è la vera outsider, la bambina nata già Reverenda Madre che porta in se le memorie di tutti gli antenati sia maschili che femminili: è la temuta Abominazione che le Bene Gesserit non cercavano ma temevano.
L’ intero ordine delle Bene Gesserit, poi, è una perfetta immagine speculare della Chiesa Cattolica, che capovolge l’esclusione femminile dal potere ecclesiastico nata nel medioevo in esclusione maschile dal potere della Sorellanza nel fantascientifico medioevo di Herbert. Non solo, ma è anche portatore dello stesso sottile disprezzo sessista ribaltato. Non c’è un maschio in posizione di potere che non abbia accanto una Veridica ovvero una Bene Gesserit in grado di garantire sulle reali intenzioni dei suoi interlocutori e consigliarlo nelle decisioni di governo, in fin dei conti per guidarlo dove loro vogliono.
L’intera storia è percorsa dal potere e dalla trame della sorellanza, del matriarcato, dei piani di tutte queste donne addestrate, motivate e dotate di potenza generativa.
Nel finale del libro, poi, si capisce perfettamente quale sia il modus operandi della Sorellanza. Dopo che la scheggia impazzita, l’Abominazione Alia, si occupa personalmente di uccidere il perverso nonno barone Vladimir Harkonnen in una delle scene forse più disturbanti dell’intero romanzo, Paul vince il duello con Feyd Rautha e, all’ennesimo tentativo da parte dell’imperatore di non mollare la poltrona, tra Irulan e Paul si stabilisce un patto matrimoniale che regala a Jessica la grande battuta finale: “Pensaci Chani: quella principessa avrà il nome, e tuttavia sarà meno di una concubina… non avrà mai un momento di tenerezza dall’uomo cui sarà unita. Mentre noi, Chani, noi che portiamo il nome di concubine… la storia ci chiamerà spose.” Ricordo ancora la sensazione che mi lasciò questo finale alla prima lettura. Era un finale “vero”, non un happy ending per accontentare il lettore. Ma nelle riletture è diventato qualcosa di più: la dimostrazione della visione diversa del potere da parte femminile rispetto a quello maschile. Un potere così forte che non ha bisogno di mostrarsi in piena luce ma preferisce manovrare le sue leve evitando di apparire il più possibile.
L’unico atto “in piena luce” di queste potenti sorelle è, appunto, quando danno alla luce un figlio. Jessica ne genera due unendo il proprio corredo genetico Harkonnen con quello Atreides e sconvolgendo con la nascita di entrambi l’equilibrio dell’Impero galattico per sempre.
Il segreto del potere femminile, quello che da sempre terrorizza il potere maschile, quello che dal medioevo è stato causa di ghettizzazione della donna risiede esattamente nella sua ancestrale ed unica possibilità di generare figli (sia molto chiaro, non sto dicendo che lo scopo della vita di una donna è generare figli).
Nessun maschio nascerebbe se non ci fosse una femmina/madre.
Di tutto questo finale Denis Villeneuve non ha tenuto conto. Ha preso l’eroe maschio e gli ha fatto uccidere il nonno barone Harkonnen, ha preso l’eroina femmina e per dimostrare (concedetemi una piccola volgarità) che “ha le palle” l’ha fatta ribellare a Paul e non ha nemmeno avuto il coraggio di portare sullo schermo l’inquietante personaggio di una bambina allo stesso tempo innocente ed assassina lasciandocela intravedere in un “immagine futura”.
Insomma, ha scelto un finale da Mansplanning dove, se l’idea era mostrare la potenza femminile, ha dimostrato di non aver capito niente del suo amatissimo romanzo/feticcio pur di venire a patti con esigenze produttive.
Ma, forse, c’era da aspettarselo.
Ci sono altri due film di fantascienza nella produzione di Villeneuve: Arrival e Blade Runner 2049.
In entrambi è presente sempre il concetto di maternità. Nel bellissimo Arrival la protagonista sceglie di diventare madre pur sapendo che perderà quella figlia in giovane età per una malattia genetica, e sceglierà di dirlo al marito solo quando non ci sarà più nulla da fare.
In Blade Runner 2049 l’intera vicenda verte sulla ricerca del primo figlio di un essere umano (Deckard) e un “lavoro in carne”/replicante (Rachel) dimostrazione di un passaggio rivoluzionario per la società descritta nel film perché la dimostrazione della reale potenza generativa di una di loro renderà i replicanti ancora più consapevoli della propria dignità e quindi ancora di più spinti ad affermare la propria indipendenza e pari dignità umana.
Eppure Villeneuve, dopo aver affrontato questo argomento, sembra averlo (fino ad ora) malintepretato nell’universo di Dune.
Precisando ancora una volta che quanto scritto fin qui è la mia opinione personale (e vale quanto tale) ed essendo consapevole che andrò al cinema a vedere il terzo Dune (perché nessuno come Villeneuve fino ad ora è riuscito a cogliere così bene ambientazioni, immagini, suono) resto comunque deluso di come ha trattato il finale del libro e del film. Se, pur amandolo, pensava che mantenersi fedele a quanto aveva scritto Herbert non fosse più adatto per come devono essere le figure femminili per il cinema attuale allora perché non rivolgersi ai romanzi della Le Guin o di N.K. Jemisin?
“The answer, mi friend, is blowin in the wind.”












Aggiungi un commento
Fai login per commentare
Login DelosID