Zeb annuì. - Vedo... Non capisco come possano essere così apatici. Sembra che nulla li scuota. Ma ci sarà pure qualcosa a cui tengano Dobbiamo solo capire cosa - si illuminò - Be', potremmo interrogare via Rete il database della "Gladiatori". Dov'è la macchina, Nat?

Il giovane strascicò i piedi. - Ehm... capo, temo che ce l'abbiano bruciata anche oggi.

- DI NUOVO? - ringhiò Zeb, imporporandosi - Be', ora basta! Si cambia musica! E' giusto dai tempi della Folgore che volevo provare l'armamento pesante.

Nat lo trattenne. - Aspetta, capo. C'è qualcosa che voglio farti vedere.

- Cosa?

- Hai visto Pecunia non Olet, recentemente?

Zeb esibì una smorfia di autocritica. - Be', in effetti... Temo di averlo trascurato, in questi giorni. Ma è un gatto indipendente: si sarà arrangiato.

- Più di quanto credi. Vieni a vedere.

Nat indicò qualcosa fuori dalla finestra. Zeb aguzzò la vista. All'angolo nord del gruppo di prefabbricati del cantiere, un crocchio di massicce addette alla pulizia era raccolto in circolo intorno alla mascotte della "Gladiatori". Le donne accudivano il gatto, gli offrivano succulenti tagli di macelleria, lo carezzavano e lo blandivano con aria di grande affetto. Avevano un'aria attiva e premurosa che Zeb non aveva mai visto in nessun operaio, che al contrario erano monumenti viventi alla torpidità e svogliatezza.

- E quelle chi sono?

- Le chiamano "gattare". Lorenzi dice che questa città è il paradiso dei gatti, e che quasi tutti gli abitanti stravedono per i randagi.

- Davvero? Chissà perché.

- Lorenzi ha una teoria Dice che il romano medio vede nella vita del gatto l'esistenza ideale: tutto il giorno a dormire, cibo pronto e nessun impegno salvo pulirsi il pelo, tranquilli e rilassati a patto che nessuno rompa i coglioni.

- Singolare, ma che c'entra questo con il nostro problema?

- Sai che ho piazzato microfoni nelle latrine del cantiere, vero?

- Naturale. Procedura standard dai tempi del Piano Solo. Allora?

- Be', ho sentito operai discutere degli Zockaira.

- E cosa dicevano?

- Si preoccupavano del loro colore.

Zeb inarcò il sopracciglio. - Ma gli Zockaira sono... ah già, è una notizia riservata, non possono saperlo. Be', qual è il problema? Si spaventano che siano negri?

- No. L'eventualità che li inquietava era che fossero bianchi e azzurri.

- Che diavolo vuol dire?

Nat si grattò il mento. - Ora ti spiego

5

Il Presidente del Consiglio tagliò il nastro di stoffa con un gesto plateale. I presenti applaudirono con diplomatico entusiasmo. - E' con profondo orgoglio che inauguro questa splendida ambasciata, nuova meraviglia architettonica della capitale, e la offro come sede diplomatica ai nostri nuovi amici spaziali. Un nuovo applauso. I delegati Zockaira, compreso il neo-ambasciatore, tentarono di unirsi al gesto, ma dovettero rinunciare per ovvie ragioni fisiche, e si limitarono a fare le fusa.

- Non credevo che ce l'avreste fatta. - sussurrò l'inviato del governo nell'orecchio di Zeb - Come ci siete riusciti?

L'ammiraglio, il petto virile gonfio di marziale soddisfazione, sorrise. - Qualche suggerimento trasmesso alle astronavi in orbita.

L'ometto scosse la testa. - Non mi riferivo all'aspetto degli Zockaira. Sapevamo già che erano transmutanti e che potevano assumere qualunque forma... Parlavo dei lavoratori locali.

Zeb sorrise di nuovo, questa volta sornione. - Cosa la sorprende, in particolare?

- Non mi prenda in giro, ammiraglio. - protestò l'ometto - Ho sentito dire che il cantiere di Tor Pagnotta è stato invaso dai volontari, che le associazioni civiche hanno offerto la cittadinanza onoraria agli Zockaira, che gruppi auto-organizzati di cittadini stanno costruendo, totalmente a loro spese, biosfere adatte ai nostri ospiti al Colosseo, Trastevere e piazza Navona. Come diavolo ha fatto?

Zeb incrociò le braccia. - Lei conosce il mio motto, la metafora della corda?

- Credo di sì. Lei dice sempre che gli uomini sono come le corde: li puoi tirare, ma non li puoi spingere.

- La frase è stata diffusa incompleta. - intervenne Nat - In realtà il capo dice sempre: "Non li puoi spingere, a meno che non gli infili un missile Cruise su per il culo".

- E questo che c'entra?

- Si tratta solo di scegliere il Cruise giusto. - disse Nat.

- La molla capace di spingere nella direzione voluta. - spiegò meglio Zeb - Nel nostro caso, l'unica passione che smuove i romani dall'apatia congenita, che li fa svegliare presto alla domenica mattina, che li fa sentire importanti anche se non contano niente

- Sì, ma dimmi cos'è! - insistette l'ometto, talmente incuriosito da dimenticarsi del "lei".

- Ha visto l'insegna sulla facciata posteriore dell'ambasciata?

- No. - ammise l'inviato del governo - Dove?

L'ammiraglio allungò un dito. Appena fuori dal cerchio delle telecamere e dei riflettori che inquadravano il Presidente del Consiglio e l'ambasciatore Zockaira mano nella zampa, una scritta correva sulla parete dell'edificio. L'insegna recitava: "Club romanista Alfa Centauri". E, a caratteri più piccoli, "'a Maggica nun se capisce: se ama!". All'ombra della scritta, una coppia di delegati Zockaira si stiracchiava seduta sulla coda leccandosi con voluttà il magnifico manto giallo e rosso.

Il viso dell'inviato governativo, finalmente, si illuminò di comprensione. - Lei... lei è un genio!

- Naturale. - accondiscese Zeb - Sono un ammiraglio.

- E poi è facile avere buone idee - aggiunse Nat - Quando l'intestino funziona regolarmente. Per questo, non c'è niente di meglio delle compresse effervescenti Zuliani. Una alla sera, e al mattino ti senti già meglio.

- Cosa?? - esclamò l'ometto.

- Spazi pubblicitari nei tempi morti. - disse brevemente Zeb.

- Ma voi non potete fare pubblicità alla presenza di rappresentanti del governo! - protestò l'ometto, indignato - E' assolutamente illegale!

Zeb e Nat si scambiarono uno sguardo d'intesa.

- E 'sti cazzi! - replicarono all'unisono.

FINE