a cura di

Emiliano Gokuraku Farinella

Cieli Sintetici Piccoli Gnomi


Un viaggio nella nuova fantascienza, nei suoi rapporti con la società e le sue tendenze più originali, alla ricerca degli spunti più promettenti per il futuro del genere che più di ogni altro è pronto ad accompagnarci nel nuovo millennio.

Il mondo è finito negli anni settanta?

Dopo un lungo periodo di silenzio nel mondo fantascientifico, è tornato con furore a parlare e a far parlare di sé Claudio Asciuti (vincitore con La Notte dei Pitagorici dell'ultimo premio Urania), un personaggio molto controverso che è sempre riuscito a mettersi al centro di accanite discussioni e polemiche. Un uomo a proposito del quale in questi anni ho sentito usare una lunga serie di aggettivi disparati e contrastanti.

Prendo lo spunto da un'intervista rilasciata da Asciuti a Intercom http://www.intercom.publinet.it perché come spesso è accaduto Asciuti riesce a essere stimolante anche per chi si trova su posizioni umane e intellettuali nettamente differenti.

Spunto a parte i riferimenti ad Asciuti saranno pochissimi, tutto il resto sarà roba che appare talmente banale e scontata (in più io mi auguro anche ragionevole) che spesso viene seppellita per non essere (purtroppo!) più evocata.

Ripetiamoci la domanda: il mondo è finito negli anni settanta?

A giudicare dalle disgrazie che continuano ad abbattersi con monotona costanza su chi suo malgrado non si è accorto della fine del mondo si sarebbe tentati di rispondere subito di no.

Mi ha dunque sconvolto scoprire che per Asciuti (cfr. intervista su Intercom), un uomo che dimostra tanto acume e tanta propensione per i grandi ideali, il mondo, il mondo vero, sia finito vent'anni fa.

Domenico Gallo (che ha curato lo speciale Asciuti), mi scrive delle righe molto interessanti: "Le mie esperienze personali degli anni Settanta (in realtà anche dei primi anni Ottanta), che non sto qui a raccontare, mi portano ora considerare che quel periodo è stata l'ultima occasione di un cambiamento radicale con i metodi che si erano evoluti a partire da metà Ottocento. Io, Asciuti e una moltitudine di altri ci siamo esauriti in quell'esperienza. E' stato un sacrificio, anche e soprattutto, umano che non guarderei con superficialità. Ci sono persone che hanno rinunciato a tutto senza avvedersi dell'inadeguatezza dei loro sforzi."

La riflessione di Gallo è ampiamente sensata e giustificabile; spero che altrettanto si riconosca a chi assume altri atteggiamenti per intervenire sul mondo.

Il punto su cui mi auguro si possa ragionevolmente convenire è che il mondo non è finito, che ci sono ancora grandi battaglie e grandi ideali per cui battersi e che ancora in tanti si danno quotidianamente da fare.

Le modalità e gli obiettivi non hanno mai trovato l'umanità unanime, ma la necessità di muoversi è sempre stata condivisa da molti uomini.

Negli ultimi venti è intervenuto un grosso cambiamento che temo spiazzi e renda diffidenti verso le possibilità per il futuro chi ha cercato in modi completamente differenti di farsi sentire sul mondo. Alla rivoluzione si è sostituita l'evoluzione come processo di azione.

Evoluzione che vede dalla stessa parte illuministi e buddisti del Dalai Lama.

E' l'era dei piccoli gnomi?

Non so se sia il caso di cercare etichette, di fatto non mi dispiace affatto cogliere la tendenza a combattere piccole battaglie concrete per comporle in grandi progressi.

Non ho nulla contro le idee eretiche e rivoluzionarie, i grandi eroi senza ascendenze mistiche sono i benvenuti, per gli intellettuali geniali e maledetti c'è sempre spazio, però adesso si sente più che mai il tramestio dell'umanità che c'è sotto. Un'umanità poco avvezza a picchi e sfolgorii, ma capace di macinare una grande quantità di lavoro

Si sente forte il lavoro di quest'umanità lontana dai riflettori ora che la conoscenza si diffonde e illumina capillarmente la vita di ogni uomo. Diffondere il patrimonio di conoscenza che stiamo accumulando tra tutti gli uomini è il più grosso investimento che possiamo tentare. Moltiplicare per tutti gli esseri umani che è possibile raggiungere la nostra conoscenza è molto più fruttuoso che idolatrare pochi superuomini o tirarsi fuori dal gioco se superuomini non si viene riconosciuti.

Conoscenza e consapevolezza sono alcune tra le più importanti chiavi per dare a tutti gli uomini condizioni di vita soddisfacenti.

Io ho più fiducia nelle risorse umane collettive che nel genio tormentato del singolo, non lo nascondo.

Adesso più che mai è necessario investire in risorse umane e mettere a frutto gli sforzi.

Una cultura che favorisca l'individualismo, il superomismo o in cui sguazzino i narcisi mi sembra globalmente deleteria. Nel presente e nel futuro, molto più di quanto lo possano essere stati nel passato.

Le grosse individualità sono un patrimonio prezioso, il lavoro di tanti piccoli gnomi che fanno con professionalità e correttezza il proprio dovere è irrinunciabile per crescere e tirare avanti le carrozze che sono rimaste indietro.

Non basteranno pochi e preziosi picchi senza un esercito di piccoli gnomi a creare ricchezza e conoscenza sufficienti da essere ridistribuiti globalmente.

E' necessario mettersi in gioco. Materializzarsi nel mondo correndo il rischio di scontrarsi col proprio narcisismo. Scoprire che si può fare molto ma non si è onnipotenti; scoprire che si è utili ma non indispensabili; scoprire i propri limiti che non sono altro che il perimetro della nostra umanità.

La solidarietà passa trasversalmente attraverso tutti gli uomini, e si fa azione quando incontra uomini che incarnano i più bei principi dei più grandi rivoluzionari: uomini per i quali la sofferenza di qualunque essere umano, da qualunque parte stia e in qualunque parte del mondo, è anche la loro. Per farla concretizzare è però necessario materializzarsi nel mondo, non sparire, e pagare un conto salato al narcisismo che ci portiamo tutti dentro.

Essere piccoli gnomi è costoso. Ed esaurisce.

Piccoli gnomi egoisti, molto o poco intellettuali, ma propensi a vincere ogni giorno piccole battaglie per quella grande scommessa che è la sopravvivenza del genere umano.

Gnomi egoisti incapaci di fare la rivoluzione ma impegnati in una lenta e costante evoluzione.

Io sono pronto a scommetterci su.



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