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Libidissi è un romanzo di spionaggio, in quanto descrive una vicenda di agenti segreti che si inseguono cercando di farsi fuori a vicenda in una località esotica: lo spunto non potrebbe essere più classico. E' anche un romanzo fantastico, perché la località in questione è per l'appunto Libidissi, immaginaria capitale di uno stato inesistente, che dà l'impressione di essere situato in Nordafrica, anche se l'autore si guarda bene dallo spiegarcene la posizione. Se Libidissi è un luogo fantastico, non si trova però in un universo fantasy, visto che all'esterno c'è il mondo come noi lo conosciamo, e in particolare la Germania, dalla quale provengono i personaggi principali. E la realtà della città, in precario equilibrio tra passato e modernità, e con un fondamentalismo religioso in procinto di esplodere, potrebbe tranquillamente collocarsi in un futuro prossimo o in un presente alternativo. Fantascienza, dunque? La maggior parte dei recensori ha tracciato paralleli con Philip K. Dick, per la descrizione di una realtà sfuggente e per l'utilizzo di tecnologie obsolete in un contesto futuribile (come l'assurdo sistema di posta pneumatica con cui il protagonista riceve i suoi messaggi); e con William Burroughs, per la descrizione di un mondo formato da infiniti strati di depravazione e sopraffazione. Ma c'è anche chi ha evocato il nome di Kafka per un romanzo che, pur avendo punti di contatto con tutti gli autori citati, non può certamente essere incasellato tra i semplici epigoni.
Cosa succede in Libidissi? Il protagonista, Spaik, è un agente segreto tedesco, infognatosi ormai da molti anni nella città, e assuefattosi ai suoi discutibili piaceri, in particolare la "suleika", una bevanda alcolica prodotta da una minoranza locale. Le fonti che, nonostante la sua trascuratezza di agente segreto, lo tengono informato di tutto quanto accade in città, lo avvertono che a Libidissi sta per arrivare il suo successore. Spaik si prepara ad accoglierlo, quando un'altra informazione lo avverte che il primo compito del successore sarà quello di eliminarlo. Spaik comincia così a preparare una linea di difesa, ignaro che il successore è già arrivato, e che in realtà non è uno ma due, due finti medici austriaci, soavi e violenti, probabilmente amanti, che lo stanno già cercando. Si crea così un gioco a rimpiattino, in cui vittima e carnefici si incrociano più volte senza riconoscersi, in un crescendo di equivoci tragicomici, mentre sullo sfondo incombe il nono anniversario della morte del Grande Gahis, figura carismatica i cui bizzarri insegnamenti vengono seguiti scrupolosamente da orde di seguaci, pronti a scatenare in città un bagno di sangue.
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