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Ma torno subito alla nostra Autrice (che frequentò spesso, agli inizi, le pagine di questa fanzine).
Dopo una serie di racconti legati ad alcuni cicli e apparsi su un nutrito elenco di testate, alcune delle quali effimere (Omni, Little Books, Pulp, Futura, Galaxis, Ucronia, Enciclopedia della Fantascienza Fanucci, vecchia gestione, L'Unità, Star Trek, Dimensione Cosmica, Urania Millemondi) la Cerrino si cimentò nell'opera lunga. In effetti un fascicolo della citata rivista torinese Pulp (nessun legame con l'attuale omonima, dedicata a recensioni librarie) aveva già, nel 1984, ospitato il suo romanzo Cielo 19; ma la "consacrazione" — per così dire — avvenne nel 1989, con l'apparizione di L'ultima terra oscura, romanzo che riscosse un vasto consenso e successo di vendite, e apparve (con la scritta "I capolavori della fantascienza moderna") nella collana Cosmo dell'Editrice Nord: la stessa che aveva "tenuto a battesimo" l'autrice un decennio prima, con il raccontino del concorso.
La riuscita dell'operazione Nord, in realtà, non deve destare meraviglia: all'età di diciassette anni Mariangela Cerrino aveva già pubblicato presso Sonzogno un suo primo romanzo (un western) scritto quando era appena quattordicenne; seguirono altre opere del genere, firmate con lo pseudonimo May I. Cherry, per un totale di circa venti volumi, l'ultimo nel 1986. Intanto la Cerrino, affascinata da certe valenze positive dell'universo di Star Trek, entrò nello STIC, il gruppo dei "trekker" italiano della quale fu anche promotrice unitamente ad altri personaggi torinesi: una "militanza" durata un decennio molto intenso di iniziative, incontri, rapporti, e che credo abbia lasciato una traccia in molte sue pagine, anche non espressamente legate a quell'"universo".
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