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Ci è stata rimproverata una vergognosa superficialità nell'aver tratteggiato Jules Verne, nel numero scorso, come un distinto e un po' ottuso anziano signore avvezzo a fumare e bere, discettando della superiorità della cultura occidentale maschile, in un elegante circolo esclusivo sulle rive della Senna.
Autocritica: è vero, Verne è molto più di questo. Sono state scritte dozzine di trattati sugli scontri filosofico/letterari (ad esempio positivismo contro romanticismo, colonialismo contro irredentismo) che traspaiono in controluce dagli scritti di Verne. Legioni di studiosi hanno evidenziato i nessi tra la rivoluzione industriale, il pensiero pre-anarchico, le grandi opere mondiali dell'epoca (taglio di Suez, ferrovia trans-americana) e la figura dell'Uomo Dominatore della Natura in Verne.
Fine dell'autocritica: appunto perché le suddette legioni di studiosi hanno già analizzato a fondo la questione, noi ci permettiamo un poco analitico e più prosaico "nun ce rompete". Lo ammettiamo: abbiamo sempre letto Verne, prima da ragazzi e poi da adulti mai del tutto cresciuti, beandoci delle atmosfere fascinose che lui sapeva creare, strafregandocene dei veri e/o presunti background filosofici. Non cominceremo certo adesso.
Ragion per cui, se cercate una disquisizione critico/letteraria su Verne, rivolgete il vostro browser verso altri siti del mare a ventimila leghe internettiano: questo è un articolo di satira. Abbiamo la presunzione di strapparvi un sorriso ammiccando a Verne con complicità e affetto. Niente di più.
Dunque buona lettura (euro-compatibile, of course).
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