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Su cosa può significare essere postumani (ex umani) per trascendenza tecnologica

Ovvero, cosa la tecnologia non può dare e che ci possiamo comunque prendere.

Postumano si diventa per l’esaltazione della tecnologia insita nell’organismo o per affinamento, per la crescita (ottenuta sempre tramite la tecnologia) delle nostre energie psichiche e della cultura derivante dall’essere postumano?


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La prima delle opzioni appare scontata, almeno agli occhi di alcuni lettori di Fantascienza e, magari, anche per qualcuno che si appassiona al futuro dell’umanità. In uno scenario in cui la tecnica gioca un ruolo sempre più determinante e addirittura potrà forse assurgere presto a ranghi quasi senzienti (la Singolarità Tecnologica) è normale pensare a una sofisticazione della specie umana sempre maggiore, sofisticazione data dalla presenza di innesti bio e nanotecnologici all’interno dell’organismo umano (o, se preferite, in quello che sarà già diventato il corpo postumano) che potranno portere a un mutamento sostanziale delle abitudini e della vita dell’individuo ex umano.

 

Ciò su cui m’interessa invece disquisire, in questo piccolo intervento, riguarda la seconda opzione: il delineare una crescita intellettuale postumana, interiore e psichica, che di fatto poco ha a che vedere con la tecnologia. Sto per analizzare i risvolti di un’improvvisa accelerazione della coscienza umana proiettata verso consapevolezze provocate dalla tecnologia usata a mo’ di strumento, in cui l’acquisita coscienza superiore postumana scavalcherà un livello di cognizione ritenuto umanamente insormontabile; sarà un trovarsi su un punto di osservazione superiore e non più umano (You can see the earth, we're high here, we're climbing over sumertown).

 

Perché quelle parole precedenti tra parentesi? È uno stralcio del testo di Wail of Sumer, un brano dei Fields of the Nephilim che celebra la nascita dell’umanità e della civiltà sumera; citare qui, in un tale contesto postumano, una band musicale che fa dell’occulto la sua bandiera può sembrare un nonsense. In realtà, è come indicare una pletora di simboli che affondano nel territorio antropologico e mitologico dell’umanità, nelle leggende di creazione dell’uomo da parte degli dei sumeri (Nephilim, ovvero angeli caduti dal cielo, di biblica memoria) che avrebbero creato la razza umana tramite esperimenti genetici, partendo dai primati e ominidi esistenti svariate centinaia di migliaia di anni fa. Questa tesi, elaborata e diffusa tra gli altri anche dall’antropologo russo Zecharia Sitchin, ha generato parecchie discussioni in ambito scientifico che, onestamente, in questa sede non voglio discutere; ciò che m’interessa sviscerare ora è invece il concetto di innalzamento che tale mitologia sumera (ma non solo) nasconde, ovvero l’elevarsi dal rango di scimmia a quello umano per poter accedere, quindi, a tutta una serie di nuove sapienze e modelli comportamentali, a classi di pensiero prima sconosciute: Sitchin, leggendo letteralmente i testi sumeri, pare arrivi a documentare che fin dagli albori della razza umana si sperimentasse una crescita interiore, derivata dall’uso da parte degli dei di tecnologie evolute abbastanza simili a quelle che oggi — noi umani sviluppati — maneggiamo nei nostri laboratori di ricerca (ingegneria genetica, tecnologia dell’elettrone e nucleare). È questa una possibile chiave di lettura dell’evoluzione umana dallo stadio animale di partenza e che sembra evocare leggi esoteriche, magia e  misticismo oltre che mistero; è tuttavia innegabilmente reale che l’iperbole percorsa dalla conoscenza umana da un preciso momento storico (l’inizio della civiltà) in poi ci abbia portati a un discreto grado di padronanza dei mezzi tecnologici attuali, a un livello che può spalancarci le porte verso lo status semidivino; pensate soltanto a come potrebbe osservarci un uomo primitivo quando gli mostriamo tutta una serie di gadget tecnologici, quando gli ostentiamo la potenza dei nostri mezzi atti al volo o allo spostamento veloce su strada. Pensate a tutta una pletora di concetti e conoscenze indotte dalla sapienza e potenza tecnologica: sono inconfutabilmente livelli superiori di esistenza, di origine sconosciuta, che da un momento all’altro potrebbero proiettarci nell’universo del postumano interiore, in consapevolezze da salto prigoginico — per dirla alla Sterling.

 

You can see the earth

we're high here

we're climbing over sumertown

you can kiss the air

we're gliding

follow me for sumerland

no sound life no essence

we lay entranged in our curious ways

memories lay beside us

but I'm seeing through an age

who I am

through sumerland

lead me taken from god

forgivers sent in to the dark to play

from life here I lead them

taken away from where they layed

getting old together

to breathe myself free

I'll stay

we're high here

forever

no tomorrow no today

through sumerland lead me

(Wail of Sumer— Fields of the Nephilim)

pagina 1 di 3 - continua
Autore: Sandro Battisti - Delos Science Fiction 109 - Data: 6 novembre 2008

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Commenti

1 Sono un po' perplesso, lo ammetto: se ho ben capito sarebbe postumano qualsiasi passo avanti di ordine drammatico, come per esempio anche l'invenzione della ruota, o della macchina di Gutenberg? Non è quello soltanto "progresso" in senso stretto? Vedo più come postumano in senso proprio l'innesto di componenti meccaniche e/o elettroniche nel corpo umano, l'utilizzo delle nanontecnologie, la clonazione e simili: tale manipolazione dell'essere umano, effettuate da esseri umani possono davvero farci trascendere la nostra condizione attuale, parlando di fisiologia e psicologia. Chi vivrà, vedrà, insomma... ;-)

» postato da ammiraglio_naismith alle 21:45 del 06-01-2009

2 tutto l'articolo cercava d imettere in evidenza un approccio postumano non solo tecnologico, ma anche interiore... la chiave di lettura è quella :)

» postato da zoon alle 12:34 del 07-01-2009

3 Lascio da parte le considerazioni di fanta-archeologia (disciplina che non trovo né seria né divertente), ma credo che il post tocchi un tema interessante, infatti mi ricorda un saggio di Heinrich Popitz che avevo letto anni fa (Verso una Società Artificiale, Editori Riuniti) in cui si affermava che i progressi tecnologici sono parte dell'evoluzione umana: "La tecnologia degli utensili segue innanzitutto il processo dell'evoluzione biologica. Il cervello e il corpo degli ominidi e dei loro successori hanno "in un certo senso sudato" gli utensili. Ma anche l'effetto opposto è verosimile, cioè l'influenza della crescente esperienza tecnologica sull'evoluzione della costituzione psico-fisica dell'essere umano (...) Non domandiamo più crudamente in che misura l'agire tecnologica debba essere inteso come marca dell'"uomo in sé", ma cerchiamo di concepire l'agire tecnologico (...) come un agente della filogenesi umana." Il saggista tedesco quindi immaginava un'influenza dell'agire tecnologico sull'evoluzione umana, con conseguenze drammatiche fin dalle prime, elementari, tecnologie (primi utensili, il fuoco ecc...). Ma qui si tratta delle conseguenze di atti utilitaristici che hanno portato alla coordinazione mano-cervello-occhio e allo sviluppo di categorie dell'agire e del pensare che ne è derivato. Popitz era (a ragione, secondo me) ben lontano dal chiamare questa una trascendenza. Altrimenti anche la normale evoluzione per selezione naturale dovrebbe esserlo. Limiterei l'uso di termini estremi come trascendenza ad eventi evolutivi completamente dipendenti da una decisione intellettuale dell'uomo. Svegliarsi una mattina e decidere di montarsi una CPU nel cranio per velocizzare i processi mentali o decidere che ai propri figli farebbe comodo avere le branchie (la metto sul ridere, ma ci siamo capiti, penso) è un atto di categoria ben diversa dall'influenza reciproca di tecnologia ed essere umano nell'agire di tutti i giorni. Che può sembrare trascendente solo agli occhi dell'osservatore arretrato, come gli indigeni che videro arrivare le navi degli europei qualche secolo fa...

» postato da Rakanius alle 18:59 del 07-01-2009

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