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Interruttori

Sono nata a Venezia il 10 febbraio 1971. Scrivo da quando avevo 12 anni e prediligo il genere horror. Interruttori è il risultato di un corto circuito tra i miei abituali macabri pensieri.


Illustrazione originale di Luca Vergerio

Luke entrò in casa e il cane-robot, una perfetta imitazione di cocker, gli andò incontro. Dietro il cane arrivò suo figlio Roger, quattro anni, a braccia tese. Il cocker si girò e gli addentò una manina. Luke scattò verso il cane, lo afferrò per il collare e premette un pulsante. Il cane si accucciò e rimase immobile. Il bambino piangeva, in preda allo choc. Luke sedette con lui sul divano per esaminargli la mano.

— Cos'è successo? — La voce preoccupata di Jenny. — Perché hai spento il cane?

— Ha morso Roger. Non è grave, solo un graffio. -

Jenny sedette e prese il bambino in braccio. — Ma perché lo ha fatto? — chiese. Roger aveva smesso di strillare ed era passato alle urla vere e proprie.

— Non ne ho idea — rispose Luke. — Deve esserci un virus nel software, vai a sapere. Domani lo porto a riparare. — Lo spavento era passato e ora desiderava un po' di silenzio, ma Roger non sembrava disposto ad accontentarlo. Jenny lo cullava senza risultati. Luke si lasciò andare sul divano e aspettò. Il pianto continuava. Aggrottò le sopracciglia. Allungò una mano e toccò il bimbo dietro l'orecchio. Roger chinò la testa e tacque all'istante.

— Luke — lo rimproverò Jenny. — Non puoi fare sempre così. L'interruttore serve solo per i casi di emergenza.

— Questo lo era. Mi stava disintegrando i timpani.

Jenny contemplò il bambolotto inanimato che aveva in braccio. — Ti avevo chiesto di non farlo più — disse. — Mi dici come faccio a convincermi che sia vero, se tu continui a spegnerlo quando piange?

— Si era incantato, accidenti. Deve avere un virus nel software comportamentale anche lui — si difese Luke. Si pentiva di aver messo Roger in modalità OFF, ma la parte egoista del suo essere assaporava la quiete. — Ha solo un graffio sulla pelle artificiale. Una passata d'olio Robotplus e va tutto a posto.

— Odio usare quei prodotti — disse Jenny. — Mi ricordano che lui non è... non è...

— Vero — finì Luke per lei. Sospirò e si mise a sedere più composto. — Prometto che non lo spegnerò più.

Jenny guardava Roger sia con gli occhi di una mamma, sia con gli occhi di una persona che studia un oggetto misterioso.

— Se vuoi faccio disattivare l'interruttore, così non sarà più possibile spegnerlo — disse Luke.

Jenny lo guardò, un tantino allarmata. — Dici? E se poi... — Si fermò. Stava pensando che un robot è una macchina e come tale è soggetta a guasti. Cosa sarebbe successo se il suo software comportamentale si fosse deteriorato e il piccolino avesse cominciato a correre impazzito per tutta la casa con un coltello in mano?

— Meglio di no, vero? — mormorò Luke. Non aveva immaginato il pargolo in preda a un delirio omicida, ma c'era andato vicino.

— Meglio di no — fu d'accordo Jenny. Lo disse una donna combattuta tra il desiderio di avere un figlio costantemente in modalità ON e la paura nei confronti di un robot ingestibile.

— Jenny, mi dispiace. Perdonami — disse Luke.

— Quando porto Roger al controllo mensile mi viene da piangere — confessò Jenny. — Mi tocca stare lì a guardare mentre gli aprono la testa e controllano che le schede siano integre e tutto il resto. Non riesco ad abituarmi.

— Non gli aprono la testa, solo uno sportellino sulla nuca — disse Luke. Come se quel dettaglio bastasse a farla stare meglio. Jenny gli lanciò una breve occhiata che diceva proprio quello.

— E' solo questione di tempo — disse Luke.

— Tu non hai mai visto come gli aprono la testa.

Lui sbuffò. — Non gli aprono la testa, accidenti.

pagina 1 di 2 - continua
Autore: Laura Cherri - Delos Science Fiction 90 - Data: 20 maggio 2004

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