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I trapassanti

Umberto Pace ha imparato a riparare frigoriferi, lavatrici, cucine a gas, ferri da stiro. Si è diplomato. Ha preso una laurea. Ha insegnato nei doposcuola. Nel 1996 è stato assunto come programmatore, che è il lavoro che fa tuttora. C, C++, Java e altre lingue e dialetti. Nel frattempo ha tenuto un seminario di semitistica presso l'Università di Trento, ha pubblicato un breve saggio divulgativo sull'Antico Testamento e uno sulla gnosi.
Nel 2000 comincia a scrivere su Internet. Collabora a Internet pratico, ma soprattutto scrive per siti. Ha tenuto diverse rubriche di satira e umorismo: La Rete è altrove, I guardoni del cielo, Un presidente personale. Per la comunità virtuale di Phoor Twona ha inventato una lingua e un alfabeto, storie, manufatti, tecnologie.


Illustrazione di Luca Vergerio per I trapassanti
— La notte è giovane, gentili e onniscienti olospettatori: giovane e indispettita, sente di avere un potenziale inespresso, un mazzo di desideri e paure, tradimenti e rimpianti da cui cavare una carta a caso con la spavalderia di chi si sente protetto dal buio, donna di cuori o due di picche fa lo stesso, lei vuole giocare, e nessuno sa come e dove ma qualcosa accadrà. Perché la notte è crudele e innocente come un vampiro femmina nella sua inquieta adolescenza, e quando schiocca le dita e gira la carta noi, ammaliati cultori del suo gioco meraviglioso, lo sappiamo bene: amarezza e violenza cieca, patetiche illusioni e speranze che si riveleranno vane sono la ricompensa che ci aspetta, la linfa di chi sta al di qua, al di fuori. Ma quelli che bruciano nel fuoco olovisivo, loro resteranno nella memoria. Ombre, che tuttavia si staglieranno per sempre contro le mura cangianti dell'olospazio.

"Se vi annoiate, questo è il canale giusto. Brivido puro, non ci sono trucchi. Bloccate il ricevitore sui dodicimilaventicinque e tenetevi forte, perché le nostre olocamere corrono come lupi mannari, e vedono, vedono tutto. Loro saranno i vostri occhi, mollate gli ormeggi e la notte diventerà per voi, solo per voi, il supermercato della rivelazione, il vivaio dove il fiore dell'evento vi verrà offerto appena spiccato, ancora sanguinante.

"La storia di questa notte, come sempre, è tutta da vedere: il cronista dei vostri sogni, non quei vecchi sogni campati per aria, sto parlando di roba solida, garantita, sta per darvene qualche cenno. Non sentite un piacevole subbuglio nello stomaco? Non avvertite il sapore così vitale dell'imminenza? Ecco qua: olocamera otto, l'interno di una cella. L'individuo che si rigira sulla branda è Ventidue Settecentonovanta, e se l'identificativo vi sembra troppo basso per essere vero dovete sapere che nelle carceri metropolitane i detenuti sono classificati secondo il corridoio e il loculo, non con il codice anagrafico a diciassette cifre degli uomini liberi. Costui dunque occupa il loculo numero settecentonovanta che dà sul corridoio ventidue, e parola mia, non è l'insonnia che non lo fa dormire. E infatti, che vi dicevo? Olocamera quindici, pochi giorni fa. Ecco il nostro Ventidue con un compagno di prigionia. É un amico fidato, i due fanno coppia fissa anche durante l'ora d'aria: ma no, non gli sta facendo una dichiarazione d'amore. Sta parlando di fuga. Proprio così, Ventidue progetta di fuggire da un carcere di massima ritenzione: un'idea ambiziosa che meritava qualche piccolo aiuto. Diamine, potevamo lasciarlo solo a fronteggiare tutti quei cancelli, i controlli, le griglie di rilevamento? Non ci sarebbe stata partita. Così ci siamo accordati con il Magnifico Direttore per regalare a Ventidue e a voi tutti, impagabili olospettatori, un quarto d'ora di vera emozione.

"Attenti, ecco che si alza. Ha contato i passi delle ronde, e sa di avere meno di un minuto per aprire il loculo e arrivare all'imboccatura del corridoio senza essere visto. I loculi sono serrati da una duplice barriera a chiave cerebrale combinata. Cos'è quella? Olocamera otto, ingrandimento. Ci siamo: un sintogrimaldello: l'avete sentito il ronzio e lo scatto? Presto, olocamera undici: è nel corridoio, e come corre! Gli abbiamo preparato una comoda uscita a meno di trenta metri, vai, olocamera quattro. E' un fulmine, non perdetelo: ora è sulla cabina interlivello e sale, sale. Inquadra bene il suo volto, olocamera dieci: angoscia, fatica. Sarebbe bello poter sentire i suoi pensieri, come cozzano, come la speranza sgomita e si dibatte mentre i livelli fuggono verso il basso uno a uno con il loro carico di animali in gabbia, e il profumo della libertà diventa sempre più intenso. Pronta, olocamera cinque? Arriva. Le porte gli si aprono davanti, potenza del sintogrimaldello di ultima generazione. Se solo non inciampasse in quell'ultimo, fatale biorilevatore. Ecco, è successo. L'allarme. Campane a distesa. Olocamera sette: guardate la spaventosa efficienza delle squadre di sicurezza, non vorrei essere al posto di Ventidue. Lui corre adesso per la grande metropoli deserta, e l'oscurità non gli serve a niente, perché l'impianto giugulare pulsa senza posa segnalando la sua posizione, e nell'angolo in basso a sinistra del suo campo visivo lampeggia un microavvisatore corneale, ricordandogli che lui è Ventidue Settecentonovanta, che è un detenuto della quinta ritenzione periferica, e che può ancora evitare la morte, se si mette a sedere e aspetta che lo vengano a prendere. Olocamera sette, fammi un bel primo piano. Vedete, docili e onnipresenti olospettatori? Si chiama disperazione."

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Autore: Umberto Pace - Delos Science Fiction 87 - Data: 20 febbraio 2004

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