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Mal d'Irlanda

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Mortimer ti ha prestato il furgone e adesso corri come uno scemo verso il Kerry, a cercare Eileen dopo che ti aveva detto di non romperle le palle, dopo che avevate convenuto di passare le vacanze in due posti diversi e di rivedervi al Trinity College. Farà la faccia brutta, ma tu hai una tesi di dottorato che sta urlando la sua assurdità e hai O'Shea che ti tallona e ti disprezza, e ti tallona e disprezza con più gusto che se si trattasse di Thaddy o Matthy, perché tu hai avuto una borsa di studio per Oxford e hai sciacquato i panni nel Tamigi e come risultato passi i tuoi giorni completamente fatto, a sognare le fate e i pùca.

* * *

Quante cornacchie e quanti cuculi in Irlanda. E quante mucche filosofe che guardano il mare da un'erba che lecca la spiaggia. Quanti bambini, anche, dai capelli rossi. In Irlanda si sa che le persone con i capelli rossi sono creature magiche. L'Irlanda stessa è una creatura magica. Vedi adesso qui, a Coumeenole Strand, la piccola spiaggia vuota in una svolta di roccia e lei che fa il bagno nuda, con questo freddo, scortata dalle cornacchie-comari e dalle mucche-Kant. Le fai un fischio e lei ti guarda come una merda, poi ti riguarda e vede che non sei il burino scassacazzi di passaggio, vede che sei tu e prima fa la faccia in un modo, poi in un altro. E insomma speriamo che ti perdoni.

* * *

— I neognostici non c'entrano un cazzo — ti ha detto. — Lasciali perdere.

— Devo dare un supporto scientifico all'indagine — hai detto.

— Scuse — ha detto lei. — Positivismo tardo-ottocentesco. L'arte che da Benjamin in poi ha bisogno di leccare il culo alla politica per avere il passaporto, e la fantascienza dentro (ma sì, lasciamo stare se sia un genere, un sottogenere, lo zerbino del mainstream o la sua mascotte) che ha bisogno di leccare il culo alla fisica e all'astronomia per sapere se ha il diritto di esistere.

— La mia tesi non è di fantascienza.

— E di che, allora?

— Dài.

— Ma sì, antropologia culturale. Magnifica espressione. Ma lo sai che O'Shea fa sedute spiritiche con Moriarty e O'Donnell, legge tutti i giorni l'oroscopo (e ci crede!) e tiene le sue vecchie pulp magazines sotto il cuscino?

I capelli di Eileen hanno le stesse volute delle conchiglie sulla spiaggia. E le lentiggini sono solo in faccia, non nel corpo color crema velato di sabbia grigia. Come sei cretino, col tuo uccello dritto che ascolta compìto i suoi discorsi sull'antropologia culturale e la letteratura, e vorresti ma non sai, e sei così moderno, così fumato, così irlandinglese, e tuttavia vorresti ma non sai!

* * *

— Devi sentirti libero, — ti dice davanti alla vodka del pub di Tralee dove state assorbendo voci discordi e la faccia sudata del barista. — O'Shea lo mandi a fare in culo, se non ti va il modo in cui ti segue. Lo conosco. Vuole qualche fregnaccia sul Book of Kells, un po' di Yeats, un po' di Jung e l'assicurazione finale che tutto resti come prima, con qualche dettaglio in più (che gli serva per le prossime lezioni).

— Ma tu pensi che io sia pazzo a credere che in questo stesso nostro spazio, eppure fuori, o insomma su diverse coordinate temporali, esistano?

— Io non penso niente — dice Eileen con gli occhi verdi delle urì del profeta.

— Hai dell'erba?

Non ti risponde. — Devi farmi leggere con calma quello che hai scritto finora — dice invece.

* * *

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Autore: Laura Serra - Delos Science Fiction 72 - Data: 20 luglio 2002

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