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Caso Space Marines, Games Workshop risponde

Si allarga la polemica sulla contesa che vede il produttore di Warhammer 40k opporsi all'uso del termine Space Marines, sostenendo di detenerne il marchio

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Riassunto della puntata precedente (che potete leggere in dettaglio): la scrittrice M.C.A. Hogarth si è vista rimuovere il proprio romanzo da Amazon a seguito di un'ingiunzione della società britannica Games Workshop. Il romanzo si intitolava Spots the Space Marine, ma secondo Games Workshop, produttrice del gioco Warhammer 40000, il termine Space Marine è un trademark registrato da loro. 

Argomento molto debole secondo John Scalzi, autore di una famosa saga di fantascienza militare ma soprattutto presidente dell'Associazione degli scrittori di fantascienza americani, la SFWA, che fa notare come il termine sia stato usato nella fantascienza da almeno tre quarti di secolo.

 

Venerdì Games Workshop ha pubblicato su Facebook una sorta di risposta, che riportiamo anche se francamente ci sembra lasciare il tempo che trovava. In sostanza, Games Workshop sostiene di possedere diversi trademark tra cui Warhammer e Space Marine, e di essere obbligata (o saremmo scorretti verso i nostri azionisti, sostengono) ad agire quando vengono infranti. Questo non significa impedire l'applicazione di questi termini nell'uso comune, nella vita quotidiana o anche in un'opera di narrativa, ma ben diverso è l'uso come trademark. In sostanza, ci sembra di poter tirar fuori da un testo che non fa molto per essere chiaro, il problema col libro della Hogarth è stato quello di usare il loro trademark nel titolo.

Dubitiamo che la cosa finirà qui.

 

Autore: S* - Data: 11 febbraio 2013

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Commenti

1 A proposito: se scrivete la cantica di una commedia, ricordatevi che "Inferno" non potete usarlo come titolo perché è marchio registrato della Games Workshop (vedasi la pagina Legal - Disclaimer and Trademark Lists del loro sito games-workshop.com). games-workshop.com/gws/content/article.jsp?categoryId=&pIndex=6&aId=3900002&start=7&_requestid=9830#

» postato da (Andrea Angiolino) alle 09:04 del 11-02-2013

2 Ma non solo "Inferno", Games Workshop ha anche coperto da Trademark o Copyright singole parole come: Fanatic, Inquisitor, Epic e addirittura la lettera Tau dell'alfabeto greco! :-) Per non essere da meno ho appena fatto la richiesta di coprire con copyright la parola "fantascienza". Preparatevi a sborsare un bel po' di quattrini! :-) (e subito dopo passerò a "ruota", "aria", "mare", ecc.) Ciao, JediGoofy

» postato da JediGoofy alle 09:41 del 11-02-2013

3 Un tempo pubblicammo "Quality Dwarf - Qualità Nanetta", fanzine fotocopiata in 30 copie sui Giochi del Duemila, gli Oberon Games e altri giochi ipertascabili. Gli avvocati della GW ci scrissero dall'Inghilterra per contestarci il titolo. Il nostro Paolo, responsabile della fanzine, rispose con una lettera in cui li copriva di insulti per l'assurdità della loro presa di posizione, e la cosa finì lì.

» postato da (Andrea Angiolino) alle 09:55 del 11-02-2013

4 Questo è ridicolo, la parola viene usata da sempre fin dagli anni 50 nei romanzi di fantascienza. Una casa da giochi di ruolo non può censurare il lavoro di un autore sull'uso del termine specialmente se questo non riguarda i personaggi del gioco. A questo punto qualsiasi cretino che mette le mani su un termine letterario può chiedere il pagamento dei diritti. Forse sbaglio ma l'associazione americana degli scrittori dovrebbe fare causa alla Games Workshop, in quanto se l'esempio prende piede nessun scrittore sarà più libero di scrivere e alla fine censurato dai politici contrari con la scusa che viola qualche copyright. Arroganza capitalistica domina i ncontrastata, tenete conto che ormai la novità del gioco è finita da almeno dieci anni e gl'ultimi libri dal 2003 - 2005 non vengono più pubblicati. Ciao Giancarlo

» postato da (Giancarlo Di Blasio) alle 10:03 del 11-02-2013

5 io vieterei proprio la passibilità di registrare parole presenti nel dizionario... o ti inventi un nome, o se no ciccia! Un conto sarebbe parlare di "Supercazzut Marines", e allora "supercazzut" te lop uoi registrare e lo usi solo tu, ma "space marine" no!

» postato da Andrea Pagani alle 10:20 del 11-02-2013

6 Un momento. Se in linea ideale è facile e condivisibile prendersela con la GW, provate a rovesciare le cose, anche perché la GW non sta dicendo che vieta l'uso delle parole, ma che non è d'accordo con l'intitolazione di un prodotto commerciale con quelle parole. (che poi fa prevenzione prima che qualcuno degli azionisti faccia le pulci alla dirigenza o che altri mettano in vendita materiale intitolato Space Marines... lo sanno anche loro che sono bruscolini a livello di soldi). Io utente inserisco nella ricerca la parola Space Marine perché voglio i prodotti dedicati a Warhammer 40k e trovo questo romanzo; magari lo compro pensando che sia della GW. Chi ha incassato sul lavoro di altri? E Amazon è a distribuzione planetaria. Posto che non mi interessa fare l'avvocato del diavolo e che bisogna ragionare che il rischio sia quello di far passare queste rivendicazioni dai prodotti ai concetti, proviamo a pensare a casi in cui viene fatto con qualcosa su cui avete lavorato e investito voi. Come reagireste se riguardasse il vostro lavoro? C'è o no una differenza tra fare fan-fiction gratuita e mettere in vendita del materiale?

» postato da Otrebla alle 12:05 del 11-02-2013

7 «A questo punto qualsiasi cretino che mette le mani su un termine letterario può chiedere il pagamento dei diritti.» Non qualunque cretino; solo un cretino con spalle legali abbastanza grosse. Il punto qui al di là della pretesa assurda della Games Workshop è da una parte il fatto che la vittima è troppo piccola per potersi opporre alla sopraffazione, e l'"esecuzione" automatica che si vede sempre più spesso in cui chi gestisce le tue cose - Amazon in questo caso, ma può essere il provider che ospita un sito, la web company che ospita un blog, Facebook che ospita delle foto, Google che gestisce indicizzazioni e pubblicità - al primo accenno a questioni legali prima ti stroncano e poi eventualmente ti danno la possibilità di fare un ricorso che non verrà neppure preso in considerazione. S*

» postato da S* alle 12:06 del 11-02-2013

8 Nulla di nuovo sotto il sole. Il meccanismo del copyright e dei trademarks è tanto assurdo quanto sbilanciato verso chi ha più soldi e forza legale, e sarà difficile risolverlo a breve. Giusto un aggiornamento: il romanzo è stato reinserito su Amazon, dopo l'intervento della EFF (Electronic Frontier Foundation).

» postato da Lord of Chaos alle 13:47 del 11-02-2013

9 «Un momento. Se in linea ideale è facile e condivisibile prendersela con la GW, provate a rovesciare le cose, anche perché la GW non sta dicendo che vieta l'uso delle parole, ma che non è d'accordo con l'intitolazione di un prodotto commerciale con quelle parole. Io utente inserisco nella ricerca la parola Space Marine perché voglio i prodotti dedicati a Warhammer 40k e trovo questo romanzo; magari lo compro pensando che sia della GW.» Sono daccordo con te, su questo punto ma se si parlasse di neologismi. Un'azienda milionaria di giochi che registra un nome comune o un nome che sovente ritorna, allora deve anche calcolare che un giorno si presenterà una situazione del genere. Se non lo fa allora sono una manica di imbecilli e hanno torto marcio, se lo fanno e se ne fregano lo stesso allora sono st*****i e hanno lo stesso torto. E la cosa non cambierebbe neanche se parlassero di trademark, la storia non reggerebbe comunque. Se McDonald facesse causa ad ogni persona o azienda che ha "McDonald" nel proprio nome, eliminerebbe almeno mezza Scozia: ma McDonald è più coerente rispetto le proprie pretese e credo che, se Games Workshop volesse avanzare pretese rispetto alla parola Space Marines dovrebbe mettere dei paletti meno generali che "la semplice parola": qualcosa del tipo "space marines, campo fantascienza, riferito a un soldato di tale forma, con tale uniforme, tale colore, tal dei tali, ecc. ecc."

» postato da Andras Eris alle 14:30 del 11-02-2013

10 « Sono daccordo con te, su questo punto ma se si parlasse di neologismi. ..., ecc. ecc."» Non è proprio la stessa cosa... prova ad aprire un bar o una paninoteca chiamato McDonald e poi vediamo :lol: La riflessione è sulla categoria di prodotto simile e come viene percepita a livello commerciale. Il fatto è che esistono romanzi della GW (della Black Library per l'esattezza) con i termini Space Marine nel titolo. E se come consumatore compri quello sbagliato e poi contesti la cosa? Quindi giusto o non giusto è una posizione comprensibile. Poi ognuno fa le scelte che fa e una valutazione potrebbe essere (prima di far scoppiare il caso) è che la pubblicità rende sempre e che magari la GW ne guadagnava più in vendite dei suoi prodotti dalla gente che cerca il romanzo di questa autrice più di quante ne perda. Oppure vorrei vedere se adesso come Otrebla metto in vendita su Amazon un mio ebook e lo chiamo Old Man War (ovviamente con un contenuto mio e diverso) come non salta fuori Scalzi a dirmi che non posso :lol: la gente non ci casca? Non abbiamo visto una polemica per le liste civetta con nomi simili? Se ci sono vuol dire che "incassano" a livello di voti. :wink:

» postato da Otrebla alle 12:00 del 12-02-2013

11 « Se McDonald facesse causa ad ogni persona o azienda che ha "McDonald" nel proprio nome, eliminerebbe almeno mezza Scozia: ma McDonald è più coerente rispetto le proprie pretese» Mah, veramente proprio McDonald's ha una lunga storia di cause non solo contro altri McDonald o MacDonald, ma anche contro gente il cui locale aveva un nome iniziante con Mc- tipo McCoffee (la cui proprietaria si chiamava McCaughey, e quindi era un gioco di parole sulla pronuncia del suo cognome), McAllen (che aveva chiamato il suo chiosco di panini come il suo whisky preferito), o il sardo McPuddu's (sì, ma questo l'aveva fatta apposta). Per quanto ne so io, comunque, un marchio per essere valido non può essere generico o descrittivo. Tipo, se uno usa la parola Apple per vendere computer o dischi, il marchio è valido e può essere difeso. Se la usa per vendere mele o succo di mela o sidro, ecc., il marchio non è valido. A me sembra che "space marine" possa essere considerato un termine generico, perché se hai un corpo di marines che opera nello spazio, come li vuoi chiamare? ... Space marines. - No, "Space Marines" è un marchio protetto. Inventa un altro nome ... - Uhm ... Allora facciamo ... Space marines? (non si scappa) A questo punto devo pensare che alla signora in fondo in fondo sia andata bene, perché pensa se anziché "Spots the Space Marine" avesse scritto "Spots the Robot". Apriti cielo. Il giorno dopo si sarebbe trovata alla porta i ferocissimi avvocati della Delos Books. E quelli non perdonano.

» postato da AKKA alle 14:31 del 12-02-2013

12 «« Sono daccordo con te, su questo punto ma se si parlasse di neologismi. ..., ecc. ecc."» Non è proprio la stessa cosa... prova ad aprire un bar o una paninoteca chiamato McDonald e poi vediamo :lol: » Effettivamente ho usato l'esempio peggiore :whistling: però sta di fatto che esistono aziende che lavorano nella sezione food e che hanno "Donald" nel nome. Scribacchiando su Google sono spuntati "Donald's fine foods"e "Donald's Food Mart" Quello che volevo dire io, comunque, è che non basta il nome per definire un prodotto, serve anche una definizione appropriata. Ogni tanto, in azienda facciamo il naming di un prodotto e accompagniamo il nome a un logo; poi, quando vogliamo registrarlo, controlliamo prima che non coincida con le descrizioni dei prodotti simili (se ci sono), poi facciamo la nostra bella relazione e poi concludiamo la registrazione, ma parliamo di descrizioni lunghe e dettagliate. Ora, nel nostro caso si parla di due parole e basta, due parole che non formano neanche un neologismo originale e che non hanno, ad esempio, un font di riferimento (essendo un trademark dovrebbero averlo), non basta quindi che siano quelle sole due parole per muovere una causa. Oddio, la causa la puoi muovere lo stesso, ma è fondata sul nulla.

» postato da Andras Eris alle 00:01 del 13-02-2013

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