raccontata da

Riccardo Valla

Storia della fantascienza Hugo l'inventore


La storia della fantascienza, dall'epoca di Verne e Wells fino all'era del cyberpunk, è affascinante. Riccardo Valla, uno dei maggiori esperti italiani, ce la racconta un po' per volta, in ordine sparso.

Hugo Gernsback Qualche giorno fa, Silvio Sosio mi ha proposto: "Perché non fai una rubrica sulla storia della fantascienza?" e io ho ribattuto: "Senza vincolo di cronologia?" "Senza vincolo." "Saltando di palo in frasca?" "Saltando." "Quante immagini ci posso mettere?" "Quante te ne pare." Ora, in questo periodo mi sto interessando di fantascienza italiana pre-anni 50 (per venire incontro a un desiderio di Gianni Montanari, il quale, nel recensire il volume di Vittorio Curtoni, Le frontiere dell'ignoto, vent'anni di fantascienza in Italia, lo accusava di coprire solo vent'anni), ma di fronte a una proposta così allettante ho detto di sì. E da quel momento sono cominciati i miei dubbi. Chi mettere per primo? riciclare vecchi articoli o scrivere ex novo? sdottorare o umoristizzare? articoli fattuali o attuali? Be', i vecchi articoli si possono già leggere da qualche altra parte e una rivista che vince tutti i premi merita di più che la solita minestra riscaldata (e pallosa... l'altro giorno, nel ricevere due paginette che gli ho mandato su Poe, Gianfranco de Turris ha commentato che erano "meno pallose" del solito; perciò devo dedurne che le altre lo erano? e quali? e quanto?) Poi, alla presentazione del romanzo di Claudio Asciuti La notte dei pitagorici, mi è scappata l'affermazione che l'insistere sulla scienza nella fantascienza era un'eredità di Gernsback e che sarebbe ora di superarla; nessuno ha mosso obiezioni, forse perché nessuno parla mai di Gernsback, salvo Lippi e il sottoscritto nelle comunicazioni private. Di conseguenza, ecco trovato l'argomento: Hugo Gernsback, "il padre della fantascienza", peraltro anch'essa figlia di tanti padri e d'una madre sola (come diceva una canzonaccia che mi guardo bene dal completare; e chi è la madre? Mary Shelley, naturalmente!) E per non suonare palloso alle orecchie di GdT, preparatevi a fatti, dati, poche opinioni, lazzi e pinzillacchere. (Frizzi, anche? No, Frizzi non l'ho mai digerito, neppure in TV!)

Verso una storia della fantascienza. I. Hugo l'inventore

Astronavi 'supposta' Ogni anno, in quella specie di Ferragosto americano che cade all'inizio del mese seguente, alla World Convention americana della fantascienza vengono assegnati i premi Hugo, suddivisi nelle varie categorie di romanzo, racconto - nelle tre accezioni di lungo, ristretto e così così - spettacolo e via omaggiando. Il premio in sé, nella sua specie o veicolo materiale, è visibilmente ispirato all'Oscar di assai più vasta fama e consiste in un'astronave placcata, alta una spanna e visibilmente anni 50 (le famose astronavi-supposta, che per vario tempo hanno rubato l'onore delle copertine alle astronavi-clessidra). Però, diversamente dall'Oscar, nessuno è mai riuscito a venderne uno alle varie aste. Quanto al premio sostanziale, ossia al concetto immateriale di premio e di premiato, il nome "premio Hugo" non ci rimanda alla memoria di Victor Hugo - che non risulta avere mai scritto fantascienza, a parte forse una piovraccia perfida nei Lavoratori del mare - bensì a quella di Hugo Gernsback, editore e padre-padrone della prima rivista di fantascienza, Amazing Stories.

Riviste Gernsbackiane Prima di esaminare quanto e in che misura fosse la prima, conviene presentare brevemente Gernsback l'uomo. Nato a Lussemburgo (la città) il 16 agosto 1884, studiò a Lussemburgo e all'istituto tecnico di Bingen in Germania. Appassionato di elettricità e telefonia fin da ragazzo - era una sorta di equivalente belle epoque di un odierno "smanettatore" di computer e hacker - pare che a dodici anni sia andato a installare una linea telefonica in un convento di suore di clausura, giacché univa i due requisiti della giovane età e della competenza.

Nello stesso tempo, Gernsback leggeva i romanzi di Verne e si dice che l'effetto emotivo di quei libri fosse così forte da farlo andare in deliquio e da costringerlo al letto per qualche giorno (un classico caso di morbo di Stendhal, come nel Premio Urania dell'anno scorso). A vent'anni inventò un nuovo tipo di batteria, che secondo lui era adatto per le automobili, e, dato che in Europa non c'era alcun interesse per la sua invenzione, decise di emigrare negli Stati Uniti. Giunto in America intuì l'esistenza di un buon mercato per le componenti dei "telegrafi senza fili" e cominciò a importarle dall'Europa e a venderle per catalogo; in pochi anni (dal 1908) il catalogo si trasformò in una rivista, Modern Electrics, poi Electrical Experimenter, che - prosegue la leggenda - pubblicava anche racconti di fantascienza.

Anche se è alla fantascienza che ha legato il suo nome, non è però da trascurare neppure l'aspetto di Gernsback come inventore (anche se non è da sopravvalutare per poi definire la fantascienza come una versione del moderno letterario quale poteva venire in mente solo a un ingegnere). A parte la famosa batteria (che venne acquistata da un costruttore di automobili, ma la fabbrica poco più tardi fallì), le sue principali invenzioni riguardano gli apparecchi radiofonici. Più di vere invenzioni, comunque, pare trattarsi di brevetti in cui utilizzava invenzioni d'altri. Il suo brevetto più celebre è una sorta di telefono cellulare ad alfabeto Morse: un apparecchio ricevente-trasmittente, poco più grosso di una scatola per sigari, che permetteva di trasmettere messaggi di punti e linee; qualche anno più tardi brevettò un radiotelefono portatile - venti chili di peso, batterie comprese - e pare che l'accorto Gernsback, per attirare giornalisti e farsi pubblicità, la mattina se lo caricasse in spalla e scendesse nelle strade di New York a conversare con i collaboratori rimasti in ufficio.

Più che ai suoi brevetti, però, Gernsback si affidava a iniziative commerciali come l'editoria e le stazioni radio, il tutto riunito in una società chiamata Electrical Experimenter Co., che era proprietaria di una stazione radiofonica e che negli anni di maggiore fulgore pubblicava - oltre a quelle di tipo fantascientifico - tutta una serie di riviste intitolate Radio News, Science and Invention, Radio Review, Spare Time Money Making, Radio Internacional, Radio Listener's Guide. La serie comprendeva anche pubblicazioni di tipo medico e psicoanalico e faceva capo a Hugo Gernsback e al fratello Stanley. Non è ben chiaro l'assetto proprietario, ma da alcuni accenni a obbligazioni della società (Gernsback proponeva a Burroughs di pagarlo in obbligazioni e Burroughs accettava, ma a patto che gli pagasse anche gli interessi) doveva essere quotata in borsa. Fatto sta che quando rischiò di fallire, il buco era superiore agli 800 mila dollari del 1929. Tenendo presente che all'epoca le riviste costavano dai 10 ai 25 cent, anche a calcolare che 1 dollaro di allora equivalesse a 20 mila lire attuali fanno sempre una quindicina di miliardi!

In un giro d'affari come quello, la rivista di fantascienza da lui fondata, che veniva venduta a 25 cent e tirava 100 mila copie, corrispondeva al 5-10 per cento delle attività della ditta: la punta dell'iceberg. Gernsback non era quindi un piccolo editore che pubblicava per passione e che tirava l'anima coi denti, come era il caso della rivista concorrente Weird Tales - la rivista di Lovecraft e di R.E. Howard - bensì era a capo di un grosso gruppo editoriale. Tuttavia, come già accennato, fin da bambino Gernsback era un appassionato di quel genere di narrazioni e vi si accostò sempre con qualcosa di più che il puro spirito commerciale (non che quest'ultimo gli mancasse: Gernsback era famoso per pagare meno, e il più tardi possibile, anche se la cattiva fama gli viene dai pettegolezzi di alcuni autori professionisti; Keller, che di suo faceva il medico e pubblicava per sfizio, non s'è mai lamentato dei pagamenti).

All'epoca in cui Gernsback giunse in America, la fantascienza non si limitava alle opere di Verne o di Wells che apparivano secondo la consueta trafila: prima sulle riviste "generaliste" per famiglie e poi in volume; c'erano altri tipi di pubblicazioni. Innanzitutto le opere di alcuni loro seguaci americani come Garrett P. Serviss o G.A. England, e poi le "edisonate" e i pulp. Se ne potrà parlare più diffusamente in un altro articolo; per il momento basta qualche accenno (vedi box).

I pulp magazine

I pulp magazine, così detti dalla carta su cui erano stampati (invece della tradizionale "carta di stracci", erano impressi su carta di "polpa di legno", cioè di legno macinato; è quella che veniva chiamata "carta da giornale") sono un tipo di edizione si era diffusa a partire dagli anni 1880. Per farsi concorrenza, le varie decine di testate che esistevano contemporaneamente sul mercato presentavano storie ricche di colpi di scena: di conseguenza il termine pulp è entrato nell'uso per definire una narrativa sensazionalistica e priva di approfondimenti. I pulp pubblicarono molta F. avventurosa (quella che negli anni 30 sarebbe poi stata chiamata space opera) ma queste storie costituivano solo una minoranza della loro produzione. Oggi si tende a etichettare come pulp anche le riviste di piccolo formato degli anni 50, che più correttamente sono chiamate "formato digest"; il classico formato pulp è circa 18 x 24 cm; le riviste di Gernsback non erano propriamente pulp perché erano più grandi: circa il nostro "formato protocollo".

Da notare che in tutta questa produzione le componenti scientifiche caratterizzavano soprattutto i romanzi per ragazzi: più scienza c'è, più per ragazzi sono. Per fare un esempio abbastanza noto, una tipica produzione pulp è il ciclo "marziano" di Burroughs. Preso nel suo insieme, il ciclo parla anche di radio interplanetarie e di astronavi, ma i romanzi che lo compongono sono stati scritti nell'arco di una trentina di anni, e nei primi romanzi della serie il protagonista non giunge su Marte grazie a qualche meccanismo fisico di trasporto, bensì proiettando mentalmente il proprio corpo. Il Marte che trova è quello immaginato dalla scienza dell'epoca, con i canali e i deserti, e nel seguito del romanzo incontriamo tre tipi di invenzioni letterarie: 1) quelle scientifiche, come la capacità di schizzare balzi prodigiosi, resa possibile dalla bassa gravità; 2) quelle tradizional-romanzesche, come il fatto che Marte sia abitato da una razza umana; 3) quelle rigorosamente fantastico-esoteriche, come la telepatia, le proiezioni astrali e l'immortalità del protagonista. Roba da far rizzare gli odierni capelli.

Il fatto è che la cultura scientifica di massa è venuta solo con gli anni 60 del nostro secolo; in precedenza, le scienze fisiche rientravano nel campo indefinito delle cose portentose, ma un po' lontane dalla vita quotidiana: più o meno come potevano esserlo i prodigi dei santoni d'Oriente, le armi segrete di Marconi e la relatività einsteiniana. Il pubblico conosceva quel che leggeva nelle "curiosità scientifiche" dei settimanali e al rigore della scienza, semplicemente, nessuno ci badava: del resto, ben poche erano le persone in grado di giudicare se i salti di John Carter fossero più plausibili della telepatia o dell'immortalità.

Una delle poche, comunque, era proprio Gernsback, il quale seguiva l'esempio di Jules Verne e vedeva la fantascienza con l'occhio dell'inventore, ossia come una vetrina di profezie. Si provò egli stesso a fare un ritratto del futuro, in un romanzo chiamato Ralph 124C41+, che descriveva le avventure di un giovane inventore in un mondo del futuro, e negli articoli "Nuove avventure del barone Munchhausen", scritti nello stesso spirito.

Edisonata Un tipo di storia per ragazzi, prevalentemente americana, che presenta le avventure di qualche giovane e prolifico inventore ricalcato sulla figura pubblica di Thomas A. Edison. Le prime edisonate sono quelle ispirate al personaggio di "Frank Reade" (dal 1876), spesso ristampate nei decenni successivi; il personaggio era stato creato da E. S. Ellis per una serie di fascicoli popolari che presentava avventure ambientate nella frontiera americana ("Beadle Half-Dime Library") e la prima storia aveva titolo The Steam Man of the Prairies (1868); la serie di "Frank Reade" proseguì fino al 1913 con un totale di 192 titoli. Altra celebre serie di "edisonate" è quella di "Tom Swift", apparsa in una serie cartonata successiva (38 volumi dal 1910 al 1935).

Come per il suo maestro Verne, il quale accusava H.G. Wells di essere poco scientifico perché, dovendo mandare alcuni uomini sulla Luna, si serviva di una vernice antigravitazionale invece di usare un cannone come aveva fatto lui, il punto d'orgoglio di Gernsback fu sempre quello della "scientificità" delle sue storie, e per distinguerle da quelle dei pulp come Argosy le battezzò "scientifiction" (ossia scientific fiction, "narrativa scientifica") invece di "avventure interplanetarie" o "viaggi straordinari". Per vario tempo cercò di saggiare la consistenza del mercato, pubblicando per esempio fascicoli di "Science and Invention" sempre più orientati verso la fantascienza (compreso il numero "tutta fantascienza" dell'agosto 1923).

Verso il 1920, comunque, la concorrenza non sembrava molto interessata al tipo di storie apprezzato da Gernsback e, nella narrativa fantastica che pubblicava, prediligeva altre componenti. Argosy presentava le avventure interplanetarie di Burroughs e di Cummings, e Weird Tales, che aveva iniziato le pubblicazioni nei primi mesi del 1923, presentava storie di "terrore interplanetario", oltre alla "heroic fantasy" di Howard e al "terrore sovrannaturale" di Lovecraft. Oltre a se stesso e a un piccolo gruppo di scrittori più "scientifici" dei soliti mestieranti dei pulp magazine, Gernsback disponeva però di un validissimo disegnatore, l'architetto austriaco Frank R. Paul, che con le sue illustrazioni contribuì a dare alle riviste il piglio scientifico cercato dall'editore lussemburghese, immaginando astronavi e macchine, architetture e alieni che servirono da modelli per almeno una ventina di anni.

Forse Paul lo incoraggiò, forse fiutò l'affare, forse temette che qualcuno gli rubasse l'idea, forse volle fare un omaggio agli autori che più apprezzava, fatto sta che Gernsback nell'aprile del 1926 pubblicò la prima rivista di fantascienza, Amazing Stories, The Magazine of Scientifiction, con egli stesso come direttore e T. O' Conor Sloane come direttore esecutivo. L'intenzione della rivista era annunciata nell'intestazione: "Oggi narrativa esagerata... domani gelida realtà". L'editoriale del primo numero diceva:

UN NUOVO GENERE DI RIVISTA

Di Hugo Gernsback, Membro della Royal Society

Un'altra rivista di narrativa!

Di primo acchito pare impossibile che possa esserci posto per un'altra rivista di narrativa, nel nostro paese. Il lettore può chiedersi: "Non ce n'erano a sufficienza, con tutte le centinaia che si pubblicano oggi?" Vero. Ma questa non è "un'altra" rivista di narrativa. AMAZING STORIES è un nuovo genere di rivista! E' qualcosa di interamente nuovo - di interamente diverso - che non era mai stato fatto in precedenza nel nostro paese. Perciò AMAZING STORIES merita il vostro interesse e la vostra attenzione.

C'è la solita rivista di narrativa, c'è la rivista di storie d'amore e quella di sex-appeal, c'è il genere avventuroso e così via, ma una rivista di "Scientifiction" è un pioniere nel proprio campo, qui in America.

Con "scientifiction" intendo il genere di storie scritto da Jules Verne, H.G, Wells ed Edgar Allan Poe: un'affascinante romance intimamente mescolato a dati scientifici e visioni profetiche. Per molti anni storie di questo genere sono state pubblicate nelle consorelle di AMAZING STORIES: le riviste "SCIENCE & INVENTION" e "RADIO NEWS".

Ma con la crescente richiesta, che ci perviene, di questo tipo di storie e in maggiore quantità, c'era una sola soluzione: pubblicare una rivista che presenterà soltanto storie appartenenti al genere della scientifiction. A questo scopo abbiamo steso piani elaborati, senza risparmiare tempo o denaro.

Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della "scientifiction". Fu lui che a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico. Jules Verne, con i suoi romance strabilianti, anch'essi intessuti di un filo di scienza, venne per secondo. Poco più tardi giunse H.G. Wells, le cui storie di scientifiction, al pari di quelle dei suoi precursori, sono diventate famose e immortali.

Bisogna ricordare che viviamo in un mondo completamente nuovo. Duecento anni fa, le storie di questo tipo non erano possibili. La scienza, nelle sue varie branche di meccanica, elettricità, astronomia ecc., entra oggi così intimamente nelle nostre vite, e noi siamo così immersi in questa scienza, da essere ormai abituati a dare per scontate nuove invenzioni e scoperte. L'intero nostro modo di vivere è cambiato con l'attuale progresso e non c'è da stupirsi, perciò, se molte situazioni fantastiche - impossibili cent'anni fa - sono oggi reali. E' in queste situazioni che i nuovi autori di romance trovano la loro grande ispirazione.

Non solo queste storie sbalorditive sono una lettura tremendamente interessante: esse inoltre sono sempre istruttive. Forniscono conoscenze che non potremmo ottenere in altro modo, e le forniscono in modo assai gradito al palato. Perché i migliori di quei moderni scrittori di scientifiction hanno la dote di impartire conoscenza, e anche ispirazione, senza mai farci capire che ci impartiscono un insegnamento.

E non solo! Poe, Verne, Wells, Bellamy e molti altri si sono dimostrati veri poeti. Le profezie fatte in molte delle loro storie più strabilianti sono in corso di realizzazione, o sono già state realizzate. Prendete per esempio il fantastico sottomarino della più famosa storia di Jules Verne, "Ventimila leghe sotto i mari". Ha previsto l'odierno sottomarino fin quasi all'ultimo bullone! Le nuove invenzioni ritratte per noi nell'odierna scientifiction non sono affatto impossibili da realizzarsi domani. Molte grandi storie scientifiche destinate a ricoprire un interesse teorico devono ancora essere scritte e la rivista AMAZING STORIES sarà il mezzo con cui giungeranno a voi. I posteri ne parleranno dicendo che hanno marcato un nuovo sentiero, non solo in letteratura e narrativa, ma anche nel progresso.

Noi editori di AMAZING STORIES comprendiamo la grande responsabilità di questa impresa e non risparmieremo energie nel presentarvi, ogni mese, il meglio di questo genere di letteratura che si possa offrire.

Contratti in esclusiva sono già stati firmati con i detentori dei diritti dell'intera vasta opera di TUTTE le immortali storie di Jules Verne. Molte di queste storie non sono ancora note al più vasto pubblico americano. Per la prima volta saranno facilmente accessibili a ogni lettore grazie ad AMAZING STORIES. Numerose storie tedesche, francesi e inglesi di questo genere, dei migliori scrittori dei loro rispettivi paesi, sono già state acquistate e noi speriamo in breve tempo di poter rendere più spessa la rivista e così poter presentare sempre più materiale ai nostri lettori.

Il valore che avrà questa rivista in futuro spetta a voi. Leggete AMAZING STORIES, fatela leggere ai vostri amici e poi scriveteci cosa ne pensate. Daremo il benvenuto alle critiche costruttive, poiché solo in questo modo sapremo come soddisfarvi.

L'ho riportato nella sua integrità perché di solito viene citato solo il brano su Poe, Verne e Wells. Secondo una distinzione che risale all'Ottocento e che da allora è stata più volte rimaneggiata, "romance" è il romanzo di avventure immaginarie, distinto dal racconto biografico del "narrative" e dalle istanze sociali del "novel". Ho lasciato nella traduzione alcune asperità lussemburghesi che si incontrano dopo la metà (dopo un po' di quella pappa, il dottor T. O'Conor Sloane, M.A. e Ph. D., deve essersi stufato di riscrivere la prosa gernsbackiana e l'ha lasciata in tutta la sua ruspante immediatezza). Se poi Gernsback e Sloane siano riusciti a mantenere i loro propositi, lo vedremo nella prossima puntata. (continua nel prossimo numero)



La foto di Riccardo Valla è di Luca Masali. I diritti su testi e immagini sono riservati. E' vietata la riproduzione senza l'autorizzazione degli autori.