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Ma quanti si rendono davvero conto che anche l’acqua potabile è una risorsa a rischio? Debole, di fronte ai cambiamenti climatici, alla sovrappopolazione, alla fragilità di società che anche dell’acqua fanno abuso più che uso.
Certo, c’è chi si prodiga per porre l’attenzione anche su questo fronte che non è solo ecologico. Per esempio, il 22 marzo scorso c’è stata la Giornata Mondiale dell’Acqua. L’editore Marsilio ha scelto proprio questa occasione per far uscire un romanzo incentrato proprio sul tema dell’acqua: E poi la sete, di Alessandra Montrucchio.
Questa la quarta di copertina: “In un prossimo futuro dove le risorse idriche sono state privatizzate e l’acqua — ormai più preziosa del petrolio — è causa di guerre e ingiustizie sociali, si incrociano i destini di Sarah, medico e figlia del presidente dello Stato che sta per essere rovesciato da una congiura interna, e Gael, un quindicenne tossicodipendente, figlio del giornalista che potrebbe smascherare le bugie del regime. I due vengono catapultati in una corsa contro il tempo per salvarsi da chi combatte per il controllo della città e per raggiungere una fonte d’acqua potabile prima di morire di sete.
È severamente vietato:
1. immergersi in acqua;
2. riempire d’acqua orci, secchi, bottiglie e qualsiasi tipo di recipiente;
3. immagazzinare acqua, in qualsiasi modo;
4. bere.
5. vivere, aveva inciso qualcuno in fondo alla lastra d’acciaio.”
E poi la sete è un romanzo che appassione sia per l’argomento trattato, sia per la storia narrata. A noi è piaciuto molto. E, avendolo riconosciuto come un ottimo esempio di narrativa d’anticipazione made in Italy (e senz’altro interessante anche per un pubblico internazionale, qualora il lavoro riuscisse a varcate i confini del nostro mercato editoriale) siamo lieti di proporlo all’attenzione degli appassionati di science fiction anche attraverso una breve intervista con l’autrice, alla quale abbiamo chiesto…

Ho immaginato una terribile catastrofe ecologica che, nel 2088, cambia radicalmente e per sempre i connotati della terra (su ogni piano: geofisico, antropologico, politico, ecc). secoli dopo, l'umanità ha recuperato la stabilità e un certo progresso, ma il mondo è diverso dal nostro: in gran parte sommerso dai mari e desertificato, con pochissime risorse alimentari e idriche. La popolazione, ormai così mescolata da aver fatto scomparire le etnie, soffre in gran parte dei disturbi causati da malnutrizione e disidratazione. Le tensioni sociali sono alle stelle, molti Stati sono militarizzati. Il solco fra ricchi e poveri, come di solito accade proprio dove impera la miseria, è più profondo che mai e si fonda sull'accesso a quelle pochissime risorse. I ricchi, chiusi nei loro quartieri-enclave, godono di tutto, e specialmente dell'acqua; ai poveri manca qualunque cosa, a partire dall'acqua — che è come dire che manca loro la speranza di vivere.
La miccia è stata la frase di un'amica: "In un futuro molto vicino a noi la materia del contendere non sarà più il petrolio ma l'acqua". Di lì, ho cominciato a leggere tutto quello che trovavo sull'acqua, il surriscaldamento globale eccetera. Testi politici, antropologici, scientifici che dipingevano i possibili scenari del nostro futuro prossimo. E gli scenari sono anche quelli che dipinge uno scrittore con la sua fantasia: man mano che leggevo, ho cominciato a elaborare il mondo che ho poi descritto nel libro. Che è, appunto, innanzitutto, un romanzo, e in quanto tale racconta una storia, personaggi, sentimenti, oltre che problemi, con un ritmo (si spera) avvincente e (si continua a sperare) con suspense. Ciò non toglie che il mondo in cui ho ambientato la storia si fondi anche su dati scientifici, e quindi sia possibile, sebbene non molto probabile.
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