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Se ben ricordo in un convegno degli anni Ottanta sulla riviera romagnola, a cui partecipò anche Anthony Burgess. C’è stata un’intesa immediata (anche se con idee politiche diverse) e da lì è iniziata una collaborazione fruttuosa con la pubblicazione dello storico saggio La paura il mistero l’orrore dal romanzo gotico a Stephen King, che è del 1989. E poi con i libriccini di Micromegas, una collana di saggistica breve, che sta andando molto bene. La nuova serie ha già pubblicato sedici titoli, alcuni dei quali di autori stranieri, dalla sociologia alla filosofia, dalla psicologia alla critica letteraria.
Perché no? La mia storica fanzine (che poi tentai di trasformare in rivista), come sai, è del 1965 e si chiamava proprio Micromega. Testata poi utilizzata dal gruppo dell’Espresso, non essendo mai stata registrata.
Per dare più uniformità al contenuto. E la tendenza attuale delle riviste quella di preferire numeri monografici per far convergere il lavoro dei collaboratori su un tema specifico.
Si vede che c’è stata un’empatia. Quando succede, significa che c’è un bisogno inespresso.
Sono più di quarant’anni che lo diciamo, solo che gli editori e il grande pubblico se ne sono accorti un po’ più tardi. È una vecchia polemica che risale agli anni Cinquanta e Sessanta, quando era luogo comune affermare che i dischi volanti non potevano atterrare da noi.
Quello della macchina è un tema classico: la SF nasce, com’è noto, come reazione alle paure sociali provocate dall’introduzione delle macchine nei processi produttivi. Lo ha spiegato bene Romolo Runcini nei suoi studi sul fantastico, autore che — non a caso — apre il primo numero di IF. E la macchina più inquietante è quella che assume sembianze umane.
Sono tematiche assolutamente innovative e complesse, dimostrano come la SF si sia evoluta rispetto alle storielle sui marziani e alla paura dell’invasione. Credo, anzi, che rappresentino la qualità filosofica che la letteratura fantastica è in grado di produrre oggi al suo livello più elevato: pensare l’uomo in una prospettiva insolita e rivoluzionaria.
Fuori. Anche per ragioni anagrafiche!
Come direttore di IF sono aperto ad ogni tematica; ritengo invece l’ucronia (sulla quale mi sono cimentato anche come narratore!) un argomento degno della massima attenzione, dal momento che non ci sono interventi critici che l’analizzino adeguatamente. Speriamo di colmare questa lacuna con il quarto numero della rivista, dedicato proprio all’ucronia, dove ci sarà, tra l’altro, il testo del dibattito tra Marc Angenot e Darko Suvin tenutosi a Montreal nel 1982.
Sicuramente. Una rivista solo teorica sarebbe un’anatra zoppa. È giusto dare voce agli
autori italiani, recuperando testi classici e ospitando le prove di qualità dei nuovi autori.Sicuramente. Cominciamo già nel secondo numero con un racconto breve di Robert Bloch, Il non-morto, che fa parte dell’antologia Belle da morire, da me curata per Bompiani nel 1994. Poi vedremo. Dipenderà anche dal tema monografico di ogni numero.
L’oltretomba. Altro potente argomento del fantastico, che mi ha sempre affascinato. Lascerei fuori il vampirismo, per il momento, a cui vorrei dedicare un numero specifico. C’è da analizzare il fenomeno Stephenie Meyer, per esempio, sul quale è stato detto ancora poco…
Mi auguro di sì. Se un prodotto è valido, è destinato a rimanere anche dopo la sua fine. Penso alle riviste come a un corpus complesso che abbia una sua unità di fondo e anche una sua finitezza, che le faccia considerare nel suo insieme. Il primo numero di IF è solo il primo capitolo di un grande libro in costruzione, che rimarrà, nel tempo, a disposizione di chi vorrà leggerlo.
1 In bocca al lupo...
» postato da Andrea Liscio alle 19:52 del 21-09-2009