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Direi entrambi. E credo che una cosa non dovrebbe essere possibile senza l’altra: si è davvero divulgativi se si opera una scelta, se si rende viva una materia e si fa venire voglia a chi è nel pubblico di andare a ritrovare o a scoprire l’originale.
Direi che dipende dal gioco giocato.Faccio un esempio: il racconto di Herbert che abbiamo scelto. Una scorta di semi ha moltissime immagini e descrizioni, di quello si nutre, con quello racconta la mutazione degli uomini su un nuovo pianeta.Ora, in questo caso bisogna “asciugare”, perchè il tempo dell’ascolto ha meno resistenza, ma allo stesso tempo proteggere quel modo di scrivere, difendendo appunto l’immaginario, addirittura chiarendolo, anche attraverso un attore molto concreto, capace di “vedere” le cose.
Alla fin fine, non c’è un tipo di racconto più adatto di un altro, c’è solo buona letteratura, letteratura che stimola più di altra, che meglio di altre sa — ad esempio — dare un’ambientazione “fisica” al racconto (Henry James in questo è maestro) o avere un “odore” peculiare, che la scena riesca a conservare.
Credo abbiano soprattutto un “linguaggio-mondo” da rendere immediatamente “credibile” al pubblico. Per farlo bisogna intendere l’operazione compiuta dallo scrittore.Ad esempio: in Aka è Sutty, la protagonista, lo sguardo portante. Quindi sarà lei a raccontare, e sono quel mondo in cui lei arriva e le sue storie a portare il “senso” del testo. Questo mondo va immediatamente fatto vivere e vedere al pubblico, come una terra sconosciuta in cui si sbarca, differente quel tanto da ciò che conosciamo da spostarci gradualmente verso un margine sempre più alieno, e senza che quasi questo sia percettibile.D’altronde la fantascienza fa ormai parte di un immaginario condiviso, e quindi bisogna far attenzione a non “normalizzare” troppo la lingua e la storia, lasciando sempre quel “perturbante”, quella “inversione dello sguardo” che la caratterizza e la rende feconda.
Senza inoltrarci in questioni di lingua e drammaturgia, direi, in generale e istintivamente: nessuna. Nessuna nella misura in cui ogni singolo autore, antico o moderno che sia, mette in campo un linguaggio specifico, quindi da affrontare sempre come se non avessimo altra bussola che l’aderenza alla sua lingua. O anche nessuna perchè le parole e i sensi bisogna “masticarli” tutti uno ad uno, nella maniera più fluida possibile, andando al di là degli schemi: trattare Shakespeare come lingua antica e “alta” e invece Dick come lingua contemporanea e colloquiale, ad esempio, quando magari è proprio l’opposto quel che bisogna fare, a seconda della lettura che si e' scelta.
1 The channel is meant for Ipod, it's called Best of Youtube, I downloaded the file (.mp4) but it said it was a wrong file type, what's going on??
» postato da thomaswos alle 18:36 del 23-10-2009