Nel 1978, sul n. 2 della fanzine The Time Machine (anno IV, n. 20 della serie) esordiva uno dei numerosi nomi lanciati negli anni da questa importante pubblicazione amatoriale: il triestino Stefano Tuvo. Il suo racconto, Kitsch, risultava alquanto originale: un bozzetto di "space opera" diveniva uno spunto per inserire nel contesto un metadiscorso estetico.

La narrativa di Tuvo non abbonda: una manciata di titoli sparsi su alcune fanzine e riviste d'epoca; più di recente qualche storia - soprattutto ristampe - sulle collane della Perseo Libri. L'autore risultò inoltre vincitore e/o finalista di alcuni premi. Un'antologia rimasta famosa e curata da Luciano Comida, L'Hotel dei cuori spezzati (Gammalibri 1984, "Il primo libro di rock-fiction", come d'altronde lascia intuire il titolo) conteneva racconti e fumetti di vari autori italiani ispirati a fantasiose vicissitudini di note rockstar: tra gli autori figuravano Curtoni, Horrakh, lo stesso Comida, Edi Triscoli, Giancarlo Pellegrin, Danilo Arona, Grazia Lipos e - appunto - Stefano Tuvo, con due racconti. Uno aveva per protagonista Neil Young, l'altro David Byrne, leader e creatore di nuove tendenze musicali alla fine dei '70 insieme al suo gruppo, i Talking Heads.

Il racconto su Byrne si intitolava Il Grande Paese, e ho pensato di sceglierlo per presentare Tuvo ai lettori di Delos (quest'opera fu ristampata nel '95 sul n. 12/13 della rivista Futuro Europa).

Prima di soffermarmi sul racconto, credo sia doveroso approfittare dell'occasione per accennare ai rapporti tra la fantascienza e Trieste: una città che fin degli anni Sessanta ha dato davvero tanto alla "nostra" letteratura, come pure al "nostro" cinema. Mi riferisco anzitutto a un'iniziativa che fece epoca, la prima del tipo in Europa: le venti edizioni consecutive (1963-1982) del Festival Internazionale del Cinema di Fantascienza (nel 2000 pareva che il festival risuscitasse sotto le nuove spoglie della manifestazione Science-plus-Fiction, ma se ne sono avute solo due edizioni). La chiusura del Festival, nel 1982, fu comunque seguita da altre iniziative in campo cinematografico, più in sordina o saltuarie, per merito della famosa Cappella Underground. Nel 1972, inoltre, Trieste ospitò una convention di dimensioni europee: la prima EuroCon. Anche il fandom triestino fu particolarmente attivo fin dagli inizi degli anni Sessanta: ricordo, nel tempo, riviste amatoriali come Pianeta Terra, Hypotesis, Decimo Pianeta, Darklore, Common Sense, e soprattutto Il Re in Giallo, fanzine del fantastico rimasta celebre in particolare per un ghiottissimo "speciale Lovecraft", contenente fra l'altro testi inediti dello scrittore di Providence, nonché un fondamentale saggio d'uno dei massimi esperti lovecraftiani, Dirk Mosig: Le quattro facce dell'Estraneo.

Attorno a queste attività gravitavano ovviamente molti appassionati: oltre ad alcuni nomi già citati come autori presenti in L'Hotel dei cuori spezzati, ricorderò (un po' a caso) Gianni Ursini, Bruno Mikovilovich, Mauro Gallis, Fabio Pagan, e (last but non least) lo stesso Giuseppe Lippi, che risiedette vari anni a Trieste e collaborò attivamente in vari modi (successivamente si trasferì a Milano chiamato da Armenia come redattore, in occasione della nascita di Robot).