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La sua missione: guadagnare la fiducia degli spacciatori e risalire la catena di comando fino

Bob Arctor/Fred, è una maschera, una vittima delle inquietanti appendici di un tessuto sociale nevrotico e artefatto. Quando ancora dispone di sufficiente lucidità, già vede con disgusto tanto il presunto “pugno duro” delle autorità ("la polizia fascista" che, stando alle riflessioni di uno dei protagonisti, spara al tossico che s'attarda a dare le generalità), quanto l'atteggiamento dei "perbenisti" borghesi, forcaioli spaventati e incapaci di afferrare la reale portata del problema. “Se voi foste diabetici e non aveste per un' iniezione di insulina, rubereste per procurarvi il denaro? o preferireste morire? ” dirà Fred ad una conferenza stampa, ottenendo il silenzio degli astanti.
Veniamo al film. A Scanner Darkly ha il pregio di voler riprodurre, con effetto altamente estraneante, le esperienze grottesche e lisergiche di Bob/Fred. Linklater non si limita all’“interpolazione con rotoscope”, ma stravolge completamente l’ordinario linguaggio filmico: inserisce ballon fumettistici che propongono assurdi “what if”(e inglobano così, pagine del romanzo altrimenti intraducibili), vivifica le allucinazioni sensoriali dei protagonisti (come quelle iniziali di Jerry Fabin, che vede “afidi mandibolati”, improbabili parassiti, dappertutto) e le rende “tangibili” elementi diegetici.
Sull’animazione digitale, inoltre, tanto è stato detto; può essere utile, in proposito, rileggere quanto Dick stesso scrisse: “come scrittore preferirei veder realizzate alcune delle mie idee, non semplici effetti speciali basati su di esse”. Dunque se limitiamo l’analisi alla considerazione che l’ “interpolazione con rotoscope” è, sostanzialmente un “effetto speciale”, dobbiamo guardare a A Scanner Darkly come ad un fallimento; eppure essa risulta piuttosto un mezzo per veicolare più efficacemente “l’idea” di Dick (o meglio, il suo intento). E la fruizione, in verità, lascia ad intendere proprio questo: A Scanner Darkly è probabilmente la più “fedele” conversione di un romanzo dickiano proprio perché ha coraggiosamente mischiato le carte in tavola. E lo ha fatto anche con un cast di primissimo piano (a detta di molti critici, sacrificato in nome della tecnica d'animazione digitale): da Robert Downey Jr a Woody Harrelson, (attori “scomodi” ma terribilmente a loro agio nel setting), da Wynona Ryder (che ebbe Timothy Leary, Guru del LSD come padrino di battesimo e Philip Dick stesso come amico di famiglia) a Keanu Reeves; e di quest’ultimo ci preme sottolineare come una sapiente regia abbia sfruttato non l’avvenenza, quanto soprattutto la “familiarità” del suo volto tra gli appassionati di SF cinematografica (da Johnny Mnemonic a Matrix).
Linklater opta non a caso per claustrofobici primi piani "all’interno" della tuta “disindividuante” per sottolineare quel miscuglio di dissenso represso e sconforto che caratterizzava il Bob “cartaceo” delle prime pagine.
Il film, in sostanza, ripercorre ritmicamente la trama del romanzo e, negando a sé stesso un linguaggio convenzionale, cerca di tradurre e cogliere proprio quegli aspetti più forti, ansiogeni ed intensi del romanzo. Vuole essere, per dir così, un “pugno allo stomaco”, un prodotto scomodo. Esattamente come il romanzo in cui, stando alla nota dell'autore, “non c’è morale, non ve n’è di certo una borghese”.
Dick insisteva: “l’abuso di droga non è una malattia, è una decisione, come quella di sbucare davanti a un’auto in corsa”; ed in questo, il film, ha tutti i numeri per riprodurre con efficacia questo intento drammatico e agghiacciante.
2 Una delle cose che mi ha sempre colpito di a scanner darkly è la sua densità. Di fatti, persone, posti, cose. Dick in questo romanzo non si limita a parlare di tossici, ma costruisce loro un mondo intorno, per poi farlo sfumare accompagnando la progressiva "discesa agli inferi" del bob/fred. Il film è grandioso per i motivi descritti, ma se proprio si dovesse trovargli un difetto, sarebbe proprio la sua fedeltà a oltranza. Ricordo che la mia impressione fu negativa, mi era parso che il regista avesse preso il romanzo come una piccola Bibbia da cui trarre gli episodi più significativi e realizzare come un bigino. Non è così naturalmente, e l'articolo spiega bene perché. A me francamente rimane l'impressione che il regista non abbia saputo girare l'angolo, introducendo una sua visione complessiva a livello più di contenuti e tematiche che di soluzioni stilistiche. Non so se mi aspettassi qualcosa di più "attuale" (anche se il romanzo è attualissimo) o qualcosa che tradisse di più il romanzo, come fece Scott (fallendo, a mio modestissimo parere).
» postato da AleMure alle 07:58 del 12-04-2010
3 Documentato e frizzante,per chi ha letto dick (io ho letto molti suoi racconti e romanzi ma questo mi manca,e mi manca anche il film). Non è facile analizzare un libro dickiano; tali opere si prestano sempre a più analisi(contestuali, acontestuali,personali,ecc) ,bisogna insomma conoscer bene l'autore,tra i piu controversi dello scorso secolo,e chi ha redatto tale articolo si muove agilmente in un territorio non facile,restituendoci una visione chiara delle sue opere e delle sue trasposizioni,rendendo giustizia anche a quelle oscurate dall'inflazionato "blade runner". Continua cosi!
» postato da asimov78 alle 14:47 del 12-04-2010
4 Si intuisce chiaramente, da questo articolo, che chi lo scrive è un appassionato estimatore di Dick.Tra libro e film c'è di mezzo il mare! Motivazioni ben spiegate, obiettivo. Mi trova d'accordo.
» postato da (anna de marino) alle 23:35 del 13-04-2010
5 Di uno dei più discussi autori contemporanei, viene fatta una spregiudicata analisi tra "realtà" narrativa e "finzione" cinematografica senza perdere mai di vista il reale focus dello scrittore: l'uomo. Uomo, superuomo o uomo comune è questi che l'autore costantemente interroga e sul quale costantemente si interroga per cercarne una proiezione futura, a tutto tondo, più completa e più profonda dei film che ne evidenziano troppo spesso le sole virtù circensi. Ma al solito, ci si è accorti dell'ampiezza del suo intento e la profondità del suo ingegno solo "postmortem e così sia". E il pezzo ben descrive tutto ciò: ottimo!
» postato da (nero.mancini@gmail.com m alle 13:41 del 14-04-2010
6 Sei molto bravo, complimenti! I like your style! =)
» postato da *TheEyeInTheSky* alle 15:01 del 05-07-2010
7 basta............!!!!!!!!!!!
» postato da MARCELLO COLOMBO alle 19:29 del 09-07-2010
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1 Mi sembra un'analisi molto precisa ed interessante. Mi ha fatto venire voglia di leggere questo libro (che mi manca, tra quelli di Dick già letti, il film l'ho visto già)!!! Trovo che non sia facile raccontare di Philip Dick e delle sue opere in questo modo così lucido ed attento. Bello, davvero! =)
» postato da (Carla Manno) alle 18:41 del 11-04-2010