Abbonati a Delos Science Fiction

Dello stesso autore

  • Cronaca dal neolitico

Cronaca dal neolitico

Giuseppe Pederiali (1937) nei primi anni ’60 pubblicò su “Futuro” alcuni racconti di fantascienza rimasti storici (L’esenzione, Le belle figlie di madama Dorè, Primavera su Callipigia). Successivamente la narrativa di questo scrittore, autore anche di romanzi mainstream, virò verso il fantastico, riuscendo a creare una sorta di personalissimo fantasy nostrano che riscosse notevole successo (i romanzi Le città del diluvio, Il tesoro del Bigatto, Compagnia della Selva Bella e altri). Di successo anche la serie di romanzi storici sul dopoguerra e i thriller con l’ispettore Camilla Cagliostri. Da un suo racconto fu tratto il film di sf Luci lontane (1987), con Thomas Milian. Gli scenari di Pederiali sono, solitamente, quelli della Bassa Padana: come nel racconto che segue (1978). Una storia inquietante che crea un ponte con un nostro lontanissimo passato, per narrarci l’eterna vergogna di padroni e schiavizzati.

Piove. Acqua dappertutto durante questa fine di una estate caldissima. Come vivere in una pozzanghera larga quanto l’intera Bassa.

Sulla via Emilia, la Mini di Giannina sembra un rosso motoscafo: solleva baffi d’acqua più alti dell’automobile.

— Dovrei andare più adagio — dice la ragazza. — Fino alle tre il giornale non va in macchina e io ho tutto il tempo di scrivere il pezzo. Inutile rischiare di diventare la protagonista di un incidente stradale..

Preferisce il ruolo di testimone, la giornalista che osserva i fatti senza mai esserne coinvolta.

— Forse ho paura di vivere. — Parla da sola. Come al solito, in macchina o a casa, qualche volta perfino in redazione, quando è sicura che i colleghi non possono sorprenderla. — Dovrei essere quasi arrivata. Però non si vede niente.

Poi, subito dopo una curva, il buio della notte si stempera in rosso. Giannina frena, accosta la macchina a destra, proprio dietro una pantera della Polizia Stradale.

Laggiù, una decina di metri più avanti, qualcosa sta bruciando. Le fiamme, altissime e rabbiose, tengono lontano la pioggia che sfrigola ed evapora intorno alla cupola del rogo.

— Ci sono vittime?

— Lei chi è?

— Giannina Gnoli, della redazione modenese del “Carlino”.

— Il guidatore — risponde il poliziotto. — Abbiamo rinvenuto un brandello del corpo. Quasi sicuramente era solo, a bordo. Impossibile avvicinarsi. Aspettiamo che il fuoco finisca di consumare il camioncino.

A quest’ora non c’è traffico sulla via Emilia, e la pioggia scoraggia i curiosi. Tre poliziotti convogliano le rare auto in una breve gimkana per evitare falò e pantere ferme.

— Dunque non sapete neppure di chi si tratta.

— Dalla targa abbiamo intravisto un MO. Domani qualcuno si farà vivo.

Ma intanto lei deve scrivere del morto per riempire una quarantina di righe della cronaca di Modena: Un camioncino è bruciato stanotte sulla via Emilia. Il guidatore è morto sul colpo. Poi le fiamme lo hanno carbonizzato... Troppo poco per fare felice quel rompiballe del Capo.

La pioggia riesce a sopraffare le fiamme; adagio il rosso diventa rosa, la luce diminuisce e il calore si allontana dalle facce di Giannina e dei poliziotti.

— Lei ha parlato di un brandello. Che roba è?

— Una cosa strana. Io ho visto un sacco di incidenti, con gente fatta a pezzi, ma non ho mai visto un pezzetto d’osso come questo.

Dal bagagliaio della pantera estrae un panno giallo, apre con cura l’involto e ne mostra il contenuto a Giannina.

— Un ossicino?

— Sì, sporco di sangue. Probabilmente un frammento dell’osso cranico schizzato al momento dell’urto. Lo abbiamo rinvenuto in mezzo alla strada, a una decina di metri dal camioncino. Sembra una moneta da cento lire, piatto e straordinariamente rotondo.

— Decisamente strano. Come lo spiega?

Le fiamme sono ormai spente. I fari delle auto della polizia illuminano ciò che resta del camioncino. Lo scheletro metallico, deformato dal fuoco, ha una sagoma che Giannina tenta invano di identificare: è soltanto una figura da incubo.

— La pioggia sta lavando via tutto…

— Non avremo neppure la cenere da consegnare ai familiari della vittima.

Resta soltanto la rotella ossea, pensa Giannina. Risale sulla Mini. Riparte. Ha fretta di tornare a Modena, buttare giù l’articolo e sentirsi al riparo, lontano dalla pioggia e dagli spazi aperti di questa campagna dove ci sono sempre meno alberi.

— Soffro di agorafobia — dice Giannina.

Per dimostrare di non avere paura del vuoto esterno, accosta la Mini, accende una sigaretta, esce ad affrontare la campagna. Non ha sonno e non ha fretta, questa è la verità. A piedi raggiunge il ponte sul Panaro.

Il fiume in piena ha superato il livello di guardia. L’enorme massa d’acqua, velocissima, preme contro gli argini che sembrano faticare a contenerla. Mulinelli, gorghi, e l’urto contro i piloni del ponte, provocano rumori diversi, come se il fiume avesse più voci, tutte minacciose.

 

— Il Capo ti vuole.

— È l’ora del caffè.

— Ti vuole ugualmente.

— Allora deve essere importante.

Il Capo della Redazione modenese del “Resto del Carlino” ha un ufficio tutto per sé, con tanto di moquette e frigobar. Nel frigobar, scassato, ci tiene i libri.

— Siedi, Giannina. — Aspetta che lei sia comoda sulla poltrona. — Cosa stai preparando, oltre al caffè?

— Un articolo sui problemi economici del centro storico dopo la creazione della zona verde.

— Puoi finirlo con calma. Ti mando in trasferta.

— Evviva. Ho scelto questa professione con la segreta speranza di fare l’inviato speciale. Dove mi mandi? Parigi, Amsterdam, Hong Kong, New York?

— Finale Emilia.

— Lo sapevo.

pagina 1 di 7 - continua
Autore: Giuseppe Pederiali - Delos Science Fiction 136 - Data: 13 luglio 2011

Vota questo articolo

Voti dei lettori

2 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

Questo articolo non è stato ancora commentato. Vuoi essere il primo?

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.