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  • Il sorriso di Alo

Il sorriso di Alo

Nasce nel 1968 e già questo dovrebbe spiegare molto di lei. Perenne indecisa, alle medie vorrebbe fare l'archeologa ma consegue, invece, un diploma parauniversitario per Tecnico di Laboratorio Chimico Biologico. Di conseguenza, pensa bene di passare ancora un po' di tempo a Biologia cercando di diventare Ecologa ma poi si ritrova - senza laurea - a fare la casalinga insoddisfatta, studiando html per gli affari suoi e sbarcando il lunario come grafico web.
Anche per quanto riguarda gli hobby, non è da meno. Arriva a un soffio dal passare l'esame di quinto corso per Pianoforte ma molla tutto presa dal sacro fuoco della scrittura e del disegno 3d. Tutto per colpa Giorgio, con cui ha in comune pure la passione per i manga, gli anime e i gatti.
Gli unici punti fermi della sua vita sono il marito Michele - un santo -, la figlia Camilla - che come la madre cento ne inizia, nessuna ne finisce - e la Grigna, sotto il cui vigile sguardo scrive la maggiorparte delle sue scemenze che poi non ha il coraggio nemmeno di far leggere ai parenti stretti. Anzi no. Un libro autoprodotto (http://www.lulu.com/content/1822592) con Lulu.com ce l'ha pure lei, a quattro mani con il Giorgio di sempre: Vento e Fuoco - La Ragazza Fantasma. Scrive per il sito WebTrek Italia come autrice nella sezione Racconti ed è stata selezionata per l'antologia Wakati Ujao (Futuro Africano). Socia di Edizioni XII, collabora con la casa editrice in qualità di lettrice e segretaria personale del Monolito per quanto riguarda la sezione Press del Portale. Ultimamente è stata promossa al ruolo di Allevatrice di Storie, gestendo la sezione relativa alle pubblicazioni on line. È capo redazione di Concorsi-Letterari.it, portale informativo sui concorsi di narrativa, saggistica, fumetto e poesia italiani.

Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli”.

Proverbio degli Indiani d’America

 

1.

 

... Calcoli statistici applicati agli studi di miglioramento genetico affermano che è nulla la probabilità, per un clone cerebrale, di sviluppare una consapevolezza del mondo esterno e di sé in quanto essere vivente.

Un cervello cresciuto in ambiente controllato, senza contatto alcuno sia con l’esistenza tangibile sia con quella emozionale, non può percepire nulla di esse e, di conseguenza, nemmeno poter creare immagini proiettive di auto-identità.

Come la tavolozza vuota di un pittore, incapace di per se stessa di dipingere un capolavoro, un insieme di cellule cerebrali replicate e connesse funzionalmente tra loro in modo assistito, non può generare una consapevolezza autonoma complessa e variegata come la coscienza umana. Essa risulta essere la proprietà emergente di un individuo in toto, non di un suo singolo organo, men che meno il cervello.”

 

Etica della Clonazione Cerebrale

Nawat J. Rainforest, M.D. Et altri

New England Journal of Medicine — Volume 2769 — 9 Ottobre 2503 — Numero 47

 

Alo.

Aveva deciso che si sarebbe chiamato così, Alo.

Per i tecnici al di là del vetro era il clone cerebrale, ma, per lui, quella sequenza di lettere non voleva dire nulla di straordinario. Troppe, aspre, generiche, non erano un vero nome.

Alo, invece, era corto, semplice, musicale e soprattutto personale.

Un pizzicore elettrico lo percorse, una scarica di gioia pura gli invase le sinapsi.

Alo.

Ci voleva un sorriso per celebrare l’evento.

Sì, ma come si fa un sorriso?

Alo era nell’Unità di Supporto Vitale da chissà quanto tempo. Aveva piena coscienza solo delle ultime trentasei ore, sedici delle quale trascorse connesso al Terminale Unitario di Continuità che vegliava sul suo metabolismo con un ronzio sordo e ritmico.

Percepiva con chiarezza il passare lento del tempo, minuto dopo minuto, forse anche secondo per secondo.

Era cosciente di sé, come ogni essere vivente che si definisca tale.

Sapeva dove iniziava e dove finiva, distingueva il liquido caldo in cui era immerso e ne avvertiva il pizzicore sulla propria superficie esterna.

Quella sensazione di caldo elettrico lo faceva stare bene.

Che frase avevano usato i tecnici?

Ah, sì. “Protetto come nell’utero della mamma”. Qualsiasi cosa fossero un utero e una mamma.

Nawat guardava il clone cerebrale chiuso nell’Unità di Supporto Vitale nello stesso modo in cui avrebbe fissato quello pancreatico o quello cardiaco della stessa linea generatrice.

Un’occhiata asettica, concentrata solo sul protocollo di indagine.

Per il cloner il dogma era: il tutto è solo la somma esatta delle sue parti. Un organo, compreso il cervello, era il mero risultato dell’attività delle sue cellule, a loro volta condizionate solo dalla parte in esse espressa del codice genetico.

Nawat sorrise soddisfatto, annotando gli ultimi dati sul palmare.

Il clone cerebrale era pronto per il trapianto, le statistiche di crescita erano le migliori ottenute da quella linea generatrice, non c’era nessun segno di disfunzioni fisiologiche o di aneurismi congeniti.

Un ottimo lavoro.

Nawat fissò il proprio riflesso sul vetro. Questa volta il Nobel per la Medicina se lo meritava davvero.

 

2.

 

“... Il desiderio più profondo di ogni uomo è la vita eterna.

Questo voler andar contro le leggi innate è alla base del successo evolutivo della nostra razza, che non si è lasciata schiacciare dalla Natura ma che, fin dalla sua prima comparsa sulla Terra, l’ha manipolata per asservirla ai propri scopi.

Figlie maggiori di questo pensiero sono le scoperte tecnologiche che hanno portato l’Uomo dal fuoco alla conquista del Sistema Solare. La creazione del motore sub-luce, il terraforming di Marte, le colonie di estrazione mineraria e gassosa su Venere, Giove e Saturno, sono solo le ultime in ordine di tempo, ma le prime in importanza. Esse hanno infatti reso il genere umano indipendente dalle poche risorse ancora non sfruttate della Terra.

Sorelle gemelle della tecnologia sono le innovazioni in campo medico che, a tutt’oggi, garantiscono a ogni uomo una vita media decine di volte più lunga di quella scritta nel suo codice genetico. Il trapianto di cuore effettuato da Christian Barnard il 3 dicembre 1967 è stato il primo passo verso la liberazione dalla decadenza del corpo fisico, la creazione di memorie in silicio e materiale organico da parte di Atsuko Satou — nel febbraio del 2274 — quello verso la conquista della eternità da parte del pensiero.

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Autore: Paola Preziati Scaglione - Delos Science Fiction 116 - Data: 5 luglio 2009

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