Di futuri ce n'è tanti

Daniele Barbieri e Riccardo Mancini, Di futuri ce n'è tanti. Otto sentieri di buona fantascienza - SAGGISTICA - Avverbi Edizioni - 2006 - pagine 162 - prezzo 12,00 euro - giudizio: ottimo

Ha ancora senso scrivere e pubblicare una guida alla fantascienza, in un mondo (editoriale) che la fantascienza sembra averla seppellita sotto strati di romanzi da cassetta? Sì, se l'obiettivo è quello di recuperare l'autentico significato del genere. L'impresa è stata tentata da Avverbi Edizioni, casa editrice che si pone l'ambiziosa finalità di promuovere e diffondere la cultura scientifica e razionale, attraverso questo piccolo e simpatico saggio che prova, con l'analisi di oltre 300 tra racconti e romanzi, a delineare otto percorsi narrativi attraverso i quali la fantascienza si è sviluppata e nei quali potrebbe trovare la propria riscossa.

 

L'assunto da cui partono i due autori è tutto contenuto nell'introduzione, diretta e a tratti pessimista. La fantascienza, che nel Novecento ha trovato nei fermenti culturali e sociali e nell'aspirazione al cambiamento di intere masse un terreno fertile su cui attecchire, sta rischiando di soccombere sotto i duri attacchi della realtà omnicomprensiva, fondata sul capitalismo totale che massifica e riconduce ogni sogno a un oggetto che ha un proprio prezzo di mercato. In questo contesto, secondo Daniele Barbieri e Riccardo Mancini (anzi, Erremme Dibbì, come amano firmarsi), l'unico futuro concesso è "la continuazione del presente con altri mezzi." La via d'uscita indicata dagli autori sta nella riscoperta della natura sovversiva della fantascienza, ovvero nella sua capacità di rivoltare il pensiero comune e pensare il futuro dell'uomo in termini di idee più che di materialità.

Gli otto percorsi narrativi utilizzati per dimostrare quest tesi attraversano altrettanti temi tra i più esplorati dalla fantascienza, e sono stati scelti basandosi su un criterio, ammettono gli autori, del tutto soggettivo e personale. Si spazia dal concetto futuro di città ai robot, dalle intelligenze artificiali ai cyborg, dal rapporto con il trascendente alla sessualità futura, per terminare con il curioso tema della prigionia e quello più propriamente politico del potere e del governo, inteso in senso "nordamericano". Erremme Dibbì analizzano ognuno di questi temi con dovizia di particolari e citazioni tratte da romanzi celebri e non, delineando tendenze e prospettive, facendo uscire allo scoperto risvolti non sempre pienamente esplicati e suscitando in molti casi la voglia di riprendere in mano alcuni dei libri citati.

 

Il volume è scritto con uno stile rapido ed efficace, dotato di una completissima raccolta di note in appendice e impreziosito dalla prefazione di Valerio Evangelisti, sempre lucido e analitico nella sua esposizione. Insomma, un saggio dal taglio politico abbastanza marcato, che magari potrà non essere condiviso da chi ha opinioni differenti, ma che rimane uno dei rari tentativi, riuscito peraltro, di analisi delle prospettive della fantascienza in un mondo che pare non avere più spazio per sogni ambiziosi di cambiamento; emblematiche le citazioni nella quarta di copertina di Marge Pierce ("Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo") e di Theodore Sturgeon ("Lo scopo della fantascienza è svegliare il mondo sull'orlo dell'impossibile"). L'obiettivo di Erremme Dibbì è di indicare la via della riscossa della fs; per dirla con loro: "Un popolo che dimentica il suo futuro non avrà né presente né speranze."

Autore: Maurizio Del Santo - Data: 26 marzo 2007

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Commenti

1 Non entro nel merito delle scelte dei due autori. Mi sono abbastanza divertito a leggere il libro. La cosa che mi ha fatto inquietare sono le note a fine libro e le citazioni bibliografiche, che sono di utilità praticamente nulla. Ho scritto in merito alla casa editrice e mi ha risposto, per pura cortesia uno degli autori che non ha capito quel che gli dicevo. Ci sono due stelle di troppo.

» postato da Ernesto VEGETTI alle 21:22 del 13-04-2007

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