I.N.R.I.

Michael Moorcock, I.N.R.I. (Behold the man, 1966) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Collezione - 2011 - traduttore: Teobaldo del Tanaro - pagine 188 - prezzo 5,50 euro - giudizio: mediocre

Componente universale e spesso centrale nella storia umana, la religione è stata anche fonte di ispirazione per decine di scrittori di fantascienza, che hanno trattato questo tema delicato da molteplici punti di vista.

Salvezza dell'umanità, pretesto per dittature e movimenti di liberazione, generatrice di speranze e dubbi atroci, ultima speranza dopo un guerra atomica, creatrice di mondi e ispiratrice di rivolte contro lo stesso Creatore, la religione ha fornito le idee per opere memorabili.

Micheal Moorcock ha affrontato il tema in un controverso romanzo, I.N.R.I., dove un solitario crononauta torna nel passato per indagare sulle origini del cristianesimo.

Contrariamente alle mie abitudini in questa recensione si svelerà completamente la trama del romanzo, pertanto se non volete sapere come va a finire la storia fermatevi adesso.

 

Karl Glogauer ha condotto una vita tormentata e piena di dubbi, che lo ha portato a una serie di insuccessi e lo ha riempito di amarezza, l'ultima delle quali lo fa decidere a compiere un gesto senza ritorno: gli viene offferta la possibilità di viaggiare nel tempo, con una cronomacchina che può viaggiare solo nel passato. 

Sulla spinta di un'ultima delusione Glogauer decide di andare a verificare di persona uno dei punti cruciali della storia, e così dalla Gran Bretagna del 1970 si ritrova nella Palestina, poco tempo prima della crocefissione di Cristo.

Accolto dagli Esseni, una setta ebraica guidata da Giovanni il Battista, egli dichiara di chiamarsi Emanuele, che in Ebraico significa "Dio è con noi", e questo, unitamente alla macchina del tempo, ritenuta un cocchio magico, lo fa ritenere un potente mago.

Lentamente Glogauer si rende conto che nessuno sembra sapere nulla di un profeta chiamato Gesù, e questo lo induce a mettersi alla sua ricerca; il suo girovagare lo porta a Nazareth, dove una brutta sorpresa lo attende: la Sacre Famiglia è molto diversa da quella raccontata dai vangeli, Giuseppe è effettivamente un falegname, ma ha molti figli, sua moglie Maria ha costumi perlomeno dubbi e Gesù è un minorato, con gravi problemi mentali e fisici.

A questo punto Glogauer decide di interpretare la figura di Cristo, e di farsi crocefiggere al suo posto, sceglie gli apostoli secondo le indicazioni delle scritture, compie miracoli e si reca a Gerusalemme per la Pasqua fatale, istruendo Giuda affinché lo denunci.

Alla fine il suo destino si compie, dall'orto dei getsemani sino al Calvario la sorte di Glogauer segue la narrazione dei Vangeli, solo sulla croce arriverà un tardivo pentimento, che tuttavia non servirà ad evitare la morte.

 

Questo romanzo deriva dal racconto vincitore del premio Nebula Behold the man, pubblicato nel 1966 su New Worlds, rivista che sotto la direzione di Moorcock era diventata la portabandiera del movimento New Wave, corrente letteraria che propugnava un rinnovamento della fantascienza sia come libertà di idee e stile che come passaggio dalle avventure spaziali allo "spazio interno".

L'avventura della rivista inglese durò solo sei anni, dal 1965 al 1971, in questo breve periodo la spinta propulsiva della New Wave si trasformò in una sterile ricerca di forme narrative tese a stupire i lettori, che non accettarono opere ormai ben oltre il limite della leggibilità e abbandonarono in massa New Worlds.

Il romanzo fu pubblicato nel 1969, e purtroppo non migliora affatto il racconto, limitandosi ad ampliare diverse parti senza apportare nessun elemento nuovo alla storia, limitandosi ad appesantirla.

Sebbene lo stile di Moorcock, scrittore di razza, sia abitualmente scorrevole e paicevole da leggere, in questo romanzo (e anche nel racconto) qualcosa non funziona, sembra quasi che l'autore si sia lasciato trascinare e abbia scritto una storia con la morale, tesa a mettere in cattiva luce le chiese cristiane, colpendole proprio alle fondamenta della loro fede.

Probabilmente negli anni sessanta questo poteva funzionare, ma al giorno d'oggi presumo che solo qualche cristiano integralista potrebbe scandalizzarsi, per cui l'elemento iconoclasta viene a mancare, quello che è peggio è che alla fine del romanzo viene da chiedersi "E quindi?".

Dopo aver insistito per tutto il romanzo sulla sostituzione del Gesù della tradizione con Glogauer, e aver creato i presupposti per un clamoroso rovesciamento di prospettiva alla fine l'inglese nevrotico prende davvero il posto di Cristo, in una passione raccontata forse in modo troppo affrettato.

Forse sarà perché molte delle migliori storie incentrate sulla religione hanno un finale inaspettato, ma da I.N.R.I. mi mi sarei aspettato un colpo di scena che ribaltasse le premesse, così imvece l'opera finisce in secca dopo un inizio promettente.

Altro punto debole sono i personaggi di contorno: sia che si tratti di Giovanni il Battista che di Maria sembrano tutti ragionare allo stesso modo, un modo troppo moderno per essere ebrei di duemila anni fa.

Ultimo problema la traduzione, rimasta quella del 1976 di MEB edizioni, che non difettava in originalità, e anche se posso capire che non si sia ritenuto opportuno rivederla massicciamente penso che si poteva almeno modificare l'ultima pagina, alla fine resta il dubbio se Glougager abbia davvero detto “It’s a lie! It’s a lie! Let me down!” o si sia limitato a ripetere per tre volte "It’s a lie!"

Nonostante la mia misera opinione molti, tra cui Emanuele Manco, autore di una eccellente recensione su FantasyMagazine, considerano I.N.R.I. un capolavoro: l'unico modo per sapere se vi tedierà a morte o se lo amerete alla follia è leggerlo, nel bene o nel male è un libro che è entrato nella storia della fantascienza.

 

Autore: Giampaolo Rai - Data: 28 luglio 2011

Altre recensioni di I.N.R.I.

  • I.N.R.I.: recensione di Emanuele Manco su FantasyMagazine (voto: eccellente)

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Commenti

1 Personalmente l'ho letto e le impressioni riportate in recensione mi trovano pressochè d'accordo. L'inizio è promettente, ma il tutto si sgonfia dal momento in cui Karl esce dal villaggio in cui si viene a trovare appena finisce il viaggio nel tempo. Secondo me anche l'aver rivelato presto che la macchina del tempo è ormai inservibile rovina un po' tutto il seguito. E' chiaro infatti che il viaggiatore a quel punto farà qualcosa in quel tempo e le intuizioni da fare in merito non sono in merito. Insomma, da lì in poi tutto viene abbastanza banalizzato. Io sono cattolico ma sempre aperto al confronto sull'argomento per cui mi incuriosiva leggere il libro e gli ho fatto fare un bel balzo in cima alla coda libera apposta. Alla fine non mi ha dato molto. PS: piccolo errata corrige. Giovanni il Battista, non Giuseppe

» postato da pulvy70 alle 08:38 del 28-07-2011

2 ops... "le intuizioni da fare in merito non sono in merito" leggesi "le intuizioni da fare in merito non sono molte"

» postato da pulvy70 alle 08:39 del 28-07-2011

3 L'ho comprato e me lo porto in ferie. Già che sia "scritto per mettere in cattiva luce le chiese cristiane" per me è già un otto secco come voto :) Speriamo bene me ne aveva già parlato mio padre anni fa de sto libro e i suoi erano commenti alquanto lusinghieri.

» postato da (Simone Caverni) alle 10:25 del 28-07-2011

4 Se n'è parlato altrove, direi un libro che letto nel 2011 non fa di certo gridare al capolavoro, anzi...(io l'ho letto nel 2007 e lo stesso non mi entusiasmò, pure ha degli spunti interessanti).

» postato da Tobanis alle 12:12 del 28-07-2011

5 Grazie per la segnalazione, e dire che avevo già scritto Giovanni qualche riga sopra, bah. Quanto al contenuto ideologico io di solito non vi bado molto, per dire un libro come L'undicesimo comandamento di Lester Del Rey mi trova in pieno disaccordo sull'idea di fondo, pure mi è piaciuto moltissimo, per contro INRI mi vede perfettamente allineato con l'idea che Gesù fosse umano (non un temponauta, ovviamente), ma lo si poteva dire come è stato detto in JCS, ovvero in modo affascinante. BTW molti dei romanzi fantascientifici tendono a confermare l'esistenza di Dio, vedi I 9 miliardi di nomi di Dio, oppure Guerra al grande nulla, o Perché sono un popolo geloso, anche se a volte la conferma dell'esistenza divina non è una bella notizia, si veda in proposito lo splendido La stella, del grande Clarke.

» postato da Anacho alle 14:13 del 28-07-2011

6 Apprezzo e ringrazio il caro Giampaolo per l'ideale cross-over tra le recensioni :D. Forse la verità sta sempre nel mezzo. Le buone opere sono quelle che fanno discutere. L'importante è l'invito comunque a leggerle. :D

» postato da Manex alle 15:53 del 29-07-2011

7 «Apprezzo e ringrazio il caro Giampaolo per l'ideale cross-over tra le recensioni :D. Forse la verità sta sempre nel mezzo. Le buone opere sono quelle che fanno discutere. L'importante è l'invito comunque a leggerle. :D » In effetti il giudizio su entrambi i siti è un solomonico tre stelle, almeno al momento..... che scommetto deriva dalla media tra cinque e uno. :D

» postato da Anacho alle 16:33 del 29-07-2011

8 Ciò che scrivo vale poco, perché lessi INRI (romanzo breve) negli anni '70. A quei tempi era considerato da molti un capolavoro. La mia impressione - ricordo - fu positiva ma con alcune riserve, specie nella seconda parte del testo. Nell'insieme mi parve un tentativo - riuscito solo in parte - di scrivere qualcosa di diverso e di provocatorio. Ho sempre pensato che la sf abbia in sé una vocazione provocatoria. Non che debba sempre esibirla. Ma oggi mi pare che non esista proprio più. Oggi si pianifica, si organizza e si vende in modo scientifico, cercando di assecondare il più possibile - o plasmare il più possibile - i gusti correnti. Non per nulla la New Wave andò a gambe all'aria. Ma ci ha lasciato, per esempio, un Ballard. E non solo lui. Saluti a tutti!

» postato da Vittorio Catani alle 13:31 del 31-07-2011

9 «Ciò che scrivo vale poco, perché lessi INRI (romanzo breve) negli anni '70. A quei tempi era considerato da molti un capolavoro. La mia impressione - ricordo - fu positiva ma con alcune riserve, specie nella seconda parte del testo. Nell'insieme mi parve un tentativo - riuscito solo in parte - di scrivere qualcosa di diverso e di provocatorio. Ho sempre pensato che la sf abbia in sé una vocazione provocatoria. Non che debba sempre esibirla. Ma oggi mi pare che non esista proprio più. Oggi si pianifica, si organizza e si vende in modo scientifico, cercando di assecondare il più possibile - o plasmare il più possibile - i gusti correnti.» Adesso è molto più difficile essere provocatori, e tutto sommato non è che le provocazioni saltassero fuori ogni tre per due nemmeno prima, anche se negli anni sessanta (e parzialmente nei settanta) ci fu un fiorire di opere provocatorie quelle che hanno davvero lasciato il segno non furono tantissime. «Non per nulla la New Wave andò a gambe all'aria. Ma ci ha lasciato, per esempio, un Ballard. E non solo lui. Saluti a tutti! » Mettiamoci anche, oltre allo stesso Moormock, Brian Aldiss, Norman Spinrad, Thomas Disch e volendo anche Samuel Delany, oltre ad altri minori, come John Sladek. Purtroppo, passata la prima fase in cui la NW fu innovativa venne l'involuzione, gli esperimenti stilistici (di cui troviamo un limitato esempio anche in INRI) alla Marinetti, e i racconti atroci tipo quello del danese Jannick Storm, che stenterei a definire fantascienza... e anche racconto, se è per questo. Purtroppo questo ha decretato la morte della NW, e anche quella di New Worlds, purtroppo.

» postato da Anacho alle 23:33 del 02-08-2011

10 Il racconto di Jannick Storm era nel numero 165 di New Worlds, e il titolo era The girl who went home to sleep, La ragazza che andò a casa a dormire. Ripensandoci ci sono alcune scene interessanti, specialmente nelle due ultime foto.

» postato da Anacho alle 23:41 del 02-08-2011

11 Finito di leggere con fatica, noiosetto e stancante. Assurda la dichiarazione "Il cristianesimo non ha fatto presa a oriente solo a occidente", ma dai! Poi non ho capito come mai Glogauer volesse reuperare la macchina del tempo, tanto nel futuro non ci si tornava. Altro punto dolente i miracoli, sembra che alcuni (guarigioni, camminare sulle acque) avessero una base, altri tipo le nozze di Cana del tutto inventati, immagino, boh.

» postato da Barsoom alle 11:13 del 10-08-2011

12 per qualche disguido postale questo numero di UC (a cui sono abbonato) non mi è arrivato... a questo punto dite che non mi devo affannare troppo per recuperarlo?

» postato da Piscu alle 09:15 del 24-08-2011

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