Sono passati tre anni, nel MCU, dagli eventi di Spider-Man: No Way Home. Il mondo ha dimenticato che Peter Parker è Spider-Man sono la stessa persona. Ma di fatto Peter Parker non esiste, è un guscio vuoto che vive solo in attesa degli eventi che rendono necessario l’intervento di Spider-Man. Nel suo appartamento della solitudine ascolta la radio della polizia, controlla le telecamere della città e tutte le possibili fonti di informazione per intervenire tempestivamente. Ha stabilito ormai un sodalizio sia con la Polizia, in particolare con il Capitano Jean DeWolff, sia con il Damage Control comandato da William "Bill" Metzger, un dipartimento con giurisdizione sulle minacce superumane. E Peter, anzi Spider-Man, in tre anni ne cattura e ne consegna parecchie. Se non esiste più Peter Parker, l’amata MJ e il “bro” Ned hanno invece continuato la loro vita, osservati mediante l’account Instagram di Ned da un Peter ormai ridotto a guardarli come davanti a un acquario.
Ma si stanno verificando vari eventi contingenti, che porteranno Peter a tornare nelle loro vite. Un nuovo supercriminale, più potente dei precedenti, ha preso di mira il Damage Control ma anche la vita di Peter. DI conseguenza la vita di MJ è in pericolo.
Se Peter è un ragazzo triste e solitario che non ha una vita (anche se non è chiaro come si mantenga), in realtà Spidey, idolo della folle, ha però degli insperati alleati. Il più inaspettato è Frank Castle, alias The Punisher, con il quale c’è il comune intento di lottare contro i criminali, ma anche una profonda divergenza sul metodo. Se Spider-Man non uccide, The Punisher uccide per non essere ucciso e sopperisce alla mancanza di superpoteri con molto coraggio e un armamentario militare che si procura con i soldi che sottrae ai criminali. Insieme formano una strana coppia. Più sullo sfondo, c’è il mondo degli Avengers, delle minacce di scala maggiore, con il quale Spider-Man interagì a suo tempo, apparentemente distaccato dai problemi urbani. Minacce potenziali di livello Hulk per dire.
La progressione è il senso del versante supereroistico della vicenda di Spider-Man: Brand New Day, diretto da Destin Daniel Cretton. Se il film inizia come uno stand-alone urbano, quasi distaccato e autosufficiente, progressivamente allarga sempre più il suo contesto e la scala della minaccia, pur rimanendo un film che si regge con autonomia. A differenza di altri film Marvel, non appare come un episodio di passaggio, ma come un film che ha i suoi pregressi nei precedenti tre film di Spider-Man targati Sony/Marvel. Non è necessario aver visto tutti film del multiverso MCU, fatto di film, ma anche di serie e miniserie, live action e di animazione per seguirlo.
Il fatto che durante i dialoghi, nelle interazioni da buddy movie tra Punisher e Spider-Man per esempio, si faccia riferimento ai trascorsi passati dai due (“Ti ho salvato la vita a Staten Island” diventa un tormentone ironico), non è un gancio ad altri prodotti, ma solo un modo per staccare la cornice narrativa di questo film inquadrandola nel contesto. Nessuno dei personaggi MCU che ritornano in questo film è, da un punto di vista emotivo e personale, dove l’abbiamo lasciato l’ultima volta che l’abbiamo visto. Ci sono state delle evoluzioni che restano fuori scena e va bene così. D’altra parte, se in una serie TV i personaggi tornano ogni settimana, sarebbe irrealistico presentarli al pubblico cinematografico anni dopo, cresciuti e anche un po’ invecchiati, ma nello stesso status emotivo.
Ed è questa la chiave di lettura del percorso emotivo di Spider-Man, che sta anche cercando un modo per ritrovare Peter, in un certo senso.
Affrontare una minaccia che ha il potere di leggere fin dentro i più reconditi anfratti dei suoi pensieri gli da modo di esaminare se stesso come dall’esterno, per affrontare finalmente l’idea che la vita è cambiamento ed evoluzione. Se l’essenza dello Spider-Man adolescente era quello di raccontare proprio l’accettazione dell’età dei cambiamenti repentini, degli sbalzi ormonali e umorali, quello dello Spider-Man che si avvia verso la trentina consiste nell’accettare che non si può rimanere cristallizzati in una eterna adolescenza, e che quello che si è perduto non ritorna più nella stessa forma. Possono esserci nuovi spunti, nuove persone da incontrare, ma anche nuovi modi di vivere il rapporto con le stesse persone. Fa parte della vita.
Da un punto di vista produttivo e spettacolare tutto va come era previsto, per fortuna. Cretton dirige con l’efficienza di un uomo di produzione un film senza particolari sorprese, con effetti visivi nello standard di una produzione di questo budget. Se manca ormai lo stupore è forse perché dopo 26 anni dal primo Spider-Man di Raimi siamo abituati ai volteggi in ragnatela di Spidey tra i grattacieli di NY.
Spider-Man: Brand New Day è un film prodotto allo scopo di confortare il pubblico che i supereroi al cinema possono ancora funzionare, trovando, per analogia con l’evoluzione di Peter nel film, sia nuovi spunti per alcuni dei “vecchi” personaggi, sia nuovi personaggi su cui puntare. Un film piacevole da seguire. Una garanzia per il pubblico degli appassionati, per i quali è infarcito di easter egg, ma anche per il grande pubblico che andrà al cinema attirato dalla fama di Spider-Man.












