Nuovo corto realizzato da uno studente. Questa volta ci spostiamo in Inghilterra, anno 2010. Victoria Mather realizza Stanley Pickle con la tecnica della pixilation, ovvero stop motion con attori in carne e ossa. Undici minuti carichi di trovate visive con cui la ragazza si congeda dalla National Film and Television School di Beaconsfield, a 40km da Londra. Da allora il corto ha fatto il giro del mondo, collezionando vari riconoscimenti e una lunga serie di presenze in festival, compresa una tappa al Film Festival Internazionale di Milano, per sbarcare finalmente in rete, nella sua interezza, a fine 2012. 

Si racconta la storia di Stanley, genio di vent'anni che conduce un'esistenza solitaria rinchiuso in un ambiente meccanico di sua invenzione. Tutto funziona secondo regole precise e sicure, compreso il bacio della buonanotte della mamma. Nessuna sorpresa, finché un giorno – dalla finestra – Stanley vede una donna che turberà la sua pacifica esistenza.

Tutto nel film, dal ritmo cadenzato dalla tecnica di ripresa ai meccanismi di cui è popolato il piccolo mondo di Stanley, dai colori alla luce, dai vestiti agli ambienti, entrambi retrò, tutto contribuisce a costruire un'atmosfera a metà fra la favola e il surreale, con alcune scene, o meglio trovate, che portano il tono alle porte dell'incubo, senza mai varcarne la soglia. Insomma, un po' di Pushing Daisies, una buona dose di Tim Burton (come indica la stessa Mather), e il piatto è servito. Buona visione.